La serenità di un convento immerso nel cuore del causse
MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.
Per questo percorso, ecco il link:
https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-limogne-en-quercy-a-vaylats-par-le-gr65-30233197
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Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.
In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.
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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.
La tappa di oggi si svolge ancora nel causse di Limogne, all’interno del Parco naturale regionale dei Causses du Quercy. Si continua a camminare sotto fitte querce, costeggiando i muretti a secco che delimitano i cammini. A tratti, i cammini diventano più sassosi rispetto ai giorni precedenti, come se la natura del terreno cambiasse lentamente, rivelando una nuova geologia. Anche qui domina la maestosità del causse e soltanto un grande villaggio, Varaire, merita una breve deviazione di meno di 300 metri fuori dal GR65. Il percorso continua a dirigersi verso sud, nel dipartimento del Lot. Domani raggiungerete Cahors. La tappa si conclude presso il convento delle suore a Vaylats. Tuttavia, molti pellegrini non passano da Vaylats e si fermano invece a Bach, per proseguire direttamente lungo il GR65. Non si può che consigliare questa deviazione, attratti dal fascino e dalla serenità del convento delle suore in pensione di Vaylats. Qui i pellegrini sono generalmente numerosi, proprio come accade a Conques presso i Premostratensi.
Nel 1820 padre Jean Lausiu fondò a Vaylats una comunità e una scuola dedicate all’educazione delle ragazze e all’assistenza dei poveri. Da questa iniziativa nacque la congregazione delle Figlie di Gesù, che nel corso del XX secolo arrivò a contare fino a seicento religiose. Oggi nel convento vivono soltanto alcune suore anziane, affiancate da laici che condividono il loro carisma. Non si occupano più direttamente dei pellegrini, ma lo spirito dell’accoglienza continua a essere profondamente radicato. L’ampio cortile alberato del convento conduce alle cappelle, al refettorio e agli appartamenti delle suore. Un tempo qui esisteva una vera comunione di vita tra pellegrini, volontari e religiose. Ogni cosa era organizzata per facilitare il cammino dei viandanti, dalla lavanderia ai pasti condivisi, fino agli uffici religiosi del mattino. La pandemia di Covid ha profondamente modificato questa consuetudine. Le suore non partecipano più ai pasti e l’organizzazione della struttura è diventata più professionale. Oggi sono disponibili camere di due diverse categorie e gli ospiti anziani risiedono in spazi separati, contribuendo a creare un’atmosfera diversa rispetto al passato. Nonostante questi cambiamenti, l’attenzione verso il pellegrino rimane il cuore di questo luogo, anche se una parte della sua antica poesia sembra essersi lentamente dissolta.
Difficoltà del percorso: I dislivelli di oggi (+149 metri/-146 metri) sono pressoché trascurabili. Si tratta di una piacevole passeggiata, quasi una giornata di riposo.

Stato del GR65: Questa è una splendida tappa nella quale i cammini prevalgono nettamente sui tratti asfaltati:
- Asfalto: 4.2 km
- Cammini : 12.0 km
A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.
È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.
Per “ dislivelli reali ”, rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Nei sottoboschi di querce

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : percorso senza alcuna difficoltà.

