15: Figeac a Cajarc

Tra il Lot e la Célé, lungo i cammini celebrati dall’UNESCO

 

MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

 

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.

Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-Cajarceac-a-cajarc-par-le-gr65-30115420

Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.

In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.

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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

Ci troviamo nei causses, una terra arida sugli altopiani e molto più verde nelle profonde valli scavate dai fiumi. I causses più importanti della regione sono il Causse de Gramat, nei pressi di Rocamadour, e il Causse de Limogne, sul quale si svolge gran parte della tappa odierna. Entrambi fanno parte del Parco Naturale Regionale dei Causses du Quercy. Ma che cos’è esattamente un causse? Il termine deriva dall’occitano cauce, che significa calce e, per estensione, calcare. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sua origine è più culturale che geologica. È infatti una parola nata dal mondo contadino, utilizzata per indicare gli altopiani erosi e i versanti superiori delle valli scavate dai fiumi del Massiccio Centrale, dove tradizionalmente predominano l’allevamento e, in misura minore, la coltivazione di cereali come il triticale, l’orzo e il frumento.

I geologi definiscono invece questo territorio come un rilievo carsico. Un ambiente carsico è costituito generalmente da un massiccio calcareo fratturato e fessurato, nel quale l’acqua circola nel sottosuolo anziché in superficie. Vale la pena soffermarsi un momento su questo termine. La parola carso può sembrare insolita, ma deriva da una regione della Slovenia celebre proprio per la straordinaria varietà delle sue formazioni calcaree. In Francia, ciò che comunemente viene chiamato causse corrisponde, dal punto di vista geologico, a un territorio carsico. In questi rilievi l’acqua, invece di scorrere in superficie come accade nella maggior parte delle regioni, penetra lentamente nelle fratture della roccia, scavandola nel corso dei millenni. Si forma così una complessa rete di cavità, grotte e fiumi sotterranei. L’esempio più celebre è il Gouffre de Padirac, vicino a Rocamadour.

Purtroppo il percorso da Figeac a Cajarc non offre l’occasione di ammirare queste straordinarie meraviglie sotterranee. Bisognerà accontentarsi di attraversare gli aridi altopiani del causse, interrotti soltanto da qualche modesta valle.

Poco dopo aver lasciato Figeac, quando il pellegrino raggiunge Béduer, si trova di fronte a una scelta importante: proseguire lungo il GR65, il percorso tradizionale del pellegrinaggio, oppure imboccare il GR651, la variante della valle della Célé. In questo capitolo seguiremo il GR65. Fino a Béduer i due itinerari coincidono; la variante della valle della Célé sarà descritta in un capitolo successivo.

Il percorso si sviluppa tra il Célé e il Lot, attraversando il Causse de Limogne, chiamato anche Causse du Quercy. Da qui fino a Cahors il pellegrino percorre una vasta foresta di querce. Non si tratta delle eleganti querce da sughero, bensì di querce comuni, spesso basse, nodose e poco sviluppate, appartenenti in gran parte alla specie della quercia pubescente. Tuttavia la loro ombra è preziosa per chi cammina. Di tanto in tanto il bosco si apre e lascia spazio ai pascoli e ai campi coltivati che occupano la sommità del causse.

Un tempo il GR65 saliva sopra Figeac passando dall’Aiguille du Cingle, dove sorge un elegante obelisco nei pressi di una zona industriale. Da lì una piccola strada attraversava la campagna fino a raggiungere La Cassagnole. In seguito l’itinerario è stato modificato per evitare il passaggio nella zona industriale. Oggi il GR65 segue un tracciato diverso prima di raggiungere La Cassagnole.

Difficoltà del percorso: i dislivelli della giornata (+595 metri / -618 metri) sono significativi, ma la tappa è piuttosto lunga. Si sale quasi quanto si scende. A eccezione della ripida salita all’uscita di Figeac e della discesa finale verso Cajarc, la tappa non presenta difficoltà particolarmente impegnative. Sull’altopiano del causse l’altitudine varia generalmente tra i 300 e i 400 metri.

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Stato del GR65: oggi camminerete più spesso sull’asfalto che sulla terra battuta. Fortunatamente la parte più bella dell’itinerario, attraverso il causse, si svolge soprattutto su magnifici cammini immersi nel sottobosco::

  • Asfalto: 17.9 km
  • Cammini : 13.1 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.

Per dislivelli reali , rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Bisogna risalire sull’altopiano

 

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : la salita è spesso faticosa, con tratti che superano nettamente il 15%. Una volta raggiunto l’altopiano, il percorso non presenta più alcuna difficoltà.

 

Il Célé, calma e azzurra, distende il suo tranquillo nastro nel cuore della valle. Scorre dolcemente tra le rive come un sogno sereno. Il GR65, fedele compagno del fiume, ne segue per un tratto il corso prima di allontanarsene, sfiorando il ponte sotto il quale l’acqua sembra trattenere il respiro.

Poco dopo il percorso attraversa il fiume. Sull’altra riva prosegue con passo discreto lungo un parcheggio ancora deserto e immerso nella quiete del mattino, timido richiamo alla modernità in un paesaggio che sembra sospeso nel tempo.

Una piccola strada passa sotto la linea ferroviaria, scomparendo per un istante nell’ombra del ponte prima di ritrovare la luce. In piano, costeggia i binari d’acciaio, guidata dal loro opaco luccichio, come una linea retta che conduce verso un orizzonte ancora incerto.

Per un lungo tratto la strada segue ostinatamente la ferrovia, con pazienza, quasi esitasse ad allontanarsene. 

Poi, con una svolta improvvisa, piega a sinistra imboccando la Route de Malaret, lasciando la compagnia del ferro per ritrovare quella della pietra e delle erbe selvatiche. 

Ma le vacanze sono finite e la strada, all’improvviso, si impenna. Ecco la salita tanto temuta, una rampa senza tregua che mette subito alla prova il camminatore. Bisogna affrontare questo pendio implacabile e risalire passo dopo passo la Combe de Malaret, dove la terra sembra sollevarsi per mettere alla prova la volontà di chi la percorre. Nella piccola valle il giorno si risveglia lentamente. La bruma si dissolve sopra i prati, gli animali si scuotono dal sonno e i campanacci delle mucche risuonano come note sparse nell’aria fresca del mattino. Tutto parla della promessa di un nuovo giorno.

Ben presto, però, il percorso abbandona la Route de Malaret e svolta a destra sul “Chemin du Bois de Pailhasse

Il GR65 affronta la sua severa salita lungo una strada consumata dal tempo. Numerose querce innalzano le loro possenti sagome, custodi di questi altopiani calcarei. Tra esse, qualche acero e qualche slanciato carpino interrompono la monotonia del fogliame, elevando le loro chiome sopra il fitto sottobosco.

Più in alto il GR65 lascia l’asfalto per inoltrarsi nel sottobosco. Il cammino, inizialmente quasi pianeggiante, concede al pellegrino un’illusione di tregua. Ma ben presto la pendenza ritorna implacabile, raggiungendo il 20%, a ricordare che ogni conquista richiede uno sforzo. 

Sotto gli alberi il cammino diventa sassoso, fedele alla natura aspra del causse. Muretti di pietra ne delimitano i bordi, ricoperti di muschi e licheni, silenziosi testimoni dei secoli trascorsi. Sembrano custodire il passaggio come antichi guardiani di un regno minerale.

Ancora un ultimo sforzo e il bosco si apre improvvisamente.

