Una giornata nella Lomagne
MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.
Per questo percorso, ecco il link:
https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-auvillar-a-lectoure-par-le-gr65-30586915
|
Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Cahors a St-Jean-Pied.de-Port. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.
In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere..
|
 |
 |
Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.
Oggi attraversate buona parte della Lomagne del Gers, il territorio più settentrionale del dipartimento del Gers. La Lomagne del Gers è caratterizzata da ampie vallate che hanno scavato un vasto basamento calcareo, ma anche da dolci colline sormontate da crinali e piccoli altopiani. Il paesaggio si presenta spesso come una successione di grandi distese spoglie, punteggiate qua e là da qualche affioramento di calcare bianco e da boschetti sparsi, nei quali domina ancora la quercia. Le terre della Lomagne sono molto fertili, poiché il calcare ha arricchito i terreni argillosi, dando origine a suoli particolarmente adatti alla coltivazione del grano.
Le costruzioni più antiche sono spesso realizzate in pietrame, per lo più nascosto sotto uno strato di intonaco a calce, che lascia intravedere soltanto le belle pietre squadrate delle cornici di porte e finestre. Le bastides, come Lectoure, Flammarens, Miradoux o Auvillar, sembrano essersi fermate nel tempo. Dall’aspetto decisamente medievale, sorgono su promontori strategici. Torri, bastioni, fossati e cammini di ronda, non manca nulla. Tuttavia, questi borghi e villaggi hanno sofferto profondamente dello spopolamento delle campagne e oggi sono in gran parte disabitati. Spesso il tessuto urbano si è deteriorato e numerose case rimangono vuote o in rovina. Il territorio di Lectoure, che si estende attorno alla città, capitale storica e culturale della Lomagne, racchiude da solo tutta la varietà dei paesaggi tipici di questa regione.
Difficoltà del percorso: I dislivelli della giornata (+229 metri/-262 metri) sono ancora molto modesti, tanto più che abbiamo scelto di suddividere la lunga tappa che alcuni pellegrini percorrono tra Auvillar e Lectoure. A Lectoure, infatti, si racconta che i pellegrini arrivino fin qui in ginocchio, a causa della lunghezza della tappa e dell’ultima salita che conduce al centro abitato. La tappa odierna non presenta particolari difficoltà lungo il percorso. Si superano raramente i 200 metri di altitudine e soltanto alcune brevi salite e discese interrompono l’andamento del percorso. Nessun pellegrino sosterrà che questa sia la tappa più bella del Cammino di Santiago di Compostela.

Stato del GR65: I percorsi della giornata si svolgono prevalentemente su cammini, anche se talvolta si tratta di cammini che costeggiano le strade:
- Asfalto: 3.8 km
- Cammini: 11.7 km
A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.
È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.
Per “ dislivelli reali ”, rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Nella campagna della Lomagne

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso facile.

| Il GR65 lascia Miradoux dalla piazza dei piccoli negozi, a due passi dalla chiesa, dove veglia l’immancabile Vergine, avvolta nei suoi drappi azzurri e bianchi, fedele al suo posto da tempo immemorabile. |
 |
 |
| L’attraversamento del villaggio si conclude con una discesa lungo la strada dipartimentale, che conduce poco a poco il pellegrino verso le ultime case. |
 |
 |
| All’uscita di Miradoux, il nastro d’asfalto rimane ancora per qualche tempo a portata di mano. Si procede ormai lungo una fascia erbosa, sotto l’ombra ancora timida dei giovani aceri piantati in gran numero in questa regione. |
 |
 |
| Ma attenzione! Da queste parti le abitudini sono cambiate. Un tempo fedele alla strada dipartimentale, oggi il GR65 le volta le spalle per imboccare una piccola strada in direzione del paesino di Caouze. Una modifica del tracciato di cui sarebbe un peccato non tenere conto |
 |
 |
| Questa deviazione offre almeno il piacere di ritrovare, in tutta la sua vastità, quella campagna del Gers che sembra non voler finire mai. Le colline ondeggiano dolcemente, i campi si estendono a perdita d’occhio e, su una delle alture, un mulino domina i dintorni. A giudicare dall’estensione delle terre che lo circondano, un tempo il lavoro non doveva certo mancargli. |
 |
 |
| Guardatevi, tuttavia, dal lasciarvi assorbire troppo dalla contemplazione. Sotto i bei filari di querce, mentre il paesaggio invita a proseguire senza porsi domande, un segnale quasi impercettibile, sulla destra, richiama il camminatore all’attenzione. È proprio nei luoghi in cui tutto sembra così evidente che si rischia di smarrire la strada. |
 |
 |
| Bisogna infatti tenere gli occhi ben aperti: fissato a una quercia, un modesto cartello indica la direzione da seguire. Qui il GR65 abbandona la piccola strada per deviare a destra, lungo un cammino che si inoltra in mezzo ai campi. |
 |
 |
| Comincia allora un attraversamento lungo i campi di grano, accompagnato da una siepe in cui si mescolano querce, aceri, noci e prugnoli selvatici. Questa piacevole parentesi campestre finisce tuttavia per riportare il camminatore alla strada dipartimentale. Tutto questo per tornare al punto di partenza! Ma ormai conoscete la solita storia: i responsabili del Cammino di Santiago di Compostela sembrano nutrire un’avversione tenace per le strade dipartimentali, anche a costo di imporre qualche deviazione ai pellegrini. |
 |
 |
| Il ricongiungimento con la strada è tuttavia breve nella distanza, ma destinato a protrarsi a lungo. Uno stretto passaggio erboso ne segue dapprima il tracciato fino a un incrocio, prima di proseguire, sempre parallelamente, verso Castet-Arrouy. Leggermente rialzato sul suo piccolo terrapieno erboso, il GR65 mantiene così le distanze dalla carreggiata, senza però perderla mai davvero di vista. |
 |
 |