| Per lasciare Limogne-en-Quercy, il GR65 guadagna dolcemente quota costeggiando la strada che aggira il paese. Ben presto le ultime case scompaiono e il causse riprende il sopravvento, in una transizione quasi impercettibile tra il mondo degli uomini e quello della pietra e delle querce. |
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| La strada conduce rapidamente alla località di Bel-Air, dove una croce veglia da generazioni sui viandanti di passaggio, come un discreto punto di riferimento tra cielo e terra. |
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| Da qui il GR65 imbocca il Cammino del Joncas, conosciuto anche come Cammino dei Dolmen. Il cammino si inoltra sotto la volta protettiva delle querce, dove l’ombra accompagna i passi del pellegrino. |
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| Il paesaggio vi apparirà familiare. Ritrovate infatti gli scenari così caratteristici dei causses, dove la pietra a secco modella da secoli l’identità di questa terra. A Limogne questa architettura vernacolare si rivela a ogni svolta, nei campi, attorno ai recinti e lungo i muretti che costeggiano i cammini, silenziosi testimoni di un sapere antico. |
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| Dietro una curva del cammino appare una splendida rovina dai toni ocra che cattura irresistibilmente lo sguardo. Sul causse i ruderi sembrano talvolta appartenere al paesaggio stesso: pochi tratti di muro, edifici abbandonati, cumuli di pietre sui quali il tempo sembra aver sospeso il proprio corso. |
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| Poco più avanti una diramazione conduce al dolmen del Joncas. Qui le tracce del passato affondano le loro radici ben oltre la storia scritta. Leggermente discosto dal cammino, questo imponente tavolo di pietra sembra sfidare i secoli in un’atmosfera senza tempo. I misteri che custodisce continuano ad alimentare le leggende locali. Alcuni vi vedranno soltanto un piacevole angolo d’ombra dove concedersi una meritata sosta, altri preferiranno lasciare vagare l’immaginazione. Del resto, nulla impedisce di sognare mentre si gusta il proprio pranzo al sacco. |
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| Il cammino rimane molto sassoso ed è quasi sempre pianeggiante oppure in leggerissima discesa. Questi antichi cammini mulattieri si assomigliano tutti, ma non diventano mai monotoni. Da diversi giorni siete ormai spettatori privilegiati di una natura che sembra immutabile. Qui regna una vera sensazione di fine del mondo. Il silenzio avvolge ogni cosa ed è interrotto soltanto dallo scricchiolio regolare dei passi sulle pietre. Sotto le querce contorte che si estendono a perdita d’occhio si impone lentamente un profondo senso di libertà. |
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Alcuni pellegrini lasciano a loro volta una discreta traccia del proprio passaggio costruendo piccoli ometti di pietra. Queste fragili sculture racchiudono tanti simboli quante speranze, prima di ritornare un giorno all’anonimato del paesaggio.

| Più avanti il paesaggio si apre timidamente su alcuni prati. Nulla, o quasi, interrompe l’austerità di questa terra povera, arida e sassosa, poco adatta alle coltivazioni. In alcuni punti i muri di pietra si fanno più alti, come se custodissero gelosamente qualche antico segreto. |
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| Qui il causse rivela tutta la sua severità. La terra, di un intenso colore ocra, richiama i suoli magri modellati dal calcare e dagli ossidi di ferro, dove soltanto una vegetazione perfettamente adattata riesce a prosperare. |
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| Poco alla volta il sottobosco si dirada. La luce torna a filtrare tra gli alberi e il GR65 raggiunge infine la strada nei pressi di Ferrières-Bas. |
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| Una discreta presenza umana sopravvive ancora attorno a una fattoria che sembra resistere al trascorrere del tempo. La conigliera, ormai priva dei suoi ospiti, ricorda come la vita contadina si sia progressivamente ritirata da queste terre austere. |
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| I segni della fede continuano a scandire il cammino, offrendo al viandante punti di riferimento lungo il percorso. Questa croce, modellata dalle stagioni e dalle intemperie, racconta da sola il passaggio delle generazioni. È un curioso paradosso, nel regno del calcare, che per erigere questi monumenti destinati a sfidare il tempo e a lasciare un segno nell’eternità sia stato scelto il granito, proveniente da terre lontane. |
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| La strada prosegue il suo andamento alternando continuamente margini di bosco, prati aperti e colline ricoperte di querce. Gli appassionati di Obelix ritroveranno qui un paesaggio familiare. Altri dolmen riposano ancora sul causse, gigantesche tavole di pietra lasciate dagli uomini della Preistoria oppure, chissà, da qualche spiritoso Gallo. |
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| Ai margini del bosco una piccola combe verdeggiante introduce una parentesi di dolcezza in questo paesaggio minerale. Vi pascolano tranquillamente mandrie che si nutrono di un’erba spesso rada e poco abbondante. Abituate alle aspre condizioni del causse, le robuste vacche Aubrac restano le indiscusse regine di questi pascoli esigenti. |
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| Più avanti il GR65 lascia la strada per ritrovare un cammino sterrato. I rari appezzamenti coltivati testimoniano la capacità dell’uomo di adattarsi a questa terra difficile. Qui non si vedono vaste distese di grano, ma orzo, avena e soprattutto triticale, un ibrido di grano e segale particolarmente apprezzato come foraggio. |
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| Il cammino attraversa quindi un sottobosco più arioso. Le querce contorte, simbolo dei causses, si affiancano ai frassini e ai cornioli, mentre le siepi di rovi disegnano il tracciato del cammino e offrono rifugio a una piccola fauna discreta. |
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Tratto 2: Attraverso i sottoboschi fino a Varaire

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso senza difficoltà.