Il camminatore ritorna alla luce, raggiungendo una piccola strada che domina la strada dipartimentale D802. Lo sguardo si allarga e l’aria torna a circolare liberamente. 

La strada continua a salire, ma con una pendenza ormai più dolce. Il passo si fa più leggero mentre procede serenamente verso Balajou.

Balajou non è un vero paesino, ma soltanto un piccolo gruppo di fattorie sparse tra l’immensità dei campi.

Qua e là una quercia o un frassino solitario si erge come un silenzioso guardiano del paesaggio. Qui il silenzio non è vuoto: custodisce il lento respiro della campagna.

Più avanti il GR65 raggiunge la piccola strada che sale da Malaret verso Faycelles.

Sotto le querce, lungo fitte siepi, il vecchio tracciato del GR ritrova la variante più recente. I due percorsi si ricongiungono e proseguono insieme.

Dopo la salita il corpo reclama una pausa. Il camminatore ritrova il respiro mentre la strada ondeggia dolcemente tra prati punteggiati da piccoli boschetti, quasi volesse cullare la fatica. Qui predominano i pascoli e i campi coltivati sono piuttosto rari.

È una strada poco trafficata, che continua a salire dolcemente e a lungo verso la sommità della collina. È un momento sospeso, un tranquillo ondeggiare prima della discesa.

Poi il pendio si accentua e la strada scende con decisione verso il bivio della Cassagnole, dove la vita riprende lentamente a farsi sentire. Si percepisce già la presenza dei prossimi paesi e la promessa di un meritato riposo.

Tratto 2: Verso Faycelles, un piccolo gioiello di paese

 

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : percorso senza particolari difficoltà, prevalentemente su asfalto.

 

Al bivio della Cassagnole, la strada sale verso una campagna tranquilla e profondamente contadina. Qui tutto respira la dolcezza delle terre d’altura.

È una sorta di altopiano dove si estendono prati di un verde tenero, interrotti qua e là dalla sagoma solitaria di un frassino o, più spesso, dalla presenza rassicurante di una grande quercia che offre la sua ombra. Il cammino procede lungo questo nastro d’asfalto che sembra allungarsi senza fine. Talvolta, all’orizzonte, si distinguono le minuscole sagome dei pellegrini, come perle in movimento sul filo del percorso, che avanzano in silenzio o in piccoli gruppi. La strada sale con una dolce pendenza, serpeggia verso la sommità della collina, indugiando tra i prati con assoluta indifferenza al tempo. Rari veicoli la percorrono diretti a Figeac, poiché questa rappresenta il principale collegamento tra Faycelles e la città.

Non state ancora camminando sul vero causse. Ne attraversate soltanto i margini, i primi rilievi, un paesaggio di colline ondulate ricoperte da ampi prati e piccoli boschi sparsi. Qua e là alcuni campi coltivati si aggrappano al terreno, mentre qualche casa isolata veglia sull’orizzonte. È un paesaggio in perfetto equilibrio, insieme addomesticato e selvaggio, dove ogni albero sembra aver trovato naturalmente il proprio posto.

La strada prosegue placidamente attraverso la campagna. All’improvviso, ai margini di un campo, una vecchia “caselle“di pietra si nasconde nel ripiegarsi del bosco. È leggermente inclinata, stanca, ma continua a resistere, ostinata testimone del tempo dei pastori. ,

Poi la pendenza si attenua e la strada ridiscende leggermente. Poco più avanti compare una casa di pietra in rovina, con le travi carbonizzate contorte come dita annerite. Il vento fischia tra le pietre screpolate, evocando una vita ormai scomparsa e un incendio troppo lontano perché qualcuno possa ancora ricordarlo. « Privato », avverte un cartello traballante. L’iscrizione appare quasi ironica, persino paradossale. Che cosa resta da proteggere qui, se non macerie, ricordi e un po’ di polvere? È difficile immaginare che qualcuno possa ancora fermarsi per un picnic o persino raccogliere qualche pietra, soltanto per portare con sé un frammento di memoria.

È l’inizio dell’estate. Nei campi il grano tenero è ancora verde, mescolato al triticale e all’avena. Il frumento seminato in autunno, invece, è già stato raccolto e i prati, ormai falciati, riposano sotto il sole. L’aria profuma di calore e di erba secca, mentre il terreno scricchiola sotto i passi.

La pendenza si accentua nuovamente e la strada si inoltra sotto la fresca volta delle querce. In località La Montagnette si estende un grande parco, tranquillo rifugio di verde e di silenzio. Qui l’ombra possiede il sapore di una sosta.

Poi la strada, capricciosa, riprende a vagabondare. Attraversa i prati e gioca con le ondulazioni della valle.

Raggiunge infine le prime case di Ferrières.

Ferrières non è un paese compatto, ma una collana di abitazioni sparse tra querce, frassini e noci. Qua e là alcuni pini si slanciano verso il cielo, diffondendo il loro profumo di resina che si mescola a quello della terra. Ogni casa sembra nascondersi, quasi volesse custodire un proprio segreto.

Le “caselles, questi umili ricoveri in pietra a secco che un tempo accoglievano i pastori, punteggiano ancora il paesaggio. Alcune sono state restaurate e, con la loro forma piccola e rotonda, ricordano oggi minuscole colombaie. Queste costruzioni di pietra chiara aggiungono una raffinata nota rurale al paesaggio, come un discreto omaggio alla sua storia.

La strada lascia dolcemente Ferrières per salire verso La Croix Blanche, piccolo paese vicino, quasi gemello di Faycelles.

Tra gli alberi si intravede una bella casa di pietra. Accanto ad essa una splendida “caselle, restaurata con cura, attende il viaggiatore: qui è possibile dormire, riposarsi e forse anche concedersi qualche momento di sogno.

Faycelles è ormai vicinissima. Il GR65 attraversa la strada principale che aggira il paese e si inoltra tra i muretti di pietra. I passi si fanno più lenti e tranquilli man mano che ci si avvicina all’abitato. 

Una scalinata di pietra conduce al centro del paese. 

Faycelles conta appena seicento abitanti, ma possiede un fascino straordinario. Arroccato sulla collina, il paese domina la valle come un nido di pietra sospeso nel vuoto. Le sue strette viuzze si avvolgono attorno a case fiorite dalle facciate dorate e ovunque si percepisce ancora l’anima del Medioevo. Qui è possibile pernottare, mangiare e fare rifornimento prima di riprendere il cammino. Nel cuore del paese si apre una grande piazza vivace e accogliente.

La chiesa, relativamente recente ma costruita con le pietre dell’antico edificio, veglia silenziosamente sull’abitato. Il suo campanile semplice e luminoso sembra ascoltare il vento.

Poco più avanti la Torre Gaillarde, antica torre di guardia a pianta circolare, domina la valle. È l’ultimo resto del castello distrutto per ordine del cardinale Richelieu nel XVII secolo. Rimasta sola, continua a custodire con fierezza la memoria delle mura scomparse. Da qui il panorama sulla valle del Lot è semplicemente magnifico. Lo sguardo abbraccia un oceano di alberi, fitte foreste che si estendono fino all’orizzonte. Molto più in basso il Lot disegna il suo nastro argentato nel fondo della valle incassata. In lontananza gli altopiani si susseguono e si fondono gli uni negli altri, come onde immobili sotto il cielo.

