Dall’Aveyron al Lot
MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.
Per questo percorso, ecco il link:
https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-livinhac-le-haut-a-figeac-par-le-gr65-42696187
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Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.
In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.
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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.
La Stele di Rosetta è una lastra incisa scoperta nel 1799 nei pressi della città di Rosetta, nel Basso Egitto. Questa stele di granito reca un decreto emanato nel 196 a.C. dal faraone Tolomeo V ed è incisa in tre diverse scritture: geroglifica, demotica e greca. Oggi è conservata al British Museum di Londra. È noto che la decifrazione di questa stele fu opera di Jean-François Champollion (1790-1832), detto Champollion il Giovane, nato a Figeac, in rue de la Boudousquairie, settimo e ultimo figlio di un libraio e di una tessitrice.
Collocando questa tappa sulla carta generale della Via Podiensis, si osserva che la prima parte del percorso si svolge nel dipartimento dell’Aveyron, che ben presto lasceremo per entrare nel dipartimento del Lot. La tappa attraversa così, senza alcuna transizione, il territorio dei Ségalas per raggiungere la Limargue. Si conclude infine a Figeac, la città di Champollion, sulle rive della Célé. Negli ultimi anni questa tappa è stata in parte modificata e alcuni tratti del percorso sono stati ridisegnati, ma ciò non ha cambiato in modo sostanziale la sua geografia. L’unica differenza è che il percorso originario è stato accorciato di oltre tre chilometri. Oggi camminerete tra i Ségalas e la Limargue, due territori dai caratteri molto diversi. Il sottosuolo dei Ségalas, che poggia sul massiccio granitico del Massiccio Centrale, è costituito in gran parte da rocce metamorfiche, come gneiss e scisti. I suoli che ne derivano sono acidi, poveri e poco produttivi dal punto di vista agricolo. È proprio per questo motivo che questa regione, chiamata ségala, deve il suo nome al fatto che per secoli vi si poteva coltivare quasi esclusivamente la segale, mentre il frumento vi cresceva con grande difficoltà. Solo il fondovalle, grazie ai depositi alluvionali, offrivano terreni più fertili e adatti alle coltivazioni. Naturalmente, con il passare del tempo, molti terreni sono stati migliorati. Sui versanti delle valli, tuttavia, ben poco è cambiato. Il bosco ricopre ancora ampiamente i pendii esposti a sud, dove dominano querce e castagni che formano estesi cedui, mentre sui versanti rivolti a nord prevalgono i faggi e le conifere. Talvolta un prato compare su un piccolo pianoro, lungo un ruscello, nei punti in cui gli apporti alluvionali hanno reso il terreno più fertile. Sopravvivono ancora vaste aree di brughiera, popolate da ginestre, felci ed eriche. L’albero simbolo dell’intera regione è senza dubbio il castagno, che per centinaia di anni ha rappresentato la base dell’alimentazione locale. Se è ormai scomparso dal fondovalle, continua invece a crescere numeroso sui versanti non coltivabili, dove può formare cedui quasi impenetrabili. La Limargue presenta invece una natura completamente diversa. Qui predominano rocce sedimentarie, come calcari, marne e arenarie, che danno origine a terreni ricchi e fertili. La Limargue è una terra di dolci colline verdeggianti e ospita la città di Figeac.
Difficoltà del percorso: i dislivelli della giornata (+476 metri / -488 metri) sono decisamente contenuti per una tappa piuttosto lunga. Tuttavia, tra il Lot e la Célé vi attendono alcuni saliscendi, sempre abbastanza affrontabili. La prima salita, quella che conduce a Montredon, è comunque piuttosto impegnativa. Per il resto, il percorso assomiglia a un continuo alternarsi di tratti asfaltati e di cammini sterrati, che possono diventare molto fangosi dopo la pioggia. Una lunga discesa lungo i fianchi delle colline vi accompagnerà infine fino a Figeac.