| In questo universo minerale, dominato dalla brughiera e dalle terre aride, la vegetazione obbedisce alle leggi del causse. La quercia, vigorosa e resistente, regna incontrastata su questi austeri altopiani. Accanto a essa prosperano l’acero campestre e l’acero di Montpellier, mentre il frassino compare non appena il rilievo si addolcisce o l’umidità diventa più abbondante. I faggi e i castagni rimangono eccezionali a queste latitudini e sono sostituiti qua e là da discreti filari di carpini lungo le siepi |
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| Poi arriva una vera sorpresa. Dietro una curva del cammino appare un modesto specchio d’acqua, quasi incongruo in una terra dove ogni goccia è preziosa. Un antico lavatoio, una sorgente sistemata dall’uomo o una semplice pozza dimenticata dal tempo? Il mistero rimane, ed è forse proprio questo a conferirle tutto il suo fascino. |
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| I muretti a secco riprendono presto la loro interminabile successione. In mezzo a essi si erge una vasta rovina, le cui mura resistono ancora con sorprendente ostinazione. Era forse un fienile, un ovile oppure una “gariotte “di dimensioni eccezionali? Perfino la copertura, composta da pesanti lastre di calcare grigio, sembra voler sfidare i secoli. Qui, nella regione di Cahors, si usa volentieri il termine “gariotte”, mentre in altre zone del Quercy si preferisce “caselle”. |
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| Il cammino prosegue con lente ondulazioni sui modesti rilievi del causse. Sotto i passi, la terra ocra si mescola ai ciottoli bianchi, mentre magnifici muretti ricoperti di muschio accompagnano il camminatore come un filo conduttore. Per molto tempo il camminare è stato guardato con diffidenza, perché associato ai vagabondi e ai miserabili. Oggi è diventato un’arte di vivere, un modo per ritrovare il ritmo lento del tempo. Non tutti coloro che percorrono questi sentieri sono diretti a Santiago de Compostela. Molti vengono semplicemente per assaporare la felicità elementare di avanzare attraverso questi paesaggi straordinari, di mettere un piede davanti all’altro e di lasciare che i pensieri seguano il ritmo tranquillo dei propri passi. |
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| In alcuni punti, le querce assumono forme tormentate. I tronchi si contorcono e i rami si allungano alla ricerca di un raggio di luce, mentre le fustaie creano una penombra quieta nella quale il silenzio sembra aver trovato rifugio. Poco distante, una vecchia “gariotte” si è lentamente arresa agli assalti del tempo, come se perfino la pietra avesse infine ceduto al peso dei secoli. |
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| Il cammino si inoltra poi tra due antichi muretti a secco che sembrano guidare naturalmente lo sguardo verso l’orizzonte. Le grandi querce dai rami nodosi distendono sopra il cammino una vera volta vegetale, mentre muschi, licheni ed edera testimoniano la veneranda età degli alberi. Nulla sembra turbare questa armonia tra la natura e le opere dell’uomo. Qui si esprime tutta l’anima degli antichi cammini mulattieri del Quercy, in un paesaggio di una semplicità commovente, dove ogni pietra, ogni albero e ogni muretto raccontano silenziosamente secoli di storia rurale. |
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| All’uscita dal sottobosco, la grande fattoria di Pech Canot segna una nuova fase del percorso. Con i suoi imponenti edifici, ricorda che, nonostante la sensazione di solitudine che domina il causse, queste terre continuano a essere modellate dal lavoro degli uomini. |
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| Anche nel cuore di questi paesaggi ancestrali, la modernità trova il proprio posto. Qui la compagnia elettrica del Lot punta sulle energie rinnovabili, dimostrando che lo sviluppo sostenibile può inserirsi con discrezione in un territorio nel quale il patrimonio e la natura rimangono intimamente legati. |
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| In questo angolo appartato del Quercy, questi modesti nastri d’asfalto appartengono quasi esclusivamente al mondo agricolo. Lontano dalle strade principali, i veicoli sono rari e lasciano al camminatore il privilegio di una tranquillità ormai quasi eccezionale. |
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| Dopo appena qualche centinaio di metri, il cammino abbandona nuovamente la strada e ritrova un ampio cammino di terra battuta, come se l’asfalto fosse stato soltanto una breve parentesi. |
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| Il paesaggio ritrova immediatamente la sua eterna stabilità. Questo lungo viale sembra attraversare un mondo nel quale nulla è superfluo e la natura impone il proprio ritmo con quieta evidenza. Qui il vero spettacolo risiede nel silenzio profondo che soltanto le foreste sanno offrire. Esse rimangono uno degli ultimi rifugi di una libertà intatta, santuari nei quali il tempo rallenta e la solitudine non ha ancora un prezzo. Chissà se un giorno queste ricchezze immateriali non diventeranno i beni più preziosi della nostra epoca? |