Un tempo il percorso lasciava il paese seguendo la strada dipartimentale in direzione di Béduer. Oggi non è più così. L’itinerario segue un altro tracciato. I Cammini di Santiago non sono immutabili, come molti pellegrini immaginano.

Ora il percorso lascia il cuore di Faycelles. Scende lungo la “Rue du Tonnelier,” stretta e lastricata, fiancheggiata da antiche case che sembrano ancora sussurrare storie di pellegrini. Ben presto i tetti scompaiono alle spalle e il paese rimane soltanto come un ricordo sospeso sopra la valle.

Ha quindi inizio un piccolo cammino, discreto, quasi timido. Scende insinuandosi tra erbe selvatiche e muretti di pietra levigati dalle stagioni. Sotto la fitta volta delle latifoglie l’aria diventa più fresca, più umida e profuma di terra e di linfa. Si avanza immersi in una penombra verde, dove ogni passo sembra attutitoé.

Poco dopo la roccia si apre. Sulla destra una vasta cavità si addentra nel calcare nudo, come la bocca gigantesca di una falesia. Si immagina facilmente che, al calare della notte, possa offrire rifugio a un pellegrino smarrito, a un camminatore senza alloggio o semplicemente a qualche giovane in cerca di avventura. Sono molti, infatti, coloro che preferiscono cercare un riparo sotto le stelle piuttosto che un letto in ostello.

La discesa continua sinuosa. Il cammino ondeggia tra rocce ed erbe, ora scivolando su grossi sassi, ora addolcendosi su un tappeto di terra più soffice. Le rocce, ricoperte da uno spesso muschio, brillano di un verde intenso nella penombra. Intorno, i tronchi ravvicinati filtrano la luce e lasciano passare piccoli frammenti dorati, come briciole di sole disperse nel bosco. È un mondo fatto di frescura e silenzio. 

Poco più avanti si intravede una località chiamata “La Source”. Forse la sorgente è ormai asciutta, forse continua ancora a sgorgare. Poco importa. Questo luogo, selvaggio e tranquillo, possiede la bellezza semplice di ciò che sfugge ancora all’uomo. Ci si fermerebbe volentieri, anche solo per ascoltare il lento scorrere del tempo.

Tratto 3: Dolci ondulazioni nella campagna

 

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : percorso privo di qualsiasi difficoltà.

Il cammino lascia lentamente il bosco, esce dall’ombra e risale verso le prime case di La Graville Basse, un piccolo paesino tranquillo disperso nella campagna. Le pietre dorate dei muri catturano la luce, mentre i tetti coperti di muschio sembrano ancora fumare per l’umidità della rugiada. Qui il tempo sembra respirare lentamente.

Il cammino prosegue, fiancheggiato da siepi cespugliose che frusciano al passaggio del vento. Qua e là un modesto campo di grano o di avena si aggrappa alla terra, macchia dorata nel verde dei prati.

Più avanti il cammino raggiunge la strada. Comincia allora un lungo tratto di asfalto, una di quelle « manovelle » che i pellegrini del GR temono talvolta. L’area di sosta per il picnic si trova, sotto i frassini, proprio di fronte a una croce di ferro.

Qui, tuttavia, la bellezza del paesaggio cancella la fatica. La strada, che serpeggia sotto gli alberi costeggiando muretti ricoperti di muschio, sembra scorrere in un oceano di verde e ogni passo diventa contemplazione.

Più avanti una bella casa di pietra riposa all’ombra di maestosi frassini. Sembra sorgere qui da sempre, nobile e tranquilla, silenziosa custode del cammino.

Il paesaggio si apre in un susseguirsi di ampi prati che sembrano non avere fine. Di tanto in tanto una casa isolata appare lungo la strada, come un punto di equilibrio in questa vasta distesa. La sua presenza interrompe il silenzio, rompe la monotonia e offre al pellegrino una piacevole distrazione dal ritmo costante dei passi.

La strada continua ostinatamente ad attraversare questo paesaggio regolare, animato soltanto da piccoli gruppi di alberi: querce, qualche boschetto di aceri o un frassino isolato. Le loro ombre scorrono sull’erba, disegnando isole in continuo movimento sotto il cielo.

Ecco una mandria di Aubrac. Le mucche, dal mantello chiaro e dagli occhi cerchiati di nero, sembrano uscite da un sogno pastorale. Il loro sguardo dolce e profondo cattura la luce. Poco più lontano il toro, possente e scuro, ci osserva con attenzione, quasi con un’ombra di gelosia. Viene spontaneo sorridere: forse stiamo turbando il suo regno soffermandoci troppo ad ammirare le sue tranquille regine?  

La strada raggiunge presto la località di La Vaysse. Qui un piccolo lago riposa in una conca del terreno, minuscolo specchio d’acqua che riflette le nuvole e i rami piegati sulle sue rive.

Qui non è sempre facile capire se le affascinanti case di pietra siano ancora abitate oppure no. 

Poco dopo il nuovo tracciato del GR65 ritrova quello originario. Il percorso ritrova così la propria continuità, come se recuperasse una memoria antica e una direzione sicura verso sud.

Un sentiero stretto si stacca nuovamente dal percorso e si perde tra cespugli e sterpaglie. Lo si percorre con prudenza, perché il terreno diventa soffice e, quando piove, questo tratto si trasforma rapidamente in un pantano. Qui il pellegrino lascia spesso più energie del previsto, ma anche una piccola parte di sé.

All’uscita di questo passaggio, un breve tratto asfaltato conduce fino al Mas de la Croix. Il luogo trasmette la sensazione di trovarsi a un punto di passaggio, quasi a un crocevia tra due mondi.

È proprio qui che il GR65 e il GR651, che segue la valle della Célé, si separano. Da questo punto noi continueremo lungo il GR65 in direzione di Cajarc. La variante della valle della Célé sarà descritta in un altro capitolo.

Tratto 4: Il GR65 si avvicina progressivamente al causse

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: qualche breve salita senza particolare importanza.

Dal Mas de la Croix una piccola strada sale verso il causse. Lungo la salita compaiono qua e là belle case di pietra, saldamente radicate in questo paesaggio da generazioni.

Più in alto la strada si restringe progressivamente, addentrandosi in una natura più profonda, dove la presenza dell’uomo si fa sempre più discreta.

Nei pressi di una croce di ferro, il GR65 lascia la strada per imboccare uno stretto sentiero sassoso in direzione della località di Pech Rougié. Questa volta non ci sono più dubbi: siete entrati nel causse. Chi ha già percorso questi altopiani calcarei riconoscerà immediatamente il paesaggio. Anche i suoi piedi se ne ricorderanno. Per gli altri, invece, l’iniziazione comincia proprio qui.

Il sentiero sassoso sale discretamente attraverso una vegetazione rigogliosa che sembra voler cancellare perfino il ricordo del lavoro dell’uomo. Avanza in uno stretto corridoio di verde, dove la luce fatica talvolta a raggiungere il suolo. Da entrambi i lati la natura ha riconquistato il proprio spazio. I tronchi sono avvolti dall’edera, l’erba invade il passaggio e gli antichi muretti di pietra a secco scompaiono lentamente sotto muschi e sterpaglie. 

Il sentiero serpeggia poi tra vecchi muretti ricoperti di muschio, silenziose testimonianze di un paesaggio un tempo curato. Sopra il camminatore gli alberi formano una vera volta vegetale, mentre le pietre ricoperte di licheni e muschi conferiscono al luogo un’atmosfera quasi incantata. In questo scenario ombroso e selvaggio il sentiero sembra attraversare un giardino dimenticato dal tempo.