Stato del GR65: la tappa odierna si svolge prevalentemente su strade asfaltate piuttosto che su cammini, come accade spesso lungo il Cammino di Santiago:
- Asfalto: 14.5 km
- Cammini : 9.0 km
A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.
È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.
Per “ dislivelli reali ”, rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Il percorso risale sull’altopiano

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : alcune salite piuttosto impegnative prima di Pérols e di Feydel-le-Haut; per il resto, il percorso non presenta particolari difficoltà.

| Il GR65 lascia Livinhac-le-Haut dolcemente, quasi in piano, seguendo l’asfalto fino a un incrocio situato ai margini del paese. |
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| Prosegue poi lungo una modesta strada dipartimentale che serpeggia tranquillamente tra i prati e le prime siepi della campagna. |
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| Poche centinaia di metri più avanti appare la località di La Planque, raccolta attorno a una piccola croce di pietra dimenticata ai margini del cammino. |
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| Qui il GR65 abbandona l’asfalto e inizia la salita verso la collina, passando accanto a una fattoria aggrappata al pendio. |
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| Il percorso diventa allora un accidentato cammino sassoso, irregolare e sconnesso, che sale con decisione al confine tra il sottobosco e gli spazi aperti, tra cespugli e sterpaglie, sotto l’alta protezione di querce e frassini. |
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| La salita è davvero impegnativa, bisogna ammetterlo, e il cammino assomiglia talvolta a un vero campo di battaglia, dove le pietre sembrano contendere ogni passo al pellegrino. |
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| Sulla sommità di un primo rilievo la pendenza finalmente si attenua nei prati, pur mantenendosi ancora intorno al 10%. |
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| Poco più in alto il pellegrino ritrova il respiro quando il cammino raggiunge il paesino di Pérols. L’intero abitato è stato profondamente restaurato non molti anni fa. Non è più un autentico paesino rurale, ma assomiglia ormai a un piccolo villaggio turistico, con appartamenti e un grande ostello. Probabilmente sono pochi i pellegrini diretti a Santiago che vi trascorrono la notte. |
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| Ma la salita è ancora ben lontana dall’essere conclusa. Il cammino sbuca presto su una piccola strada di campagna che continua ostinatamente a salire. |
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| Questa strada asfaltata, ripida e senza un attimo di tregua, conduce fino al quartiere residenziale di Puech del Soyt, dove alcune ville recenti dominano la valle. Del resto, i panorami più belli attirano quasi sempre le dimore più confortevoli, non è vero? |
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| Più in basso il Lot scorre placidamente nella pianura, maestoso e quasi immobile sotto la luce del giorno. |
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| Poi le ville scompaiono dietro gli alberi e la strada continua a salire sotto frassini, carpini, faggi e castagni, che poco a poco richiudono la loro volta vegetale sopra la strada. |
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| Infine, in località Le Thabor, la dura salita termina. Il percorso ritrova il fondo di terra battuta e prosegue a lungo su una pendenza ormai quasi impercettibile. . |
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| Il pellegrino ritrova allora tutta la gioia del cammino, quella che nasce da percorsi capaci di ridare slancio ai passi e di alleggerire quasi ogni fatica: un ampio nastro di terra battuta che corre all’ombra delle siepi oppure costeggia le recinzioni destinate a contenere il bestiame. |
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| In questa campagna compaiono betulle, faggi e castagni, ma è la quercia che diventa progressivamente la vera protagonista del paesaggio. Avvicinandosi ai causses, la sua presenza si impone con un’evidenza quasi sovrana, fino al giorno in cui regnerà da sola sugli altopiani pietrosi. |
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| Spesso le vecchie querce innalzano i loro tronchi possenti lungo il cammino, prima di aprirsi in grandi branche maestre che sostengono un’immensa chioma ondeggiante. Nei prati vicini, le bovine Aubrac continuano a osservare il passaggio dei pellegrini con quello sguardo pacato e lievemente malinconico che le contraddistingue. |