| Questa marcia ai margini dell’asfalto prosegue sotto la benevola compagnia di frassini e aceri, fino a una fattoria raccolta accanto a un piccolo bacino d’acqua. Qui, finalmente, il GR65 sembra stancarsi di questa vicinanza alla strada e prende decisamente il largo attraverso i campi. |
 |
 |
| Un ampio cammino erboso affronta allora la salita della collina, ai margini dei campi di cereali, con lo sguardo rivolto a una torre dell’acqua che si erge sull’altura. La pendenza non risparmia certo i polpacci. Giovani aceri campestri accompagnano la salita, piantati lì, probabilmente, per offrire a questo itinerario un po’ d’ombra negli anni a venire e promettergli una lunga esistenza. |
 |
 |
| A metà salita, alcuni venerabili tigli offrono una sosta gradita sotto le loro generose chiome. Chi saprebbe dire quanti anni abbiano? Questi antichi compagni delle campagne attraversano le generazioni con una tranquilla maestosità, e non ci si stancherà mai di celebrarne la bellezza. |
 |
 |
| La salita riprende attraverso le erbe alte dei terreni lasciati a riposo. Ma il paesaggio agricolo non ha nulla di immutabile: un altro anno il grano potrebbe riprendere possesso di questi luoghi, oppure i girasoli potrebbero dispiegarvi le loro grandi corolle gialle, secondo il ritmo delle rotazioni colturali. Così va la campagna, che cambia volto con il susseguirsi delle stagioni e degli anni, senza mai rinunciare alla propria vocazione di nutrire gli uomini. |
 |
 |
| In cima, la ricompensa è all’altezza dello sforzo. L’orizzonte si apre improvvisamente, immenso, su questa campagna del Gers, le cui colline sembrano susseguirsi all’infinito, in un vasto movimento di terre coltivate e di lontananze appena delineate. |
 |
 |
Ma un’altra sagoma attira ben presto lo sguardo: quella del castello di Gachepouy, delle cui rovine non avete ancora finito di seguire il perimetro, pur mantenendovi a distanza. Il suo nome, ereditato dal guascone, deriverebbe dall’unione di “gachar” ( «sorvegliare), e “pouy” (altura), una denominazione che si addice perfettamente a questa antica sentinella delle colline. Costruito, a quanto pare, nel XIV secolo con finalità difensive, il castello passò di famiglia in famiglia, trasformandosi nel corso dei secoli e rimanendo abitato fino all’inizio del XX secolo. La Prima guerra mondiale segnò l’inizio del suo abbandono. Da allora, il tempo ha continuato la propria opera, aiutato dagli uomini che vennero a prelevarne le pietre. Di questa lunga storia oggi non rimangono che rovine, ultime testimonianze di una grandezza ormai passata.

| Su queste colline dalle forme dolcemente arrotondate, alcune fattorie emergono qua e là dall’oceano dei cereali. Sembrano davvero sole in questa immensità, dove le abitazioni si contano quasi sulle dita di una mano. Qui la terra non manca: si dice che numerosi agricoltori coltivino più di 150 ettari, in proporzione a questi vasti spazi dedicati alle grandi colture. Il territorio di Miradoux figura del resto tra le zone meno popolate e più agricole del Gers. Eppure, svoltando in una strada di un villaggio, non sorprendetevi se sentirete risuonare la lingua di Shakespeare. Sedotti dalla dolcezza della vita e dai prezzi immobiliari rimasti a lungo accessibili, alcuni pensionati britannici hanno scelto di stabilirsi in questo angolo di Guascogna, come in molte altre campagne del Sud-Ovest della Francia. Una presenza inattesa che conferisce talvolta a questi villaggi profondamente guasconi un piccolo tocco d’Inghilterra. |
 |
 |
| Un ampio cammino inizia la discesa tra i campi di cereali e i terreni lasciati a riposo. Più in basso, un bacino d’acqua interrompe l’uniformità di questa campagna che sembra non finire mai di distendere le proprie coltivazioni. I campi seguono le ondulazioni del rilievo, morbidi come onde. Nulla di spettacolare, eppure quanta tranquilla bellezza in questi paesaggi, dove lo sguardo trova riposo quanto lo spirito. |
 |
 |
| La discesa si prolunga sul fianco della collina. A forza di percorrere queste campagne, l’occhio finisce per imparare a riconoscere, anche da lontano, le colture che compongono questo immenso mosaico agricolo. Gli appezzamenti si susseguono in ampie ondulazioni, ciascuno con il proprio colore, la propria consistenza, il proprio modo di catturare la luce. |
 |
 |
| Nel suo lungo arco attraverso i campi, il cammino aggira il castello di Gachepouy, che ora si scopre da un’altra angolazione. Lassù, sulla sua collina, l’antica dimora rimane solitaria, come dimenticata in mezzo a questa immensità agricola. |
 |
 |
| Da una siepe all’altra, dai girasoli ai campi di grano, la discesa perde poco a poco la propria ampiezza. Il bacino d’acqua si avvicina, discretamente adagiato nell’incavo della valletta. Non è difficile immaginare l’utilità di queste riserve in una regione dove le grandi colture richiedono talvolta abbondanti apporti d’acqua. |
 |
 |
| La lunga discesa termina infine su una piccola strada asfaltata, che raggiunge poco dopo la strada dipartimentale. |
 |
 |
| Il GR65 attraversa quindi l’Auroue, un modesto fiume dalle acque torbide, quasi nascosto sotto l’esuberanza delle erbe selvatiche. Nulla qui ricorda i grandi corsi d’acqua maestosi: l’Auroue prosegue discretamente il proprio cammino, come se cercasse di farsi dimenticare in mezzo alla vegetazione. |
 |
 |
| Appena superato il fiume, un sentiero si insinua tra i cespugli, attraverso uno stretto passaggio parallelo alla strada. Di tanto in tanto, un’apertura nella vegetazione lascia intravedere il corso d’acqua, prima che il fogliame torni a chiudere la scena. E se la stagione è quella giusta, la camminata potrebbe persino trasformarsi in una golosa raccolta di frutti: i prugni selvatici, piuttosto generosi in questa regione, offrono i loro frutti a chi ha voglia di rallentare il passo. |
 |
 |
Tratto 2: Lunghi tratti nei pressi della strada dipartimentale

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso privo di qualsiasi difficoltà.