Su questi altopiani il calcare non manca certo. I pellegrini si divertono spesso a costruire piccoli ometti di pietra, aggiungendo talvolta il proprio sasso all’opera collettiva, come discreta testimonianza del loro passaggio.

Tra cespugli, liane striscianti e i numerosi polloni di quercia pubescente che colonizzano i margini del sentiero, il percorso continua a salire fino alla sommità del rilievo. Qui, a Pech Rougié, compaiono un gîte e, secondo la stagione, un piccolo punto di ristoro particolarmente gradito dopo questa impegnativa salita.

Da Pech Rougié il GR65 si inoltra con decisione sotto le querce. Ben presto appare una prima rovina. Lo confessiamo volentieri: abbiamo una vera predilezione per questi edifici abbandonati, ancora maestosi nonostante il loro declino, avvolti dal muschio e lentamente riconquistati dalla vegetazione. Ognuno racconta, a modo suo, la storia di un lavoro scomparso e di una vita che non tornerà più. Qui il tempo sembra essersi fermato. Rimane soltanto la memoria dei luoghi.

In questi boschi le querce regnano quasi incontrastate. Eppure, osservando con attenzione la vegetazione, si scoprono anche alcuni aceri campestri e un albero particolarmente caratteristico dei causses: l’acero di Montpellier. Le sue piccole foglie a tre lobi triangolari permettono di riconoscerlo facilmente. Il cammino passa inoltre accanto a una nuova rovina in pietra, sorprendentemente ben conservata nonostante gli anni. Alcune di queste antiche costruzioni sembrano possedere un’anima, tanto si integrano armoniosamente nel paesaggio. 

Più in basso il sentiero costeggia la pittoresca fontana di Fontieu, il cui aspetto antico sembra provenire direttamente da un altro secolo. Poco distante il paesaggio si apre su un piccolo prato che offre una piacevole pausa dopo il lungo tratto nel sottobosco.

Talvolta, quando lascia momentaneamente il bosco, anche il cammino sembra desiderare un po’ più di dolcezza. Le pietre ruvide cedono allora il posto all’erba tenera. La presenza dell’acqua non è probabilmente estranea a questa trasformazione. L’atmosfera diventa più serena. Alcune pecore e qualche mucca pascolano tranquillamente sotto gli ontani, in un paesaggio pastorale pervaso di quiete.

Ma lungo i Cammini di Santiago le parentesi di dolcezza durano raramente a lungo. Il terreno riprende presto a salire quando il percorso raggiunge una piccola strada diretta verso Surgues-le-Haut.

Ben presto l’asfalto lascia il posto a un’ampia pista di terra battuta che sale verso un minuscolo paesino. Alcune case di pietra costeggiano il cammino. Talvolta è difficile capire se siano ancora abitate oppure se attendano semplicemente, nel silenzio del causse, un improbabile ritorno dei loro proprietari.

Qui vi trovate più o meno a metà della tappa. Alcuni pellegrini scelgono di proseguire fino a Puy Clavel per distribuire meglio lo sforzo delle giornate. Intanto la pista continua a salire, ma con maggiore dolcezza rispetto a prima.

Lungo il cammino si erge una “caselle dalle pietre grigie. Come sempre, queste piccole costruzioni suscitano interrogativi. Isolate nei campi o ai margini delle piste, possiedono qualcosa di misterioso, quasi spettrale, come se continuassero a fare la guardia a un mondo ormai scomparso.

Più avanti, sempre in lieve salita, il GR65 si dirige verso la Combe de Salgues seguendo una pista ghiaiata delimitata da muretti di pietra a secco.

Combe de Salgues si riduce sostanzialmente a una grande fattoria ai margini del bosco. È però proprio qui che il percorso si prepara ad abbandonare per lungo tempo le ultime tracce della presenza umana.

Qualche vestigia continua ancora a ricordare il lavoro degli uomini, come questa vecchia automobile arrugginita che sembra lentamente arrendersi al tempo ai margini del cammino. 

Poi il GR65 ritrova il bosco, quel regno del silenzio tanto amato dai pellegrini. Gli alberi richiudono la loro volta sopra il sentiero. La solitudine riprende possesso dei luoghi, profonda e rassicurante. Rimangono soltanto il mormorio del vento tra le foglie e il ritmo regolare dei passi sul cammino.

Un’altra “caselle appare lungo il sentiero, immobile sentinella di pietra che veglia su queste terre da generazioni. Il percorso costeggia per un tratto il sottobosco prima di addentrarsi nuovamente in una natura che sembra quasi del tutto priva della presenza dell’uomo.

Uno stretto sentiero, spesso ingombro di pietre come soltanto il causse sa produrre, sale con maggiore decisione attraverso una foresta profonda e silenziosa. Sarebbe inutile tentare qui un inventario completo delle piante che accompagnano il camminatore. L’impresa richiederebbe la competenza di un botanico esperto. L’osservatore attento noterà tuttavia la relativa assenza del bosso e del ginepro, così frequenti in altri altopiani calcarei. Qui predominano invece i cornioli, i prugnoli selvatici che colonizzano ogni spazio disponibile, i viburni, i cisti e i rovi che formano un sottobosco fitto e talvolta quasi impenetrabile.

Gli innumerevoli muretti che accompagnano il cammino incuriosiscono inevitabilmente il pellegrino. Testimoniano un’epoca in cui ogni appezzamento di terreno aveva una propria funzione. Un tempo delimitavano probabilmente i pascoli o contenevano i greggi di pecore che occupavano estesamente questi spazi, oggi riconquistati dal bosco. La natura è diventata così vigorosa e talvolta così invasiva che è difficile immaginare l’intensa attività pastorale che animava questi luoghi, ormai quasi completamente selvaggi.

Sopra le vostre teste le latifoglie offrono un’ombra preziosa. Non aspettatevi tuttavia di incontrare alberi monumentali. Il causse predilige forme più modeste: querce pubescenti dai tronchi spesso contorti, piccoli aceri campestri e aceri di Montpellier perfettamente adattati a questi terreni sassosi e austeri. .

Più avanti il sentiero serpeggia in un sottobosco ormai meno fitto. La luce filtra più facilmente tra i rami e il paesaggio appare improvvisamente più aperto e accogliente, quasi addomesticato.

Sulla sommità della salita si apre una vasta radura dove gli alberi sono stati abbattuti. Dopo il senso di chiusura della foresta, questo spazio aperto dona una piacevole sensazione di respiro. Qua e là compaiono alcune recinzioni. Servono ancora a ospitare greggi di pecore su questi altopiani così isolati dal mondo? Il dubbio rimane.

Successivamente il cammino riprende le sue dolci ondulazioni attraverso il bosco, fino a raggiungere una modesta strada asfaltata.

Tratto 5: Il cammino continua sul causse

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso privo di qualsiasi difficoltà, lungo magnifici cammini.

Avere l’asfalto sotto i piedi significa, almeno in teoria, poter incontrare qualche veicolo. In questo angolo remoto del causse, tuttavia, le probabilità che ciò accada sono davvero minime. .

Poco più avanti il percorso lascia la piccola strada per ritrovare un ampio cammino sterrato, tanto tranquillo quanto accogliente.