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| È raro incontrare, lungo il Cammino di Santiago, tratti di una serenità così profonda, dove tutto sembra respirare dolcezza: gli alberi, la luce, il lento procedere del cammino e perfino il silenzio della campagna. |
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| Poco più avanti il bel cammino raggiunge la località di La Treille. Questi paesaggi possiedono il fascino discreto delle antiche strade rurali, che non cercano mai di stupire ma finiscono comunque per imprimersi profondamente nella memoria. Nulla qui possiede la forza del grandioso. Tutto nasce invece dall’armonioso equilibrio tra la terra, gli alberi e la luce. |
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| Più avanti ancora il cammino sterrato si avvicina alla strada che sale da Livinhac-le-Haut verso Montredon, senza tuttavia raggiungerla davvero. Il percorso continua a svolgersi sotto castagni e querce, talvolta accompagnati da qualche frassino ai margini del bosco. Il sentiero serpeggia sotto una volta vegetale nella quale le grandi querce e i maestosi castagni distendono i loro rami come le colonne di un’antica cattedrale rustica. In questi boschi regna una frescura silenziosa, quasi protettiva, che avvolge il pellegrino e lo allontana poco a poco dal mondo moderno. |
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| Anche i cammini contribuiscono a questa sensazione di intimità. Non si tratta di ampie piste aperte, ma di modeste vie di terra modellate dal tempo, talvolta incise dall’acqua, fiancheggiate da alte erbe, scarpate e recinzioni contadine. Si intuisce che generazioni di contadini, greggi e viandanti le abbiano lentamente plasmate nel corso dei secoli. La terra sembra conservare ancora la memoria di tutti coloro che vi sono passati. |
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| Poi il cammino si restringe e riprende a salire nella campagna, tra i cespugli. Il fascino di questi paesaggi nasce anche dalla loro profonda semplicità. Nulla appare artificiale. Gli alberi crescono liberamente, i cammini seguono con naturalezza le ondulazioni del terreno e tutta questa campagna conserva una sobria asprezza che conquista immediatamente il viandante. |
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| Ben presto, sotto i frassini e i castagni, appare sopra il cammino il paesino di Feydel-le-Haut, adagiato sulle alture come una discreta sentinella di pietra. In questa regione i tronchi dei castagni, spesso chiari e argentati dal tempo, ricordano talvolta la corteccia pallida delle betulle. |
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| Il cammino attraversa quindi una piccola strada e prosegue la sua salita con una pendenza dolce. In alcuni punti un vecchio castagno solitario disegna la propria sagoma contro l’azzurro del cielo, come l’ultimo superstite di un’epoca lontana. Sembra ricordare il tempo in cui lui e i suoi simili formavano immense selve di castagni, quando i loro frutti nutrivano i contadini e rappresentavano qui una vera ricchezza di sussistenza. |
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| Il cammino raggiunge lentamente le fattorie di Feydel-le-Haut. È la campagna nella sua forma più autentica: una terra rimasta intatta, sincera, preservata dagli artifici della modernità. Nei prati le vacche di razza Montbéliarde riposano all’ombra di gruppi di querce e castagni, del tutto indifferenti al passaggio dei pellegrini. |
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| Poco più in alto il cammino passa accanto al basamento della nuova “Croce dei Tre Vescovi”. È curioso osservare come, lungo il Cammino di Compostela, le croci sembrino spesso presentarsi a gruppi di tre, proprio come accadeva già sugli altipiani dell’Aubrac. Questa possiede una storia particolare. Rimasta a lungo scomparsa e ritrovata soltanto in parte, venne infine ricostruita in arenaria grazie ai tre comuni confinanti: Montredon per il Lot, Montmurat per il Cantal e Livinhac per l’Aveyron. La vecchia croce, che per un certo periodo era stata spostata lontano dalla sua collocazione originaria, ha così ritrovato il proprio posto. Oggi si erge nuovamente, fiera e silenziosa, tra cielo e terra, in questo luogo ricco di storia le cui origini risalirebbero al XVII secolo. |
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Qui il percorso entra nel dipartimento del Lot, che il pellegrino avrà presto l’occasione di attraversare quasi da un’estremità all’altra, seguendo il ritmo lento delle piccole valli, dei causses e degli antichi cammini di pietra.