| Il sentiero prosegue ancora per qualche tempo al riparo delle siepi, fedele alla strada che accompagna senza mai raggiungerla del tutto. |
 |
 |
| Poi, abbandonando questo corridoio verde, si concede un’ultima escursione tra i campi di cereali, prima di ritrovare i prati che annunciano le prime case di Castet-Arrouy. |
 |
 |
| Una piccola strada prende allora il suo posto, serpeggiando senza fretta attraverso i quartieri periferici del villaggio, dove le case curate e i giardini ben tenuti lasciano già intuire l’atmosfera di questa tranquilla località guascone. |
 |
 |
| Si entra ben presto a Castet-Arrouy, un modesto villaggio di circa 180 anime, la cui strada principale, ricca di fascino, sembra aver conservato qualcosa della dolcezza dei paesi di un tempo. |
 |
 |
| Sulla piazza della chiesa, accogliente quanto pittoresca, il ristorante registra spesso il tutto esaurito proprio nell’ora in cui arrivano i pellegrini. Queste soste sono autentiche oasi di pace lungo il Cammino, luoghi dove finalmente si posa lo zaino, le gambe trovano un meritato riposo e le conversazioni si animano. Si ripercorre la tappa appena conclusa, ci si scambiano impressioni, si raccontano le piccole avventure della giornata e talvolta si ritrovano volti incontrati diversi giorni prima. Perché il Cammino di Santiago di Compostela si racconta quasi quanto si percorre. |
 |
 |
| Castet-Arrouy non manca certo di fascino. La sua chiesa di Sainte-Blandine, costruita nel XVI secolo e rimaneggiata nel corso del tempo, sfoggia un elegante campanile ottagonale che le conferisce un aspetto fiero e slanciato. L’interno, invece, sorprende per la penombra e per una decorazione forse un po’ troppo generosa, dove gli ornamenti sembrano contendersi l’attenzione del visitatore. Ma anche questa profusione fa parte del carattere delle antiche chiese di campagna, plasmate dai secoli, dai gusti e dalla devozione delle generazioni successive. |
 |
 |
 |
 |
| All’uscita del villaggio, una Vergine monta la guardia a un incrocio, vegliando a sua volta sugli abitanti e sui viaggiatori di passaggio. A quanto pare, queste statue sembrano davvero uscite tutte dallo stesso stampo! Da un villaggio all’altro si ritrovano la stessa sagoma, la stessa posa, la stessa uniforme azzurra e bianca, come se uno scultore particolarmente scrupoloso avesse ricevuto l’incarico di popolare tutte le campagne di queste sentinelle celesti, senza mai concedersi la minima fantasia. |
 |
 |
| Da qui in avanti, tanto vale avvertirvi: il Cammino si prepara ad attraversare un periodo di relativa povertà paesaggistica. Lectoure dista ormai soltanto una decina di chilometri, ma bisognerà armarsi ancora di un po’ di pazienza prima di ritrovare orizzonti più piacevoli. Per il momento, il GR65 si limita a costeggiare la strada dipartimentale per alcune centinaia di metri, lungo una stretta fascia erbosa che non sembra avere altra ambizione se non quella di tenere i camminatori lontani dall’asfalto. |
 |
 |
| Comincia allora un curioso gioco di continui attraversamenti della strada dipartimentale. Ora a destra, ora a sinistra, il tracciato sembra divertirsi maliziosamente a far cambiare lato ai pellegrini. Per la loro sicurezza, senza dubbio! Bisognerebbe però che il traffico giustificasse tante precauzioni: con un veicolo ogni quarto d’ora, gli ingorghi non sono certo la piaga di queste campagne. Ma ecco comunque una gradita distrazione: un lungo viale erboso si apre tra i cespugli, parallelo alla carreggiata, offrendo almeno l’illusione di essersene finalmente allontanati. |
 |
 |
| La passeggiata prosegue senza grandi avvenimenti, a meno di scoprire un’improvvisa passione per i cespugli che fiancheggiano il passaggio. Poi, quasi all’improvviso, un piccolo bosco viene a interrompere questa monotonia. Il sentiero vi si insinua con qualche curva tra querce e aceri. Finalmente un po’ di fantasia! Quanto basta per sperare che il paesaggio abbia deciso di cambiare registro. |
 |
 |
| Ma la speranza dura poco. Il sottobosco non è stato che una breve parentesi, ed ecco che il cammino ritrova già la sua vecchia conoscenza, la strada dipartimentale. Credevamo di averla seminata, ma ci aspettava semplicemente un po’ più avanti. E per variare i piaceri, ecco che il GR65 attraversa ancora una volta la carreggiata per proseguire dall’altro lato. Se non cambia il paesaggio, almeno si cambia marciapiede. Sempre che ce ne sia uno! |
 |
 |
| Il sentiero erboso continua il suo interminabile accompagnamento della strada dipartimentale fino a un incrocio, nei pressi di un piccolo lago, in località Sainte-Marie-du-Gajan. Qui le coltivazioni sembrano aver perso un po’ della loro smisurata estensione. Gli appezzamenti diventano più modesti e qualche prato fa timidamente capolino tra i campi, là dove il terreno, forse meno generoso, si presta maggiormente alla crescita dell’erba che alle grandi colture. |
 |
 |
 |
 |
| Ma la punizione non è ancora finita! Il GR65 si ostina a seguire la strada dipartimentale, sempre lungo la sua stretta fascia erbosa, con una fedeltà di cui si farebbe volentieri a meno. Il paesaggio, dal canto suo, non compie grandi sforzi per distrarre il camminatore. Soltanto i girasoli hanno preso il posto dei cespugli, su un terreno che appare piuttosto paludoso. La strada corre diritta attraverso una campagna piatta come una frittella, dove i campi di girasoli si alternano ai terreni lasciati a riposo, ricoperti di colture da sovescio. In mancanza di rilievi, rimangono almeno i colori a interrompere questa lunga monotonia. |