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| Dopo aver costeggiato alcuni modesti appezzamenti di cereali, il GR65 si inoltra nuovamente sotto una volta vegetale più fitta. Ogni cosa ritrova allora la propria armonia naturale. Ogni passo sembra accompagnare la lenta sinfonia della foresta, nella quale i colori, i profumi e il silenzio compongono un quadro sempre rinnovato. |
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| Ben presto il cammino raggiunge un incrocio dove un cartello indica Varaire a tre chilometri. La prossima tappa si avvicina poco alla volta, al ritmo tranquillo del cammino. |
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| Il GR65 segue quindi per un breve tratto una piccola strada asfaltata, semplice collegamento prima di ritrovare il suo vero regno, quello dei cammini del causse. |
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| Molto presto l’asfalto scompare sotto i passi. Il cammino ritrova la terra battuta e prosegue il proprio tracciato attraverso questi paesaggi immutabili, che sembrano sfidare il tempo. Qui gli antichi cammini rurali hanno attraversato i secoli quasi senza cambiare, fedeli ai rilievi dell’altopiano e al paziente lavoro delle generazioni che li hanno modellati. |
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| Il paesaggio rimane fedele a se stesso. La terra ocra è ora polverosa, ora coperta di frammenti calcarei, mentre le querce, spesso contorte dal vento e dalla siccità, sono talvolta così rade che il cielo sembra attraversarne i rami. Nulla cerca di impressionare, ma ogni cosa invita alla contemplazione. |
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| Poco più avanti appare una splendida “gariotte”, incarnazione della discreta poesia dei causses du Quercy. Il suo frontone, interamente costruito con sottili lastre calcaree accuratamente sovrapposte, rivela una notevole maestria, nella quale ogni pietra trova naturalmente il proprio posto. I secoli hanno dolcemente patinato le sue mura, ormai ricoperte di licheni e muschi, mentre la vegetazione si avvicina con infinita delicatezza, come se la natura stessa rispettasse ancora l’opera degli antichi costruttori. Nulla evoca qui l’abbandono. Al contrario, tutto trasmette una lenta armonia tra il paesaggio e l’architettura vernacolare. Questa umile costruzione riassume da sola l’anima dei causses, quella di una terra nella quale la pietra diventa patrimonio e gli edifici più modesti acquistano una nobiltà quasi monumentale. |
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| Il cammino prosegue quindi attraverso questo paesaggio fuori dal tempo, dove ogni svolta sembra sospendere un poco di più il corso del mondo. Il silenzio, la luce e gli alberi compongono uno scenario quasi irreale, che invita spontaneamente alla meditazione. |
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| Ben presto ricompaiono i lunghi muretti a secco che accompagnano instancabilmente il cammino. Le pietre piatte, estratte dai campi nel corso delle generazioni, formano vere e proprie muraglie calcaree, addolcite qua e là da qualche ciuffo di muschio. Più avanti, queste costruzioni si sgretolano progressivamente e lasciano spazio a impressionanti cumuli di pietre informi, come se gli antichi muri tornassero lentamente alla brughiera dalla quale erano nati. Nel frattempo, il cammino prosegue tranquillamente lungo il proprio nastro di terra ocra, segnato dal passaggio degli uomini, delle greggi e dei pellegrini. |
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| Compaiono ancora alcune rovine, discrete sentinelle di un mondo rurale oggi quasi scomparso. Esse prolungano quella sensazione di eternità che permea l’intero causse, dove le pietre sembrano conservare la memoria degli uomini molto tempo dopo la loro partenza. |
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| Il GR65 raggiunge poi una nuova stradina, discreta e tranquilla quanto quelle già attraversate. Qui il traffico rimane eccezionale e il silenzio continua a regnare incontrastato. |
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| Un nuovo cartello indica Varaire a un solo chilometro. |
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| Il paese rimane ancora nascosto dietro le ondulazioni dell’altopiano, ma la sua presenza si intuisce ormai chiaramente. Il GR65 segue questa strada che sale dolcemente attraverso una campagna tranquilla, tra prati, boschetti e antichi appezzamenti delimitati da muretti a secco. Passo dopo passo, la salita conduce il pellegrino verso Varaire, nuova sosta lungo questa traversata del Quercy. |
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Tratto 3: Una breve deviazione per Varaire prima di ritrovare il causse

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso senza difficoltà.