Tratto 2: Tra saliscendi sull’altopiano

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : un continuo susseguirsi di salite e discese, senza particolari difficoltà.

| Dalla “Croce dei Tre Vescovi” la pendenza si attenua sensibilmente, come se il percorso decidesse finalmente di concedere un po’ di tregua al pellegrino. Il GR65 prosegue allora sull’asfalto, talvolta all’ombra dei grandi noci, in direzione del piccolo paesino di Cagnac, raccolto ai margini della strada. |
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| Poco dopo, la strada attraversa un bosco piuttosto fitto, dove querce e castagni si mescolano qua e là con alcuni scuri abeti rossi. Le grandi selve di castagni che un tempo ricoprivano questa regione sono però in gran parte scomparse nel corso dei secoli e oggi hanno spesso lasciato il posto ai noci, le cui sagome accompagnano ormai gran parte del paesaggio. |
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| Il GR65 alterna quindi prati aperti e margini boschivi, passando continuamente dalla luce all’ombra. Poi, a una curva della strada, appare Montredon, adagiato tranquillamente sulla sua collina. . |
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| La piccola strada raggiunge quindi la strada dipartimentale D21, che sale da Livinhac-le-Haut fino all’ingresso del paese. |
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| Ai piedi del paese, all’incrocio delle strade, una piccola e discreta chiesa serve ancora come luogo di culto per gli abitanti della zona. |
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| Montredon significa « monte arrotondato » e il nome descrive perfettamente il paesaggio. Questo pittoresco villaggio si sviluppa sul fianco di un dolce rilievo dominato dalla chiesa di San Michele. Occorre risalire le strette viuzze per raggiungere il cuore dell’abitato, situato sulla sommità della collina. |
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| Il GR65 attraversa il paese prima di ridiscendere dal versante opposto, passando accanto a una semplice croce di legno eretta lungo la strada. |
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| La strada si inoltra quindi nella campagna. La discesa è piuttosto sostenuta e si svolge sotto alberi a foglia caduca, i cui rami richiudono lentamente la loro ombra sopra il viandante. |
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| Ai piedi della discesa la strada raggiunge il bivio di Lalaubie, immerso nella quiete delle piccole valli. |
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| Qui una vasta azienda agricola sembra quasi riversarsi sulla strada stessa, come se l’attività della fattoria avesse finito per occupare tutto lo spazio circostante. |
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| La strada riprende quindi a salire dolcemente costeggiando la fattoria, prima di svoltare bruscamente ad angolo retto nel cuore della campagna, quasi esitasse per un istante sulla direzione da prendere in questo mare di prati e siepi. |
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| Prosegue poi verso il paesino di Tournié, discretamente adagiato tra le dolci ondulazioni del paesaggio. |
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Voltandosi verso Montredon, non si può che restare colpiti dalla serena bellezza di questa natura quando il cielo è limpido e la luce generosa. E poi ci sono quei piccoli campanili che emergono dai villaggi come punti di riferimento familiari nel paesaggio. Senza di loro la campagna sembrerebbe quasi incompleta.