La pendenza si addolcisce sotto l’ombra benevola delle latifoglie. Alberi, ancora alberi, sempre alberi. Una foresta quasi ininterrotta accompagna ormai il pellegrino. Per qualcuno questa ripetizione finisce con il suscitare una lieve sensazione di monotonia. Per altri, al contrario, regala un profondo senso di pienezza e di pace. Ognuno vi troverà ciò che è venuto a cercare.

Il cammino raggiunge presto un bivio dove un cartello indica Puy Clavel a meno di due chilometri di cammino. Cajarc si è avvicinata un poco, ma dista ancora 14,4 chilometri. Sui causses i chilometri si conquistano lentamente.

Poi, nel cuore di questa natura che sembra immutata da secoli, si percepisce confusamente un cambiamento. All’improvviso si apre una radura. Ricompaiono i primi segni dell’attività umana, con alcuni prati appena falciati e spazi aperti che interrompono, per un momento, la continuità della foresta.

Ma questa apertura rappresenta soltanto una breve parentesi. Ben presto il cammino sterrato riprende il suo tranquillo procedere, ondulando con eleganza lungo le siepi di latifoglie che lo accompagnano. Il paesaggio familiare del causse torna rapidamente a dominare l’orizzonte.

Eppure il panorama non diventa mai veramente monotono. Più avanti ricompaiono alcuni piccoli prati falciati, discrete tracce di una presenza umana che, in fondo, non è mai del tutto lontana.

Poi lo scenario cambia ancora una volta. Il cammino, divenuto più sassoso, riprende lentamente a salire affrontando pendenze che talvolta superano il 10%. Gli alberi si fanno più radi e la landa riconquista il suo spazio. Lo sguardo scopre così una vegetazione diversa. Tra l’erba e gli arbusti compaiono alcuni ginepri e persino degli agrifogli, specie più caratteristiche degli spazi aperti del causse. Dopo le lunghe traversate nel bosco, il paesaggio ritrova improvvisamente un volto più austero e più selvaggio.

Più in alto il paesaggio assume improvvisamente l’aspetto di una fortezza. Un imponente muro di pietra domina il cammino e sembra sbarrare l’orizzonte, come se un’antica roccaforte dimenticata continuasse ancora a vegliare sulle alture del causse.

La fine della salita annuncia ben presto il ritorno della presenza umana. Il GR65 raggiunge una piccola strada asfaltata presso il paesino di Puy Clavel. Nessun rumore, però, nessuna particolare animazione. Alcune case di pietra si nascondono dietro i loro muri, custodendo gelosamente i propri segreti. Eppure, su questa altura isolata, un appassionato della natura ha creato un piccolo gioiello di ospitalità. I pellegrini che decidono di fermarsi qui sembrano adottare molto rapidamente il ritmo del luogo. Li si vede spesso distesi su una sedia a sdraio, mentre contemplano senza fretta le dolci ondulazioni del paesaggio, con quella rara sensazione che il tempo possa davvero rallentare.

Da Puy Clavel il GR65 prosegue dolcemente tra continui saliscendi. Le salite rimangono comunque più numerose delle discese. A tratti il percorso si ripara sotto gli alberi, a tratti attraversa piccole radure inondate di luce.

In alcuni punti il cammino diventa persino erboso. Le querce e gli aceri di Montpellier continuano a dominare il paesaggio, ma sono ormai accompagnati da alcuni frassini, più frequenti negli spazi aperti. Anche gli alberi sono diventati più alti e maestosi. Qui dispongono di maggiore spazio per allargare le proprie chiome e competere con il cielo.

Successivamente il cammino torna a salire ai margini del sottobosco. Una modesta sorgente o qualche zona umida ricordano che anche su questi altopiani l’acqua è ancora presente. Nel causse l’acqua è un bene tanto prezioso che vale sempre la pena segnalarne la presenza, anche quando non è potabile. Qui non esistono veri fiumi né ruscelli permanenti. Da sempre la scarsità dell’acqua condiziona la vita degli uomini. Senza di essa nessun insediamento può svilupparsi in modo duraturo. È proprio questa povertà d’acqua che spiega in larga misura la bassissima densità di popolazione che ancora oggi caratterizza questi vasti altopiani calcarei. Più avanti il cammino ridiventa decisamente sassoso. Sotto imponenti muretti che talvolta ricordano vere mura di fortificazione, la pendenza si accentua nuovamente fino a raggiungere circa il 10%.. 

Lo sforzo diminuisce gradualmente man mano che ci si avvicina a Gréalou.

Arrivando in questo settore potreste pensare che vi attenda un paese piuttosto importante. La strada, infatti, si prolunga per un buon tratto su un piccolo altopiano punteggiato da case isolate e da abitazioni sparse. Il vero paese, però, rimane ancora nascosto. Solo dopo una lieve discesa compare finalmente, discretamente adagiato nel paesaggio del causse.

Tratto 6: Passando accanto al magnifico dolmen di Pech Laglaire

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso privo di qualsiasi difficoltà, lungo magnifici cammini.

Eppure Gréalou conta soltanto 250 abitanti, in questo paese tanto apprezzato dai pellegrini. Qui l’acqua è presente in abbondanza, ed è probabilmente questa la ragione per cui l’abitato ha potuto svilupparsi più degli altri villaggi del causse. È stata allestita anche un’area per il picnic, dotata di un vero rubinetto di acqua potabile.

A Gréalou il pellegrino trova un piccolo negozio di alimentari e anche la possibilità di mangiare. Un tempo il paese disponeva inoltre di una struttura ricettiva gestita da una donna svizzera che aveva scelto di stabilirsi su questi altopiani isolati. Il luogo rispecchiava perfettamente la sua proprietaria: originale, accogliente, un po’ eccentrico e decisamente fuori dal comune. Purtroppo questa struttura sembra non esistere più. È una perdita davvero spiacevole, perché permetteva a molti pellegrini di concludere qui la loro giornata di cammino. Oggi Gréalou non offre più alcuna possibilità di pernottamento.

Il GR65 lascia Gréalou seguendo una piccola strada asfaltata che, nei pressi del Mas de Trémoulet, si trasforma rapidamente in una pista ghiaiata.

Ben presto il percorso diventa un ampio cammino sterrato che procede quasi in piano, alternando tratti di campagna aperta ad altri immersi sotto la copertura degli alberi.

A una curva del cammino compaiono perfino alcuni piccoli vigneti isolati, dispersi tra cespugli e terreni incolti, come ultime testimonianze di un’attività agricola ormai ridotta a poche parcelle sparse. 

Qua e là una “caselle appare isolata in un prato. Poco più avanti una barriera per il bestiame ricorda che l’allevamento non è del tutto scomparso da questi altopiani. Le querce continuano a dominare il paesaggio e, insieme ai muretti di pietra a secco e agli ampi spazi aperti, compongono uno scenario immutabile. Qui sembra che nulla cambi davvero. Quando lo sguardo si spinge lontano, si distingue ancora Gréalou oltre i campi di cereali oppure l’immensità del causse che si estende fino all’orizzonte. 

Questa campagna semiaperta termina nei pressi dello straordinario dolmen di Pech Laglaire. Di fronte ad esso si erge una croce di pietra, discretamente nascosta tra i ginepri. L’insieme forma un luogo di rara intensità. Ai margini del bosco, pietre erette migliaia di anni fa dialogano con i simboli della fede cristiana. Il luogo sembra sospeso fuori dal tempo, al confine tra storia, spiritualità e credenze ancestrali. È in posti come questo che lo stupore nasce spontaneamente e la natura invita il viaggiatore a rallentare il passo per lasciare spazio alla contemplazione.