| La strada continua a salire fino all’incrocio delle Écoutilles, dove un’antica croce veglia discretamente all’ombra degli alberi. Come spesso accade lungo il Cammino di Santiago, questi modesti punti di riferimento in pietra sembrano accogliere il viandante ben prima dell’ingresso nel paese. |
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| Les Écoutilles segnano i primi dintorni di Varaire. Il GR65 sfiora appena questo piccolo comune di circa trecento abitanti prima di proseguire. Sarebbe tuttavia un peccato continuare il cammino senza concedersi una deviazione, perché Varaire merita ampiamente una visita. |
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| Il paese offre al camminatore alcuni servizi diventati preziosi in questo tratto del cammino. Vi si trovano un alloggio e la possibilità di mangiare, una comodità che merita di essere sottolineata, tanto le strutture rimangono rare in questa tappa attraverso il causse. |
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| Nel cuore del paese si nasconde uno dei lavatoi più affascinanti del Quercy. La sua elegante copertura, soprannominata « lavatoio a farfalla » per la forma delle falde spiegate, protegge un’acqua quieta dalle sfumature verdastre, nella quale alcune anatre vengono spesso a sguazzare. Un tempo questo bacino costituiva la peschiera dei potenti Cardaillac, una delle grandi famiglie signorili del Quercy, i cui possedimenti si estendevano ben oltre Varaire. Oggi il luogo emana un senso di grazia, freschezza e dolcezza che contrasta con l’austerità degli altopiani circostanti. |
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Nel Medioevo, Varaire occupava una posizione importante lungo le vie di transito. Un ospedale, adiacente alla chiesa di Saint-Jacques de Peyronèse, accoglieva i pellegrini che percorrevano un’antica strada romana, conosciuta in questa regione con il nome di ”Cami Gasco”, prima di raggiungere più avanti il ”Cami Ferrat”, dopo Bach. Le cronache riferiscono inoltre che due locande ospitavano i viaggiatori di passaggio. Ancora oggi, le belle dimore in pietra, talvolta costruite come vere e proprie case fortificate, si dispongono attorno all’antica residenza signorile dei Cardaillac e al suo imponente colombario, ricordando il prestigio di questa potente stirpe. .

| La chiesa di Saint-Barthélemy, edificata nel XV secolo e ampliata nel XIX, sorprende per la luminosità degli interni, nei quali i calcari grigi e rosati del Quercy si uniscono armoniosamente. Custodisce diverse belle statue di santi che meritano l’attenzione dei visitatori. Nei pressi dell’edificio, una Vergine collocata in una piccola nicchia non lascia nessuno indifferente. La sua estetica volutamente ingenua, quasi kitsch, diverte o intenerisce i pellegrini, aggiungendo un tocco inatteso al patrimonio religioso del paese. |
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Dopo questa piacevole parentesi, occorre tornare all’incrocio delle Écoutilles per ritrovare il tracciato del GR65 e continuare il cammino verso le vaste distese del causse.