 |
 |
 |
 |
| E poi, dopo una curva, finalmente la liberazione! La strada dipartimentale smette di imporre la propria presenza e il percorso ritrova un carattere più campestre. Non affrettiamoci però a criticare chi si occupa della sistemazione del Cammino: deve pur fare i conti con i vincoli del terreno, le strade e le proprietà agricole. Questa volta, la geografia viene in suo aiuto. Un cammino si allontana dalla carreggiata e comincia a risalire dolcemente una collina. Una prospettiva che promette orizzonti un po’ meno avari di sorprese. |
 |
 |
| Il GR65 riprende così tranquillamente il proprio cammino, guadagnando poco a poco quota in compagnia di aceri e querce. La salita, priva di grandi difficoltà, conduce alla località di La Peyronelle, dove gli alberi sembrano voler restituire alla passeggiata un po’ dell’intimità perduta lungo la strada. |
 |
 |
| Ai margini del boschetto, un pannello invita a risalire il corso dei secoli. Ricorda che qui sorgeva, già nel XII secolo, un ospedale di campagna, uno di quei modesti edifici che un tempo punteggiavano le strade e offrivano rifugio ai viaggiatori. Il tempo ha portato via quasi tutto, ma alcuni frammenti di muratura e piccole colonne sono sopravvissuti, incorporati negli edifici di una grande fattoria situata sul pendio della collina. Strano destino quello di queste antiche pietre, passate dall’ospitalità medievale alle necessità della vita agricola, senza mai scomparire del tutto. |
 |
 |
| Il cammino attraversa poi il sottobosco, prima di proseguire verso il ruscello di Pitrac. Oggi sono i girasoli ad accompagnarlo. Un altro anno, forse, i cereali avranno ripreso possesso di queste terre. In questa campagna scandita dalle rotazioni colturali, il paesaggio cambia al ritmo dei raccolti, e il pellegrino che tornasse qualche stagione più tardi potrebbe persino non riconoscere più i campi che sta attraversando. |
 |
 |
Tratto 3: Saliscendi lungo il ruscello di Pitrac

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: qualche salita, comunque, ma nulla di difficile, almeno con il bel tempo!

| I Cammini di Santiago di Compostela non sono sempre rose e fiori, tutt’altro! Permetteteci di raccontarvi una piccola disavventura, tanto per ricordare che cosa può diventare questa tranquilla campagna quando il cielo decide di infuriarsi. Siamo passati di qui, un giorno, all’indomani di un violento temporale che aveva inondato abbondantemente la regione. I terreni erano stati profondamente erosi, i campi erano impregnati d’acqua e il modesto ruscello di Pitrac, solitamente così discreto, era uscito dagli argini in diversi punti. L’avvertimento era stato dato già a Miradoux: meglio rinunciare al sentiero e raggiungere Lectoure seguendo la strada. Numerosi pellegrini, ragionevoli e disciplinati, avevano seguito il consiglio, rassegnandosi a percorrere più di otto chilometri di strada dipartimentale. Ma non tutti, naturalmente! C’è sempre qualche camminatore per il quale la prospettiva di sguazzare nel fango non costituisce un motivo sufficiente per abbandonare il Cammino. Dopotutto, le scarpe sono fatte per camminare e ci sarà sempre tempo per lavarle all’arrivo! Bisognava però sapere a che cosa si andava incontro. Non contento di essere straripato nei campi, il Pitrac aveva ricevuto anche il contributo delle acque di ruscellamento, che avevano dilavato i terreni friabili e trasformato i passaggi in autentici pantani. Il fango, certo, non superava di molto le caviglie, ma possedeva quella consistenza tenace, quasi affettuosa, che sembrava decisa a trattenere le nostre scarpe per sé. Ogni passo diventava una piccola trattativa con il terreno e talvolta bisognava tirare con forza per liberare un piede che l’argilla si rifiutava ostinatamente di restituire. Inutile sperare di trovare salvezza nell’erba circostante. Impregnata d’acqua, spugnosa al punto giusto, non offriva certo un appoggio migliore dei terreni allagati. In alcuni punti, il ruscello, abitualmente così tranquillo da passare quasi inosservato, si era allargato formando veri e propri laghetti. Questi straripamenti avevano almeno un vantaggio: permettevano di liberare parzialmente le nostre scarpe dalla crosta di terra che le ricopriva. Perché, a forza di accumulare quell’argilla appiccicosa, si erano trasformate in due enormi zoccoli informi, pesanti come macigni a ogni passo. In simili circostanze si scopre anche l’insospettabile utilità delle grosse pietre. Su un cammino fradicio diventano preziosi rifugi sui quali posare il piede, ritrovare un appoggio o tentare di liberarsi dal fango. Ma qui non c’era traccia di quelle provvidenziali rocce! Soltanto terra, erba e acqua, in un paesaggio che sembrava aver deciso di liquefarsi completamente. All’arrivo ci volle un buon quarto d’ora per togliere il fango dalle scarpe e lavarle con abbondante acqua. Il giorno dopo non erano ancora asciutte. Ecco un piccolo esempio di ciò che può riservare il Cammino quando si mette in testa di mettere alla prova la pazienza dei pellegrini. Non fraintendeteci: non abbiamo certo l’abitudine di lamentarci. Le tappe che vi presentiamo si svolgono per lo più sotto un cielo clemente, attraverso paesaggi immersi nella luce. Ma tutti sanno che questa immagine sorridente non corrisponde sempre alla realtà quotidiana dei camminatori. Anche la pioggia, il fango e le scarpe fradice fanno parte dell’avventura e talvolta persino dei ricordi più difficili da dimenticare.