Il GR65 si inoltra quindi nella foresta di Coston. Perché non ammetterlo? Come non sentirsi profondamente rasserenati su questo ampio cammino che ondeggia tra muretti di pietra ricoperti di muschio, antiche “caselles e, soprattutto, gli innumerevoli esemplari di quercia pubescente che distendono nel paesaggio le loro sagome nodose? Molti di questi alberi hanno probabilmente diversi secoli di vita. I loro tronchi contorti e i rami tormentati sembrano custodire da sempre la memoria di questi altopiani.

Questi cammini conservano il profumo del passato. Raccontano il tempo lungo, quello delle generazioni scomparse e, forse, dei milioni di pellegrini che prima di voi hanno fatto risuonare i loro passi sulle stesse pietre. Chi potrebbe affermarlo con certezza? E chi potrebbe negarlo? Qui il viandante attraversa senza dubbio uno dei paesaggi più emblematici del Cammino di Compostela. Percorrendo questi boschi carichi di storia, si comprende facilmente perché questo tratto dell’itinerario sia stato inserito nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il cammino rimane ampio e generosamente cosparso di pietre, proprio come il causse ama modellarlo. Ovunque si estende un oceano di verde punteggiato da bassi muretti e da querce dalle silhouette contorte. La magia continua ad agire con la stessa semplicità: le pietre del cammino, la terra color ocra, i muschi spessi, i licheni aggrappati ai vecchi tronchi e questa moltitudine di piccole querce silenziose che popolano l’orizzonte. Nulla distrae lo sguardo. Ovunque alberi e pietre. Nulla interrompe davvero il silenzio. Solo il regolare sfregare dei passi sui sassi accompagna il cammino.

Al termine di questa straordinaria discesa, quasi fuori dal tempo tanto sembra appartenere a un altro mondo, il cammino attraversa semplicemente una modesta strada per rituffarsi immediatamente nel suo universo di pietra e di bosco.

la magia continua anche oltre la strada. Alcune mucche Aubrac pascolano la scarsa erba che cresce tra le pietre. Eppure, in questo paesaggio, il bestiame sembra quasi più discreto delle querce stesse.

Il cammino passa presto nei pressi della fattoria di Martignes, dove si produce il celebre formaggio Rocamadour. Le capre, invece, rimangono invisibili agli occhi del camminatore. Le severe regole del disciplinare di produzione impongono infatti un’alimentazione rigorosamente controllata, che non prevede necessariamente il pascolo libero nei prati circostanti.

A partire dalla fattoria il bosco si dirada progressivamente. Le querce rimangono predominanti, ma lasciano sempre più spazio agli aceri campestri e agli aceri di Montpellier, che conferiscono una maggiore varietà alla vegetazione del causse.

Poi il paesaggio comincia ancora una volta a trasformarsi. Nelle radure compaiono ampi prati e modesti campi di cereali, le cui rese non potranno mai competere con quelle delle ricche pianure agricole. Di tanto in tanto lo sguardo distingue la macchia bruna di un piccolo gregge disperso sui pendii, discreta presenza che anima l’immensa tranquillità dell’altopiano.

Tratto 7: Dolci saliscendi tra campagna e sottobosco

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso senza particolari difficoltà.

Un ampio cammino sterrato compare avvicinandosi al Pigeonnier, un modesto paesino con poche case di pietra dai tetti di tegole rosse. Durante il nostro ultimo passaggio diversi edifici erano in fase di restauro. Sui causses i piccoli paesi sembrano spesso ridursi anno dopo anno. Il viaggiatore vi incontra più facilmente abitazioni abbandonate che case realmente abitate. La natura, invece, continua instancabilmente la propria opera. Si rinnova senza sosta, traendo forza dalle proprie risorse. Le costruzioni dell’uomo sono molto più fragili. Non appena perdono la loro funzione, iniziano lentamente il loro ritorno alla pietra e alla polvere. La rovina è forse, in fondo, il destino ultimo di ogni architettura. Viene allora spontaneo interrogarsi sul futuro di questi altopiani. Arriverà forse il giorno in cui i causses diventeranno un arcipelago di paesini abbandonati, dispersi tra boscaglie, foreste e lande che evolvono secondo le proprie leggi? Le querce, dal canto loro, prosperano da secoli senza chiedere nulla a nessuno. Forse è anche per questo che i 22,5 chilometri del Cammino di Compostela tra Faycelles e Cajarc figurano tra i tratti iscritti nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Qui natura e storia sembrano aver raggiunto un equilibrio raro. Attraversare i causses rimane, in ogni caso, un’esperienza unica e profondamente memorabile.

Il paesaggio si addolcisce progressivamente. Gli spazi diventano più aperti, meno selvaggi, mentre il cammino si avvicina ai dintorni del Verdier.

Qui il pellegrino deve compiere una scelta. Può proseguire sul GR65, che raggiunge Cajarc dopo altri 6.6 chilometri di cammino, oppure seguire la variante, lunga 5.7 chilometri. La grande maggioranza dei camminatori, tuttavia, rimane fedele all’itinerario principale e sono pochi quelli che scelgono il percorso alternativo.

Al Verdier il cammino si trasforma rapidamente in una strada asfaltata. L’attraversamento dei vari paesini che compongono questa piccola località avviene sull’asfalto, con una lieve salita.

Qui il paesaggio presenta un volto leggermente diverso. Gli aceri sono più numerosi, belle case di pietra compaiono dietro il fogliame e magnifici muri ricoperti di muschio ricordano quanto antica sia la presenza dell’uomo in questi luoghi.

Il percorso passa presto davanti a una croce di ferro che segna l’uscita del paesino. 

Il GR65 lascia quindi Le Verdier seguendo il Chemin des Vignes. Il nome farebbe sperare di vedere qualche filare di vite all’orizzonte. Per il momento, però, il paesaggio è occupato soltanto dalle latifoglie del causse.

Più avanti compaiono finalmente alcune viti tra l’erba alta. Sembrano quasi dimenticate. Su questi ceppi sparsi, che costeggiano una breve salita con pendenze comprese tra il 10% e il 15%, non matura però alcun grappolo.

La salita torna quindi a farsi più decisa per raggiungere un modesto altopiano che emerge lentamente al di sopra delle colline circostanti.

In cima alla salita il GR65 segue una piccola strada che attraversa un altopiano relativamente aperto, dove lo sguardo può nuovamente spaziare oltre le siepi e i muretti di pietra. 

Un cammino procede allora parallelamente alla carreggiata, dapprima sotto le latifoglie e poi attraverso alcuni prati. Vi trovate nei pressi di Pech Granat, che il GR65 sfiora appena. Cajarc dista ormai soltanto sei chilometri di cammino.

Successivamente il cammino rientra nel sottobosco. Al di sopra degli alberi domina la grande antenna di Pech Granat. In primavera i rospi che popolano il vicino stagno offrono talvolta un concerto tanto rumoroso quanto inatteso. Oggi, invece, hanno scelto il silenzio. 

Alcune querce presentano qui forme sorprendenti. I loro rami spogli si innalzano verso il cielo come scheletrici alberi maestri di una nave naufragata. Si direbbe che siano prive di acqua e nutrimento da secoli eppure continuano ostinatamente a sopravvivere su queste terre austere.

Poco dopo il percorso costeggia per un breve tratto la strada dipartimentale D12 che collega Figeac a Cajarc.