| Il GR65 lascia Les Écoutilles lungo una modesta strada asfaltata che serpeggia tra magnifici muretti a secco, patinati dai secoli e ricoperti di muschio. Vere e proprie firme dei causses, accompagnano instancabilmente i cammini e le piccole strade. Se gli altopiani appartengono soprattutto alle roverelle, più in basso la vegetazione diventa maggiormente varia. Le grandi querce bianche acquistano imponenza e sono affiancate da noci, frassini, aceri campestri e aceri di Montpellier, due specie emblematiche che punteggiano generosamente i paesaggi del Quercy. |
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| Il GR65 costeggia ancora per qualche istante la strada, passando davanti a un’elegante dimora in pietra che appare fugacemente tra gli alberi, quasi nascosta nel suo scrigno di verde. Poi l’asfalto scompare nuovamente, lasciando spazio al cammino di terra che si inoltra tra le siepi di querce e aceri. |
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| Un cartello indica Bach a meno di cinque chilometri di cammino. La prossima tappa si avvicina lentamente, ma il paesaggio sembra voler trattenere ancora il viandante nel proprio universo minerale. |
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| Una nuova casa in pietra appare dietro una curva del sottobosco, come un’ultima testimonianza della vita contadina prima che il causse ritrovi tutta la propria maestosità. Poco alla volta, la quercia riprende il ruolo di sovrana incontrastata di queste terre austere, imponendo ovunque la propria robusta silhouette. |
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| Ha quindi inizio uno dei tratti più belli di questa tappa. Per diversi chilometri, il cammino distende il proprio nastro di terra attraverso un bosco luminoso, dove luce e ombra si alternano. I muretti a secco lo accompagnano fedelmente, disegnando gli antichi confini delle parcelle in un’armonia quasi perfetta. Qui nulla sembra essere cambiato da secoli. La magia del causse si manifesta ancora una volta, fatta di silenzio, semplicità e di una bellezza che non cerca mai di sedurre. |
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| Gli alberi acquistano talvolta maggiore altezza e non è raro che gli eleganti aceri di Montpellier competano con le querce, distendendo il loro fogliame leggero sopra il cammino. |
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| Che altro si potrebbe dire? Forse basterebbe ascoltare. Ascoltare il silenzio, interrotto soltanto dal canto di un uccello o dal regolare scricchiolio delle suole sui piccoli ciottoli calcarei. Qui l’acqua sembra scomparire. Il causse rimane fedele alla propria reputazione, una terra arida fino all’osso, dove ogni sorgente rappresenta una ricchezza. |
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| Come ci si potrebbe stancare di questi interminabili muretti coperti di muschio, di queste querce modeste ma ostinate, di queste siepi di corniolo che costeggiano senza tregua il cammino? La loro ripetizione non genera mai monotonia. Al contrario, costruisce una vera identità paesaggistica, quella di un territorio unico. Questo vasto insieme appartiene al Parco naturale regionale dei Causses du Quercy e, dal 2017, al Geoparco mondiale UNESCO. Tale riconoscimento internazionale celebra un patrimonio eccezionale nel quale si uniscono le costruzioni in pietra a secco, una pastorizia ancora viva, straordinari paesaggi carsici e una ricchezza geologica e paleontologica tra le più notevoli di Francia. |
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Poco dopo, al termine del sottobosco, si raggiunge l’incrocio con il GR36/46, proveniente dalla valle del Célé attraverso Saint-Cirq-Lapopie. Tutti questi percorsi sono descritti in un altro capitolo. Si tratta di un crocevia strategico. Da qui è possibile raggiungere Les Moulins, dove si può trovare alloggio, oppure dirigersi verso le miniere di fosfato di Coup d’Aral, situate a pochi passi da Les Moulins. Il luogo è affascinante. È possibile scendere nelle grotte, dove viene spiegato nel dettaglio il processo di formazione del fosfato. Tuttavia, la grande maggioranza dei pellegrini non vi si reca. Del resto, per molti di loro il fosfato non evoca molto, se non il ricordo poco felice del suo impiego come additivo nei detersivi.
Si ritrova quindi rapidamente una piccola strada asfaltata diretta verso Bach. I cartelli indicatori abbondano a ogni incrocio dei cammini, e in questa zona sono davvero numerosi. Sarebbe facile perdersi. Occorre semplicemente ricordare che la direzione da seguire è Bach. |
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Tratto 4: In cammino verso il monastero delle Figlie di Gesù

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : percorso senza difficoltà.

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A partire dall’incrocio, una strada tranquilla conduce a Bach. Il percorso è punteggiato da splendide dimore in pietra, solide e fiere, che sembrano aver sfidato i venti e il trascorrere del tempo, immobili come note sospese in un paesaggio silenzioso.