Torniamo dunque al nostro percorso, in una giornata più tranquilla, anche se non proprio soleggiata. Il terreno conserva qui un’umidità quasi permanente, tanto è vicino il ruscello di Pitrac. L’erba è rigogliosa, i suoli spesso spugnosi e non è difficile immaginare che bastino alcune piogge abbondanti perché l’acqua torni a impadronirsi di questi luoghi. Il confine tra il sentiero e la palude è talvolta davvero sottile. |
 |
 |
| Il cammino passa poi nei pressi della fattoria di Barachin, un tempo un indirizzo ben conosciuto dai pellegrini di Santiago di Compostela. Il rifugio ha cessato di esistere con la scomparsa dei suoi proprietari, ma il loro ricordo merita di essere conservato. Avevano infatti contribuito in modo significativo alla sistemazione del percorso attuale, permettendo ai camminatori di ritrovare i cammini sterrati là dove, un tempo, bisognava sopportare l’asfalto quasi fino a Lectoure. Un prezioso contributo alla vita del Cammino, di cui beneficiano ancora oggi coloro che passano da queste parti. A questi benefattori dei pellegrini rivolgiamo dunque un grande ringraziamento, fin lassù, nell’alto dei Cieli! |
 |
 |
| IQui il cammino sembra ritrovare nuova energia e si lancia lungo i margini del sottobosco, in compagnia del ruscello di Pitrac che, a sua volta, si concede qualche capriola. L’uno serpeggia tra gli alberi, l’altro si insinua nella vegetazione, mentre tutt’intorno i campi continuano a distendere le loro vaste superfici. Una passeggiata decisamente più piacevole degli interminabili faccia a faccia con la strada dipartimentale. |
 |
 |
| Più avanti, il sentiero guadagna quota e comincia a risalire la collina, seguendo una traccia erbosa che sembra esitare tra l’apertura della campagna e l’intimità del sottobosco. |
 |
 |
| Qui la natura assume un aspetto più selvaggio. Non c’è nulla di veramente addomesticato in questi sottoboschi fitti, nelle erbe rigogliose e in questa vegetazione che sembra voler fare soltanto di testa propria. Il paesaggio possiede qualcosa di indomito, quasi austero in certi punti, come se questo piccolo angolo di Guascogna avesse voluto conservare il proprio carattere, lontano dalle campagne accuratamente ordinate che abbiamo appena attraversato. |
 |
 |
| Un po’ più in alto appare una splendida dimora signorile, arroccata sul fianco della collina. Con il suo aspetto di castello e la posizione dominante, sembra voler regnare su tutti i dintorni. |
 |
 |
| Il percorso raggiunge poi un incantevole laghetto, quasi segreto, raccolto sotto i frassini, tra canneti ed erbe alte. Il ruscello di Pitrac vi prosegue discretamente il proprio corso, in un ambiente dove l’acqua e la vegetazione sembrano contendersi ogni lembo di terreno. Il luogo avrebbe tutte le caratteristiche di un rifugio ideale per una sosta in riva all’acqua, ma i cartelli ricordano che la pesca e la balneazione sono vietate. Bisognerà dunque accontentarsi del piacere di ammirare il paesaggio, il che, a dire il vero, non è già poca cosa. |
 |
 |
| Poco dopo, il GR65 sbuca su una pista di terra battuta. Un’indicazione segnala la direzione di Boué, dove i pellegrini possono trovare un alloggio, a condizione di accettare una piccola deviazione fuori dall’itinerario principale. |
 |
 |
| Ma il GR65 non si trattiene a lungo su questa strada che, del resto, termina in un vicolo cieco. Quasi subito, un cammino sassoso prende il suo posto e sale in direzione del sottobosco. Ecco di nuovo la promessa di una camminata lontano dall’asfalto, anche se le pietre sotto le suole lasciano già intuire che la salita non sarà proprio una passeggiata. |
 |
 |
| Ben presto il sentiero si inoltra sotto la volta degli alberi, dove la pendenza diventa un po’ più impegnativa. Querce, castagni e carpini intrecciano il loro fogliame sopra il passaggio, formando una copertura vegetale che regala un’ombra gradita. La salita prosegue in questa intimità forestale. |
 |
 |
| Più in alto, gli alberi finiscono per lasciare il posto alle siepi e ai terreni coltivati. Il paesaggio si apre nuovamente, come se la collina, dopo aver custodito per qualche tempo i propri segreti dietro il fogliame, acconsentisse finalmente a svelare i suoi orizzonti. Ritornano le grandi distese agricole e le dolci ondulazioni del terreno. |
 |
 |
| Ma bisogna ancora guadagnare quota e la collina non ha alcuna intenzione di lasciarsi conquistare senza fatica. Un’ampia pista sassosa affronta decisamente la pendenza, che in alcuni punti sfiora il 15%. Oggi sono i girasoli e i cereali a incorniciare questa dura salita, offrendo almeno qualche distrazione allo sguardo, mentre i polpacci hanno ben altre preoccupazioni. |
 |
 |
| Più in alto, il cammino attraversa una vasta azienda orticola, un autentico orto generoso nel cuore di queste campagne dedicate soprattutto alle grandi colture. Qui la diversità torna a farsi valere: fragole, zucchine, carciofi e molti altri ortaggi e piccoli frutti si dividono gli appezzamenti. Sono soprattutto i carciofi a sorprendere in questo angolo di Guascogna. Li si immaginerebbe più facilmente dalle parti della Bretagna, la loro terra d’elezione. Ma dopotutto, perché mai i Bretoni dovrebbero avere il monopolio di questo ortaggio dalla sagoma così singolare? ? |
 |
 |
| Oltre l’azienda agricola, il cammino raggiunge la strada nazionale N21, un importante asse stradale proveniente da Agen e diretto verso sud, passando per Lectoure. Dopo la tranquillità dei campi e dei sottoboschi, il ritorno a questa arteria trafficata segna un cambiamento d’atmosfera piuttosto brusco. |