Ma questa parentesi stradale dura poco. Il cammino, qui meno sassoso che altrove, riconquista rapidamente il paesaggio. Serpeggia nella natura selvaggia accompagnato da muretti ricoperti di muschio che sembrano emergere dal sottobosco come i resti di un mondo dimenticato.

Nei pressi della località di Somberot il viaggiatore scopre all’improvviso strani muri di pietra. I secoli, il muschio, i licheni, il sole e la pioggia hanno lentamente modellato queste costruzioni fino a conferire loro un aspetto quasi irreale. A prima vista si potrebbe immaginare di trovarsi davanti ai resti di un paese scomparso oppure ai ruderi di un antico insediamento di cui si è perduta la funzione. Non abbiamo cercato di approfondire la questione, preferendo lasciare al luogo una parte del suo mistero. Eppure queste rovine raccontano probabilmente una storia molto più semplice e forse anche più commovente. Non sono con ogni probabilità i resti di un castello né quelli di un’abbazia dimenticata. Testimoniano piuttosto la dura esistenza delle famiglie contadine che un tempo abitavano questi altopiani calcarei. Con il progressivo abbandono dei luoghi, i tetti sono crollati, i muri si sono aperti e le querce hanno lentamente ripreso possesso del paesaggio. Sui causses la pietra sopravvive spesso più a lungo della memoria degli uomini

Questa rovina sembra riassumere da sola il destino di molti paesini del causse. Gli uomini hanno costruito, coltivato la terra, allevato greggi e poi sono partiti altrove. Le pietre sono rimaste. Anno dopo anno i muri si sono abbassati, i tetti sono scomparsi e la vegetazione ha riconquistato il proprio spazio. Oggi non resta che un silenzioso dialogo tra la pietra e le piante, tra l’opera dell’uomo e l’infinita pazienza della natura.

Poco più avanti il cammino, nuovamente molto sassoso, scende con decisione nel sottobosco. Tutto intorno l’attività agricola appare modesta e discreta.

Poi il cammino risale poco più avanti, con la stessa abbondanza di pietre sotto i piedi e una pendenza quasi identica, fino a raggiungere una piccola strada presso il Mas de Langarre. È la legge del Cammino di Santiago: si sale e si scende continuamente. Quando però le fitte latifoglie offrono la loro ombra, anche lo sforzo diventa più sopportabile.

Tratto 8: Discesa verso Cajarc

 

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: forti pendenze sulle falesie che dominano Cajarc.

Da qui il cammino continua ancora per un tratto a salire sulle pietre del causse. Il paesaggio vegetale cambia poco. Sono sempre gli stessi compagni di viaggio ad accompagnare il pellegrino ormai da molti chilometri: querce in abbondanza, qualche modesto acero, frassini ai margini degli spazi aperti, carpini, cornioli e rovi che talvolta invadono il sentiero. Castagni, faggi e noci sono praticamente assenti dal paesaggio. Quanto ai ginepri e ai bossi, piante emblematiche del causse, risultano sorprendentemente rari. I boschi di bosso sono stati infatti duramente colpiti negli ultimi anni dalla piralide del bosso, che ha profondamente trasformato alcuni paesaggi del Quercy.

Successivamente il percorso comincia gradualmente la sua discesa verso la valle. Un ampio cammino sterrato serpeggia sul fianco della collina, alternando tratti piuttosto ripidi ad altri più dolci, sempre accompagnato da straordinari muri in pietra a secco. Alcuni raggiungono dimensioni impressionanti e ricordano quasi le mura di una fortezza. Qui si misura l’immenso lavoro compiuto da generazioni di contadini. Un tempo erano certamente molto più numerosi per costruire queste opere destinate a sostenere la terra e a sfidare il passare dei secoli.

A poco a poco la foresta si ritira. I grandi boschi continui scompaiono e rimangono soltanto alcuni gruppi di alberi sparsi nel paesaggio.

Il cammino passa quindi nei pressi di La Deille, una fattoria la cui splendida “caselle“ è integrata negli edifici dell’azienda agricola.

La discesa verso Cajarc è ormai ben avviata. Un’ampia pista sterrata perde gradualmente quota senza particolari difficoltà. Attraversa un paesaggio armonioso dove si alternano boschetti, prati e terreni agricoli.

Man mano che ci si avvicina alla valle del Lot, l’attività agricola torna a occupare uno spazio più importante. Alcuni campi di cereali, dalle rese modeste, occupano i terreni pianeggianti, mentre le mucche Aubrac pascolano tranquillamente nei prati.

Il percorso raggiunge quindi il paesino di Touron, dove incontra una piccola strada asfaltata. 

Qui vi trovate ancora a circa 300 metri di altitudine. Cajarc, invece, si trova a circa 150 metri sul livello del mare. Rimane quindi un notevole dislivello da perdere. La strada diventa presto più ripida e comincia la sua discesa verso la valle. 

Poi, all’improvviso, dalla cresta il paesaggio si apre in tutta la sua ampiezza. La vista sulla valle del Lot è davvero spettacolare. Sul fondo della conca verde appare Cajarc, raccolta lungo le rive del fiume. La piccola cittadina sembra posata come una perla nel cuore di un anfiteatro di falesie calcaree, mentre il Lot disegna tranquillamente i suoi meandri ai piedi delle pareti rocciose. Dopo la lunga e solitaria traversata del causse, questa apparizione possiede qualcosa di quasi teatrale.

Più in basso la strada asfaltata lascia improvvisamente il posto a un cattivo sentiero che precipita verso il Roc de la Combe e il Travers de Glaudy, le falesie che dominano Cajarc. Da questo momento la discesa cambia completamente carattere. È finita la dolcezza dei cammini del causse. Il sentiero scende rapidamente lungo i pendii rossastri che precipitano verso la valle del Lot con una pendenza davvero notevole. Le ginocchia vengono immediatamente messe a dura prova. In alcuni punti la pendenza supera abbondantemente il 30%. Alcuni tratti sono così diretti che bisogna quasi lottare contro la gravità per non lasciarsi trascinare fino al fondo della valle.

In certi punti il sentiero non è altro che una pietraia instabile, dove ogni passo richiede la massima attenzione.

Più in basso il sentiero si restringe tra l’erba alta e i cornioli. Eppure, nonostante il cambiamento del paesaggio, la pendenza rimane altrettanto severa.  

Il percorso passa quindi accanto a una grotta aperta nella parete rocciosa. Qui la roccia diventa spettacolo. Nel corso delle ore la luce gioca con i rilievi del calcare, trasformando continuamente il paesaggio. Le ombre mettono in risalto le profonde cavità scavate nella parete, mentre le cornici rocciose assumono di volta in volta sfumature grigie, azzurre o argentate. Talvolta l’insieme appare quasi irreale, come se la montagna rivelasse per qualche istante la propria architettura segreta.

E la discesa continua senza concedere una vera tregua. Pietre mobili e passaggi scoscesi si susseguono fino ai piedi della falesia. Il sentiero si addolcisce soltanto avvicinandosi a La Peyrade, il primo quartiere di Cajarc.

Cajarc, che oggi conta poco più di 1.200 abitanti, ha conservato buona parte del suo carattere medievale. Il centro storico è circondato dal Boulevard du Tour de Ville, che segue approssimativamente il tracciato delle antiche fortificazioni. La cittadina si sviluppa ai piedi del causse, sulla riva del Lot, stretta tra il fiume e le falesie che dominano la valle. Le case del centro storico possiedono un fascino straordinario. Generalmente alte e strette, presentano il piano terreno e il primo piano costruiti in pietra calcarea. I livelli superiori sono talvolta realizzati con struttura a graticcio e sporgono leggermente sulla strada grazie agli sporti, caratteristici dell’architettura medievale del Quercy.