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La strada conduce ben presto a Bach, un piccolo paese di circa 150 abitanti, formato da robuste e intramontabili case in pietra, dove ogni facciata racconta la lenta storia dei suoi abitanti e della loro lotta quotidiana con la terra.
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La chiesa dell’Assunzione ha origini remote. Il primo edificio risaliva al XII secolo, ma ne rimane ben poco. Fu ricostruito nel XV secolo, modificato nuovamente nel XVI e infine trasformato nel XIX secolo. Ogni pietra sembra sussurrare il passaggio dei secoli e delle generazioni.
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Sulla piazza della chiesa, un pannello illustra i lavori realizzati recentemente, tra cui la creazione di due punti d’acqua lungo il percorso verso Cahors, un intervento discreto ma prezioso per il pellegrino assetato. Il primo di questi punti d’acqua si trova a pochi passi, all’uscita del paese.
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Il GR65 lascia quindi il paese seguendo la strada diretta verso Vaylats, proseguendo nel cuore dei paesaggi del Quercy.
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Poco dopo, il percorso abbandona la strada e imbocca un cammino più raccolto in direzione di Cahors e Vaylats. Ben presto alcuni cartelli segnalano le possibilità di alloggio a Vaylats oppure nelle recenti iurte di Bascot, una presenza moderna lungo questo antico percorso.
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Qui si cammina sul Cami Ferrat, il cammino percorso da Cesare e dalle legioni romane in direzione di Cahors, un tracciato storico nel quale ogni passo sembra risuonare dell’eco di antichi eserciti.
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Il paesaggio non è tra i più pittoreschi del causse. Lunghe linee rette attraversano una pianura aperta, quasi steppica, sulla quale il vento sembra distendere tappeti invisibili di polvere e di luce.
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Ben presto, tuttavia, la natura ritrova la propria poesia. Il cammino si avvicina alla foresta, dove l’ombra e il verde rinfrescano lo sguardo e lo spirito.
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Il cammino raggiunge un incrocio dal quale è possibile dirigersi verso Vaylats. Il GR65 prosegue diritto lungo il Cami Ferrat, che verrà ritrovato il giorno seguente all’uscita del paese. Molti pellegrini provenienti da Bach evitano il percorso per Vaylats e continuano direttamente verso Cahors.
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| La scorciatoia si inoltra per un breve tratto nel bosco, offrendo un momento di freschezza e di intimità nel silenzio degli alberi. |
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Poco dopo, il cammino ritrova la vasta pianura aperta e luminosa.
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Qui la terra sembra meno ingrata. Alcune coltivazioni punteggiano il paesaggio e ricordano che, anche in questo angolo aspro, la vita riesce sempre a trovare il proprio cammino.
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L’ampio cammino continua così fino all’ingresso di Vaylats, dove si restringe, quasi volesse invitare il camminatore a rallentare e a osservare i dettagli del paese che poco a poco si svela.
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Il cammino sbocca all’ingresso del paese, dove un parco alberato centrale attira immediatamente lo sguardo. L’attuale chiesa di Saint-Pierre-ès-Liens, in stile neoromanico, è una ricostruzione della fine del XIX secolo, edificata sul luogo dell’antica chiesa gotica del XV secolo.
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Il paese dispone anche di una panetteria, drogheria e caffè, ma il suo edificio più notevole è senza dubbio lo splendido convento delle Figlie di Gesù, un immenso complesso del XIX secolo costruito sul luogo di un antico castello distrutto durante la Rivoluzione. Il convento offre anche alloggio ai pellegrini.
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Nel 1820 padre Jean Lausiu fondò a Vaylats una comunità e una scuola destinate all’istruzione delle ragazze e all’assistenza dei poveri. Da questa iniziativa nacque la congregazione delle Figlie di Gesù, che nel XX secolo arrivò a contare fino a seicento religiose. Oggi rimangono soltanto alcune suore anziane, aiutate da laici che ne condividono il carisma. Non si occupano più direttamente dei pellegrini, ma lo spirito dell’accoglienza continua a vivere. L’ampio cortile alberato del convento conduce alle cappelle, al refettorio e agli appartamenti delle suore.