| Qui la natura non conosce le linee rigide tracciate con il righello prima che l’uomo decidesse di imporle il proprio ordine. I contadini si sono limitati a delimitare le strade asfaltate con tranquille siepi di castagni, per consentire il passaggio dei trattori e collegare le fattorie sparse nella campagna. |
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| La strada raggiunge presto Tournié, un grazioso piccolo paesino agricolo raccolto nel cuore dei campi, dove aleggia il profumo fresco dell’erba e della terra. Vi si scopre persino un antico pozzo che sembra ancora utilizzato, a giudicare dalla corda sostituita di recente. Fortunata è questa terra, dove il patrimonio rurale tradizionale non è ancora del tutto scomparso sotto gli assalti della modernità. Certo, qualche cartellone pubblicitario ha fatto la sua comparsa nel paesaggio, ma ognuno deve pur trovare il modo di vivere. |
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| La strada attraversa quindi il paese tra fattorie e fienili. Il Cammino di Santiago ha sempre avuto una predilezione per gli itinerari secondari, ed è probabilmente questo uno dei motivi del suo fascino. Ai grandi centri animati preferisce i paesini più appartati, dove sopravvivono ancora frammenti della vita di un tempo. Qui non si incontrano quartieri residenziali moderni che abbiano deturpato la campagna. Il paesaggio ha conservato la propria anima rurale e il suo antico equilibrio. |
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| All’uscita del paesino, la strada scende dolcemente verso Lacoste attraverso una campagna tranquilla. Talvolta lo sguardo si posa su un paesino dimenticato in lontananza, altre volte soltanto su poche case o fattorie isolate, disperse nell’immensità dei prati e dei boschi. |
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| Vi avvicinate progressivamente alla Limargue. Il paesaggio cambia con discrezione: le colline diventano più dolci, gli orizzonti si aprono e sembrano più accoglienti, quasi che la campagna stessa desideri trattenere il viaggiatore. In questi vasti prati le mucche pascolano tranquillamente l’erba rigogliosa, prima di sdraiarsi all’ombra delle querce e dei castagni. E come non notare quelle lunghe file di pali che accompagnano i piccoli ruscelli o seguono il profilo delle colline? Conferiscono al paesaggio quella semplicità contadina e armoniosa che ne costituisce tutto il fascino. |
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| La strada passa quindi accanto alle case di Lacoste, costruite con grandi blocchi di pietra dai toni caldi. Il paesino sembra abitato dall’antica saggezza della pietra e delle vecchie travature, come se il tempo vi scorresse più lentamente che altrove. |
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| A Lacoste il percorso abbandona ancora una volta l’asfalto per ritrovare la terra battuta. Il cammino si inoltra allora tra gli alberi da frutto prima di raggiungere dolcemente la frescura del sottobosco. . |
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Tratto 3: Dolci ondulazioni del terreno, passando accanto al bellissimo stagno di Guirande

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: snessuna difficoltà particolare, salvo nel sottobosco prima della cappella di Guirande, dove con il maltempo il percorso può risultare delicato a causa delle pietre.