 |
 |
| Il GR65 attraversa la strada nazionale per riprendere, dall’altro lato, un ampio cammino che si inoltra nella campagna in direzione della località di Tarissan. |
 |
 |
| Il GR65 comincia allora a procedere senza fretta su un vasto altopiano, quasi pianeggiante, talvolta in leggerissima discesa, in mezzo a un oceano di cereali e girasoli. In lontananza si comincia già a intravedere Lectoure, con il campanile della sua cattedrale che emerge al di sopra delle colline. La si direbbe quasi a portata di mano. Ma diffidate di questi miraggi guasconi! Forse conservate ancora il ricordo dell’interminabile avvicinamento a Lauzerte, le cui ultime case sembravano allontanarsi man mano che si avanzava. Ebbene, qui il Cammino riesce a fare ancora meglio! Dovrete percorrere circa cinque chilometri prima di poter finalmente mettere piede nelle strade di Lectoure. La città si lascia ammirare volentieri, ma non permette di avvicinarsi tanto facilmente. |
 |
 |
 |
 |
| Per il momento, la passeggiata prosegue tranquillamente nell’erba, ai margini dei campi e dei prati, sotto un filare di giovani aceri piantati per accompagnare e segnalare il passaggio dei camminatori. Ed ecco persino qualche mucca! Un incontro quasi inatteso dopo tante giornate trascorse in mezzo alle grandi colture. Bisogna dire che, in questa parte del Gers, le mandrie si fanno piuttosto discrete: la terra è destinata soprattutto ai cereali e alle colture oleaginose, mentre i pascoli occupano soltanto una parte modesta del paesaggio. |
 |
 |
Ma non aspettatevi di ritrovare esattamente lo stesso scenario se ripasserete da queste parti un altro anno. In questa campagna soggetta ai capricci delle rotazioni colturali, i campi cambiano volentieri aspetto. Potreste così ritrovarvi in mezzo alle coltivazioni di meloni charentais, una delle grandi specialità del territorio di Lectoure. Lo spettacolo non manca di una certa stranezza: sotto i lunghi teli allineati a perdita d’occhio, gli appezzamenti ricordano quasi le ondulazioni di un deserto, come se piccole dune fossero spuntate nel mezzo delle terre del Gers. Qui i meloni vengono spesso coltivati sotto tunnel bassi, chiamati anche ”chenilles”, protetti da archetti ricoperti di plastica o di tessuto. Altri crescono all’aria aperta, secondo la stagione e le pratiche dei produttori.

Tratto 4: Attraverso i grandi campi di Lectoure

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso agevole fino alla salita piuttosto ripida che conduce alla cittadella.

| Poco dopo, il cammino decide di perdere quota, e non certo di poco! La discesa è decisa, in mezzo ai campi di grano e agli appezzamenti ricoperti di colture da sovescio. Un altro anno, forse, saranno i girasoli o la soia ad aver preso possesso di queste terre, secondo il ritmo delle rotazioni colturali. Il mais, invece, si fa ancora piuttosto discreto in questa parte del Gers. Ma rassicuratevi, o meglio, preparatevi: vi aspetta più avanti lungo il Cammino e avrete tutto il tempo di contemplarne gli interminabili filari, forse fino alla nausea. Ogni cosa a suo tempo, pazienza! |
 |
 |
| Nel fondovalle, il GR65 ritrova una piccola strada che riparte subito all’assalto della collina opposta. La pendenza è altrettanto sostenuta e i campi di cereali accompagnano questa nuova salita. In questa terra di colline, ogni discesa sembra proprio essere soltanto un modo indiretto per annunciare la salita successiva. |
 |
 |
| La strada continua a salire tra alcune fattorie e le zone residenziali di Petit Vaucluse. Alle grandi distese agricole subentrano poco a poco i primi segni di un abitato più residenziale, indizio che, nonostante le apparenze, ci si sta avvicinando alla città. |
 |
 |
| Lectoure torna a mostrarsi, arroccata sulla sua altura, con quel modo un po’ provocatorio che hanno le città di collina di sembrare vicinissime quando sono ancora ben lontane. La città occupa un altopiano che domina la campagna e basta osservare il rilievo per capire che cosa vi aspetta. Tra voi e lei si apre ancora una valletta che bisognerà scendere prima di risalire verso le case. Il pellegrino comincia ormai a conoscere la solita storia: quello che si guadagna da una parte, spesso bisogna restituirlo dall’altra. |
 |
 |
| Ed è esattamente ciò che accade. Appena superate le ultime fattorie del paesino, il GR65 abbandona la strada per un cammino che si tuffa in un sottobosco di latifoglie. Le querce e gli aceri, fedeli compagni di queste colline del Gers, continuano a regnarvi incontrastati, ma questa volta i noci selvatici hanno preso il posto dei castagni. |
 |
 |
| Non immaginatevi però una foresta profonda, dove gli alberi chiudono le loro fronde sopra le vostre teste. Qui il sottobosco si riduce piuttosto a lunghe siepi che accompagnano i campi e sottolineano le ondulazioni del terreno. I cereali occupano le alture, mentre i girasoli si sistemano nella parte bassa dei pendii, come se ogni coltura avesse scelto il proprio piano in questa campagna accuratamente suddivisa. |
 |
 |
| In alcuni punti, tuttavia, la natura si prende maggiori libertà e diventa più selvaggia. Il sentiero quasi scompare sotto le erbe incolte. Si avanza allora in una vegetazione meno disciplinata, dove il Cammino stesso sembra esitare sulla direzione da seguire. |
 |
 |