Un tempo esisteva qui una comunione viva tra pellegrini, volontari e religiose. Ogni cosa era organizzata per aiutare il camminatore, dalla lavanderia ai pasti condivisi, fino alle funzioni religiose del mattino. La pandemia di Covid ha profondamente modificato questa consuetudine. Le suore non partecipano più ai pasti e la gestione dell’edificio è diventata maggiormente professionale. Oggi sono disponibili camere d’albergo appartenenti a due diverse categorie, mentre gli ospiti anziani vivono in spazi separati, modificando l’atmosfera di un tempo. Nonostante ciò, l’attenzione verso il pellegrino rimane al centro della vocazione del luogo, anche se una parte della sua antica poesia sembra essersi dissolta.

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La sera scende su Vaylats. È il momento di passeggiare nel parco del convento e poi raggiungere le camere. Nel cimitero, le suore riposano una accanto all’altra, anonime fatta eccezione per il loro nome. Le porte del convento si chiudono per la notte. Sono le otto di sera. Buonanotte. La colazione dovrà attendere le sette in punto, perché in un convento la disciplina è anch’essa una forma di benevolenza.
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Alloggi sulla Via Podiensis
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- Gîte Le Mouton à Deux Pattes, Ecoutilles/ Varaire; 07 45 13 14 22; Gîte, cena, colazione
- Clos des Ecoutilles, Ecoutilles/Varaire; 05 65 24 50 84; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Gîte Les Marronniers, Varaire; 05 65 31 53 85/06 11 12 12 78; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione, cuisine
- L’Escale de Varaire, Varaire; 06 70 52 42 48/06 29 87 30 80; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione, cuisine
- Gîte Relais Arc-en-Ciel, Les Moulins; 06 65 09 04 82; Gîte, cena, colazione
- La Grange St Jacques, Les Nougayrols, Bach; 06 23 32 44 61; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Gîte La Joie du Chemin, Bach; 07 45 83 83 24; Gîte, cena, colazione, cucina
- Chambres d’hôtes Le Mas de Juge, Route de Vaylats, Bach; 05 65 22 67 37/06 70 65 38 43; Camera d’ospiti, cena, colazione
- Couvent des Filles de Jésus, Vaylats; 06 49 44 05 46; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Yourtes de Bascot, Vaylats; 06 71 50 54 17; Gîte, cena, colazione
Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.
Se si considera la capacità ricettiva, prima di raggiungere Vaylats sono disponibili circa 120 posti letto, mentre a Vaylats stessa se ne contano soltanto una cinquantina. Eppure il numero dei camminatori sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra i 100 e i 200 pellegrini al giorno. Nei periodi di maggiore affluenza, trovare un alloggio può quindi diventare particolarmente difficile. Si tratta, infatti, di una delle tappe più delicate del Cammino di Santiago in Francia sotto il profilo dell’ospitalità.
Questa situazione merita tuttavia una precisazione. È difficile sapere quanti pellegrini scelgano di fermarsi a Bach invece di compiere la deviazione verso Vaylats, preferendo proseguire direttamente lungo il GR65. Di conseguenza, la pressione sugli alloggi di Vaylats è probabilmente inferiore a quanto lascerebbe supporre il semplice numero dei posti letto disponibili. Rimane comunque fortemente consigliato prenotare in anticipo, soprattutto al Convento di Vaylats, uno dei luoghi di accoglienza più richiesti della zona. Senza prenotazione, si rischia di dover proseguire oltre Vaylats, dove le possibilità di alloggio diventano progressivamente più limitate. Questi itinerari, che attraversano territori poco abitati, offrono relativamente pochi servizi. I ristoranti sono poco numerosi, così come i negozi di alimentari, che spesso si riducono a piccole botteghe di paese o a punti vendita di pane con una scelta limitata di verdure, latticini e altri prodotti di prima necessità. Durante questa tappa è possibile trovare punti di ristoro, piccoli negozi di alimentari, acqua potabile e servizi igienici a Varaire e a Bach. Gli stessi servizi sono disponibili anche a Vaylats. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o navette per il ritorno al punto di partenza. Tra queste, La Malle Postale rappresenta il principale punto di riferimento per i pellegrini che percorrono i Cammini di Santiago.
Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
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Tappa prossima : Tappa 18: Da Vaylats a Cahors |
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