La chiesa di Saint-Étienne, le cui origini risalgono al XII secolo, ha attraversato una storia movimentata. Danneggiata durante le Guerre di Religione, fu in parte distrutta dai protestanti prima di essere ricostruita e più volte rimaneggiata nel corso dei secoli. Il suo aspetto attuale è quindi il risultato di una lunga successione di restauri.

Pochi paesi di queste dimensioni possono vantare di aver accolto tante personalità illustri. Françoise Sagan visse a lungo a Cajarc e oggi riposa nei dintorni. Georges Pompidou possedeva una residenza sul vicino causse. Quanto a Coluche, frequentava abitualmente il caffè Chez Moulinot durante i suoi soggiorni nella regione. La tradizione locale racconta che proprio qui, nel 1975, trovò l’ispirazione per il suo celebre sketch dello Schmilblick. Il Café Moulinot esiste ancora e conserva con orgoglio il ricordo del grande comico. Il suo ritratto è ancora esposto all’interno del locale, mentre un viale porta ormai il suo nome. Monsieur Moulinot, il commerciante di articoli da pesca dello sketch, appartiene ormai alla memoria collettiva. Quanto al celebre Papi Vougeot, sembra essersi definitivamente perduto tra le nebbie dell’immaginazione di Coluche. Oggi Cajarc vive in gran parte di turismo. Alcuni visitatori arrivano sulle tracce di Coluche, altri scoprono semplicemente una delle più belle cittadine della valle del Lot. I pellegrini di Compostela, riconoscibili dagli zaini e dai sandali da riposo, si mescolano ai turisti che passeggiano tra i vicoli o si soffermano ai tavolini dei caffè. Durante l’estate i turisti sono generalmente più numerosi dei pellegrini. Qui il Cammino di Compostela, che in molti paesi attraversati ha profondamente trasformato l’economia locale, rimane più discreto. Cajarc possiede infatti una propria identità, costruita molto prima della rinascita degli itinerari jacobei.

Questa prosperità, del resto, non è affatto recente. Cajarc fu a lungo una cittadina vivace e commerciale. Le concerie, i mulini, le miniere di fosfati e soprattutto il porto sul Lot ne garantirono la ricchezza per diversi secoli. Dai suoi moli partivano un tempo fosfati, legname e vino diretti a Cahors e alle altre città della valle. Oggi le antiche chiatte sono scomparse da molto tempo. Al loro posto un elegante ponte sospeso attraversa il fiume. Eppure, quando il sole tramonta sulle acque tranquille del Lot, non è difficile immaginare l’intensa attività che animava un tempo questo porto, dal quale dipendeva gran parte della vita economica della regione.

Alloggi sulla Via Podiensis

 

    • Gîte Les Cabrioles de Balajou, Balajou; 06 42 38 35 02/06 89 20 95 73; Gîte, cena, colazione, cucina
    • Gîte Le Relais de St Jacques, La Cassagnole; 05 65 34 03 08/06 31 83 20 98; Gîte donativo, cena, colazione
    • Chambres d’hôtes La Caselle, La Croix Blanche; 05 65 34 05 68/06 31 83 20 98; Camera d’ospiti, colazione
    • Chambres d’hôtes Bleu Lumière, Mas du Rou, Faycelles; 06 86 71 1314; Camera d’ospiti, cena, colazione
    • Gîte La Maison Médiévale, Faycelles; 06 7979 12 47; Gîte, colazione, cucina
    • Café La Petite Pause, Faycelles; 05 65 34 65 09/07 7027 84 00; Camera d’ospiti, cena, colazione
    • La Mythié, Chemin du Château, Béduer; 06 42 47 92 93/05 65 34 22 25; Camera d’ospiti, cena, colazione
    • La Coquille, Chemin du Château, Béduer; 06 38 94 10 47/05 65 11 40 86; Camera d’ospiti, colazione
    • La Soursonette, Pech Rougié/Béduer; 06 4796 25 92; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
    • La Forge de Béduer, Béduer; 06 31 83 51 42; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
    • L’Hirondelle du Bourg, Béduer; 06 71 17 83 23; Camera d’ospiti, cena, colazione
    • Gîte Ecoasis**, Puy Clavel; 06 71 00 48 30/09 50 07 74 68; Gîte, cena, colazione
    • Gîte de la Tounisse, Le Pigeonnier; 06 17 98 90 93; Gîte, cena, colazione
    • Gîte Arnasse, Le Pigeonnier; 06 22 37 20 00; Gîte, cena, colazione
    • Gîte communal, Rue de la Cascade, Cajarc; 06 14 66 54 69; Gîte, colazione, cucina
    • Gîte Pat Pèlerine, 723 Avenue Georges Pompidou, Cajarc; 06 76 06 93 19; Gîte, cena, colazione, cucina
    • Gîte Le Pèlerin, 11 Rue Lacaunhe, Cajarc; 06 85 60 44 37; Gîte, colazione, cucina
    • Chambres d’hôte Alain Schlumberger, 66 Avenue Georges Pompidou, Cajarc; 06 22 89 47 69; Camera d’ospiti, colazione
    • Gîte Hôtel La Peyrade**, 52 Rue de Lapeyrade, Cajarc; 05 65 10 42 03; Gîte e Hotel, cena, colazione
    • Hôtel La Ségalière, 380 Avenue François Mitterrand, Cajarc; 05 65 40 65 35; Hotel, cena, colazione
    • Camping municipal du Terriol**, Rue du Cazpul, Cajarc; 07 66 49 73 15; bungalow, mobil homes, colazione, cucina

    Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.

    Se si considera la capacità ricettiva, prima di raggiungere Cajarc sono disponibili circa 120 posti letto, il che lascia supporre che molti pellegrini scelgano di suddividere questa lunga tappa fermandosi lungo il percorso. A Cajarc, invece, l’offerta si amplia fino a circa 150 posti letto. Poiché il numero dei camminatori sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra i 100 e i 200 pellegrini, questa tappa non dovrebbe presentare particolari difficoltà dal punto di vista dell’alloggio, tanto più che molti preferiscono non percorrerla interamente in una sola giornata, vista la sua notevole lunghezza.

    Questi itinerari, che attraversano territori spesso poco abitati, offrono relativamente pochi servizi. I ristoranti sono rari, così come i negozi di alimentari, che spesso si riducono a piccole botteghe di paese o a punti vendita di pane con una scelta limitata di verdure e latticini. È comunque possibile trovare un punto di ristoro a Faycelles. Piccoli negozi di alimentari sono presenti anche a Faycelles, Béduer e Gréalou. I punti d’acqua sono distribuiti con una certa regolarità lungo il percorso, in particolare a Faycelles, Béduer e Gréalou. Alcuni sono dotati anche di servizi igienici, spesso toilette a secco, soprattutto a Faycelles e Béduer. Al termine della tappa, Cajarc offre tutti i servizi e i comfort di cui un camminatore può avere bisogno. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o navette per il ritorno al punto di partenza. Tra queste, La Malle Postale rappresenta il principale punto di riferimento per i pellegrini che percorrono i Cammini di Santiago.

    Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
    Tappa prossima : Tappa 16: Da Cajarc à Limogne-en-Quercy
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