| Ed ecco che il GR65, sempre ghiotto di quelle piccole fantasie di cui soltanto lui sembra conoscere la necessità, si concede una nuova deviazione attraverso il sottobosco. Una breve escursione sotto gli alberi, qualche curva nel verde, ed eccolo ritrovare la strada un centinaio di metri più avanti. Tutto questo per così poco! Ma bisogna credere che, sul Cammino di Santiago di Compostela, la linea retta non goda sempre di buona reputazione. |
 |
 |
| Al termine di questa parentesi sterrata, il GR65 raggiunge una piccola strada asfaltata che scende rapidamente verso il fondovalle. Lectoure, dal canto suo, continua a fare la misteriosa, da qualche parte sopra la collina, invisibile dietro le pieghe del rilievo. È da un bel po’ che questa città si fa desiderare! Ma non perdiamo la speranza: a forza di scendere per poi risalire, finiremo pur per raggiungerla. |
 |
 |
| Nel fondovalle, la strada passa davanti a La Mouline de Belin, una magnifica dimora signorile in pietra dove un tempo i viaggiatori potevano trovare alloggio. La residenza non manca certo di eleganza, con quel fascino tranquillo delle belle proprietà antiche che sembrano aver attraversato i secoli senza perdere nulla del proprio carattere. Ormai siete proprio ai piedi di Lectoure. Eppure, per quanto si alzi lo sguardo alla ricerca delle sue mura, non c’è nulla da fare: continuano a sottrarsi alla vista, nascoste dalla pendenza. Mai una città avrà fatto sospirare tanto i suoi visitatori! |
 |
 |
 |
 |
| Anche qui, i responsabili della sistemazione del GR65 hanno ritenuto opportuno tracciare un cammino nell’erba, appena sopra la bella dimora, per risparmiare agli escursionisti qualche metro di asfalto. Una precauzione di cui si fatica a comprendere l’utilità, tanto è inesistente il traffico su questa piccola strada. Potete del resto tranquillamente continuare a seguirla, senza esporvi ad alcun pericolo. Lo stesso GR65, quasi a malincuore, finisce per rassegnarsi e ritrova quasi subito la carreggiata. Ma è proprio allora che le cose si complicano. La strada si impenna bruscamente, con una pendenza che si avvicina al 15%. La salita è dura, fortunatamente abbastanza breve. A Lectoure si racconta volentieri che i pellegrini partiti da Auvillar al mattino, dopo oltre 32 chilometri di marcia, arrivino fin qui in ginocchio. A vedere quest’ultima rampa, viene proprio da crederci! |
 |
 |
 |
 |
| E poi, al termine di quest’ultima prova, ecco finalmente la liberazione, nella forma più modesta che si possa immaginare: una piccola panchina, sistemata vicino al cimitero. Ci si siede volentieri, non fosse altro che per lasciare ai polpacci il tempo di ritrovare un po’ di serenità. |
 |
 |
| Il cimitero, dal canto suo, merita ben più di uno sguardo distratto. Magnifico nella sua disposizione e nella successione dei suoi livelli, scende lungo il fianco della collina, con tombe e monumenti funerari che si susseguono sul pendio come le gradinate di un vasto anfiteatro di pietra. |
 |
 |
| E questa volta, niente più miraggi né promesse ingannevoli: Lectoure è lì, proprio sopra il cimitero, protetta dietro le sue antiche mura. Lectoure è finalmente vostra! |
 |
 |
| Una strada stretta vi conduce allora verso il cuore della città antica, a due passi dalla cattedrale. Dopo il lungo peregrinare attraverso campi e vallate, che piacere ritrovare finalmente le vecchie pietre e l’animazione delle strade! |
 |
 |
| Arroccata sul suo promontorio, Lectoure, piccola città di circa 3.700 abitanti, non manca né di eleganza né di carattere. La rue Nationale, antica arteria reale e poi imperiale, la attraversa da un’estremità all’altra, come una lunga spina dorsale attorno alla quale si organizza il centro storico. I bastioni circondano ancora la città, ma le porte che un tempo ne controllavano gli accessi sono tutte scomparse. All’interno di questa cinta muraria, l’animazione sorprende piacevolmente. |
 |
 |
| Dalla Rue Nationale si dirama un intero labirinto di viuzze strette, talvolta buie, che si insinuano tra le antiche dimore fino ai bastioni. |
 |
 |
| La cattedrale di Saint-Gervais-et-Saint-Protais porta nelle sue pietre i segni di una lunga e movimentata esistenza. Dalle sue origini romaniche, rimaneggiate nel corso dei secoli, è passata gradualmente alle audacie del gotico fiammeggiante, mescolando epoche diverse in un’architettura nella quale ogni generazione sembra aver voluto lasciare la propria impronta. La sua possente torre, un tempo coronata da una guglia, ha perso parte del suo antico splendore nel corso dei secoli, in particolare durante la Rivoluzione francese. Continua tuttavia a dominare fieramente i tetti di Lectoure, anche se privata del suo antico coronamento. All’interno, l’edificio conserva le reliquie di san Chiaro d’Aquitania, figura dei primi tempi del cristianesimo regionale, tradizionalmente associata alle sedi episcopali di Albi e Lectoure. |
 |
 |
| Le case stesse raccontano una parte di questa storia. Dietro le loro facciate di pietra grezza, spesso segnate dalla patina dei secoli, si indovinano belle dimore borghesi e alcuni palazzi signorili del XVII e XVIII secolo. Portali finemente lavorati, alte finestre e nobili proporzioni testimoniano un passato in cui a Lectoure non mancavano né i notabili né le famiglie desiderose di esibire il proprio rango. |
 |
 |
| Bisognerebbe ancora soffermarsi davanti alla torre del Bourreau, vestigia del XIV secolo e rara superstite delle antiche torri della cinta fortificata, oppure evocare il Carmelo, dietro le cui mura continua la vita discreta delle religiose carmelitane. Ma Lectoure non ha ancora svelato tutti i suoi segreti. Altre meraviglie si nascondono più in basso, ai piedi dei bastioni, là dove la città antica scende verso la campagna. Le scopriremo nella prossima tappa. Dopotutto, sarebbe un peccato svelare in una sola volta tutto il fascino di una città che si è fatta desiderare così a lungo! |
 |
 |
Alloggi sulla Via Podiensis
- Gîte Domaine de Gachepuy, Marie et Jean-Pierre (pèlerins) Gachepuy; 07 59 59 34 01; Gîte donativo, cucina
- Gîte Le Temps de l’Escargot, 10 Rue des Glycines, Castet-Arrouy; 06 11 44 80 53; Gîte, cena, colazione
- Gîte Communal, Place de la Mairie, Castet-Arrouy; 06 54 92 73 96/05 62 29 28 43; Gîte e tende, cena, colazione, cucina
- Chambre d’hôtes Au Musée d’Albert, 1 Place de l’Église, Castet-Arrouy; 06 22 18 42 76/09 83 35 28 31; Pensione, colazione
- Chambre d’hôtes Le Boué, Le Boué; 05 62 68 89 49; Pensione, cena, colazione
- Chambre d’hôtes le Tarissan, Le Tarissan; 06 78 38 60 60; Pensione, cucina
- Accueil Presbytère, Rue St Gervais, Lectoure; 06 17 06 09 24; Gîte donativo, cena, colazione
- Gîte Le Pas Sage,29 Rue des Frères Danzas, Lectoure; 07 62 20 89 83; Gîte, cena, colazione, cucina
- Gîte L’Etoile Occitane, Isabel (pélerine), 140 Rue Nationale, Lectoure; 05 62 68 82 93/06 7445 11 17; Gîte e Pensione, colazione, cucina
- Gîte La Manufacture Royale de Lectoure, Chemin Claude Ydron, Lectoure; 06 83 51 26 67; Gîte, colazione, cucina
- Gîte A2 Pas, 56 Rue Nationale, Lectoure; 06 70 99 37 79; Gîte, colazione, cucina
- Chambres d’hôtes Édredon et Coccinelle, 20 Rue du Corhaut, Lectoure; 06 66 10 95 76; Pensione, cena, colazione
- Chambres d’hôtes Le Clos de Lectoure, 87 Rue Nationale, Lectoure; 06 18 32 42 42; Pensione, colazione
- Chambres d’hôtes Les Capucins, Françoise (pélerine), 1 Rue des Capucins, Lectoure; 06 27 36 07 21; Pensione, colazione
- Chambres d’hôtes St Gervais, 17 Rue St Gervais, Lectoure; 06 61 17 45 01; Pensione, colazione
- Hôtel -restaurant de Bastard***, Rue Lagrange, Lectoure; 05 62 68 82 44; Hotel, cena, colazione
Di anno in anno, il Cammino di Santiago si trasforma e si reinventa seguendo il ritmo delle stagioni e dei passi dei pellegrini. Alcune strutture ricettive chiudono i battenti, mentre altre, modeste o inaspettate, vedono la luce. Sarebbe quindi illusorio pretendere di stilare un elenco immutabile ed esaustivo. Questa selezione comprende esclusivamente gli alloggi situati direttamente lungo l’itinerario o a meno di un chilometro da esso. È stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire cambiamenti sostanziali nei prossimi anni. Per chi desidera approfondire la ricerca, una guida rappresenta un punto di riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il suo principale pregio è l’aggiornamento annuale. La guida non si limita infatti agli alloggi situati direttamente lungo il percorso, ma segnala anche strutture più distanti dal tracciato, una risorsa particolarmente preziosa quando l’affluenza dei pellegrini rende più difficile trovare un posto nelle località di tappa abituali. Vi si trova inoltre una grande quantità di informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il percorso e provvidenziali panetterie, tutte soste gradite che scandiscono il viaggio. A queste risorse tradizionali si aggiunge ormai una presenza divenuta imprescindibile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come uno dei principali riferimenti nel panorama turistico, anche nelle regioni più tranquille o economicamente meno favorite. Tuttavia, come è noto, gli indirizzi esatti non vengono mostrati immediatamente, il che richiede una certa pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere da un fortunato colpo di sorte. Ma la fortuna, per sua natura, non può costituire una strategia. È quindi vivamente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, ricordatevi di chiedere se sono disponibili la cena e la colazione. Dettagli apparentemente insignificanti, ma che possono rendere molto più piacevole una lunga giornata sul Cammino.
Se si fa un inventario della capacità ricettiva, si contano circa 40 posti letto prima di raggiungere Lectoure, il che lascia supporre che molti pellegrini scelgano di fermarsi prima. A Lectoure stessa, l’offerta si amplia fino a raggiungere circa 150 posti letto, compreso un buon albergo con 26 camere. Se la Via Podiensis registra generalmente tra i 100 e i 200 camminatori, dopo Cahors il numero dei pellegrini tende a diminuire. Trovare un alloggio durante questa tappa non dovrebbe quindi presentare particolari difficoltà, anche se è sempre consigliabile prenotare in anticipo.
Questi itinerari attraversano territori spesso scarsamente popolati, dove negozi e altri servizi sono piuttosto limitati. I ristoranti sono rari, così come i negozi di alimentari, che spesso non sono altro che piccoli punti vendita locali dove, oltre al pane, si trovano soltanto alcuni ortaggi e prodotti lattiero-caseari. Lungo il percorso è possibile mangiare e rifornirsi a Castet-Arrouy, dove si trova anche un punto d’acqua, ma non vi sono servizi igienici pubblici. All’arrivo, Lectoure offre un’ampia scelta di ristoranti, negozi e altri servizi. Infine, numerose aziende offrono servizi di trasporto bagagli o di trasferimento verso il punto di partenza. Tra queste, La Malle Postale rappresenta uno dei servizi di riferimento.
Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
|
 |
Tappa prossima : Tappa 25: Da Lectoure a La Romieu |
|
 |
Torna al menu |