| Un piccolo cammino scende dapprima tra l’erba alta, per poi diventare più sassoso avvicinandosi al sottobosco, dove il terreno alterna terra nuda e pietre mobili. |
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| Il percorso si restringe quindi in uno stretto sentiero che serpeggia in pendenza tra i cespugli. Sotto le querce, gli arbusti, gli agrifogli e i castagni più esili intrecciano i loro rami in un groviglio quasi impenetrabile, nel quale la luce del giorno fatica a filtrare. Il passo diventa incerto, il piede scivola facilmente sui grossi sassi instabili e, quando piove, il fango trasforma rapidamente questo tratto in una vera distesa melmosa. A prima vista può sembrare un dettaglio di poco conto, ma sono proprio questi cammini a mettere più a dura prova le gambe, spesso più delle lunghe salite. |
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| Fortunatamente questo passaggio è piuttosto breve. Ben presto il cammino ritrova aria e luce quando raggiunge, più in basso, una piccola strada che conduce alla cappella di Guirande. |
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| La cappella di Sainte-Marie de Guirande sorge ai margini della strada, accanto al suo piccolo cimitero. Costruita tra il XII e il XIII secolo, è iscritta nell’elenco dei Monumenti Storici non tanto per il suo esterno, sobrio e privo di particolare imponenza, quanto per i notevoli affreschi del XVI secolo conservati al suo interno. |
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| Il GR65 lascia quindi la cappella e la sua splendida croce in ferro battuto, innalzata sotto le grandi querce. Per un breve tratto segue la strada dipartimentale D2 in direzione di Figeac, prima di svoltare bruscamente ad angolo retto per risalire verso il paesino di Guirande. |
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| Il percorso attraversa dolcemente il paesino sull’asfalto, tra antiche case costruite con grossi blocchi di pietra levigati dai secoli. Accade spesso agli escursionisti di pensare che quanto più la pietra invecchia, tanto più aumenti il suo fascino, come se il tempo stesso le avesse donato una silenziosa nobiltà. |
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| All’uscita del paesino, il cammino prosegue tranquillamente in piano sotto grandi querce e magnifici castagni che distendono i loro rami sopra il passaggio. |
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| Qui gli alberi assumono un aspetto quasi maestoso lungo questo tranquillo viale di campagna, dove ombra e luce si rincorrono continuamente sulla terra del cammino. |
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| Al termine di questo viale, un ampio cammino sterrato attraversa prati e campi che ondeggiano su dolci colline, interrotti qua e là da piccoli boschi ricchi di latifoglie. |
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| Il cammino prosegue a lungo attraverso questa campagna serena, avanzando senza fretta tra pascoli, siepi e gruppi di alberi. |
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| Poi ridiscende dolcemente verso la strada ai piedi della collina, come se riportasse lentamente il pellegrino verso il mondo degli uomini. |
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| Qui il GR65 ritrova l’asfalto e risale fino alla piccola strada dipartimentale D41. |
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| Il percorso segue questa modesta strada fino al paesino di Terly. Dopo numerose tappe, il pellegrino finisce spesso per diventare più sereno, quasi fatalista. Non si irrita più davanti ai nastri d’asfalto che talvolta interrompono il suo cammino. Bisogna accettarlo: egli non è che un discreto viandante in un territorio modellato non per il sogno o per il cammino, ma per le necessità quotidiane degli uomini. Eppure, mentre sale lentamente, il suo sguardo può ancora spaziare verso lo stagno di Guirande, che scintilla più in basso nella luce. |
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| A Terly, il GR65 lascia la strada dipartimentale all’altezza di un’elegante croce in ferro battuto, quindi una piccola strada scende dolcemente verso lo stagno di Guirande. |
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| Si tratta di uno specchio d’acqua tranquillo, quasi immobile, attraversato da un cammino che, nei periodi di piena, può essere sommerso dall’acqua. Questo piccolo paradiso discreto, sospeso tra cielo e terra, assomiglia a una parentesi di serenità, dove il tempo sembra rallentare. Sulle rive silenziose qualche pescatore solitario viene talvolta a insidiare trote. Più spesso, soltanto il richiamo improvviso di un’anatra selvatica interrompe la profonda quiete del luogo. |
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| Lo specchio d’acqua cambia volto con il susseguirsi delle stagioni e dei capricci del clima. In alcuni anni l’acqua invade ampiamente le rive, mentre in altri lo stagno appare quasi prosciugato, lasciando affiorare il fondale fangoso e le erbe adagiate sul terreno. |
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| La strada lascia quindi lo stagno e prosegue poco più in alto, passando accanto a fattorie discretamente protette dai grandi alberi che vegliano sulla campagna. |
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Tratto 4: Dolci ondulazioni tra campagna e sottobosco

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso privo di qualsiasi difficoltà.

| È quasi un sollievo ritrovare ben presto un cammino sterrato che si inoltra nuovamente sotto i castagni e le querce, lontano dall’asfalto e dal rumore delle strade. |
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| Poco dopo gli alberi si diradano progressivamente e il cammino svolta bruscamente ad angolo retto, iniziando una lieve salita attraverso una sorta di landa selvaggia invasa da cespugli, cinorrodi e rovi intrecciati. |
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| Qui la natura sembra essersi completamente ripresa i propri spazi. Le antiche siepi di latifoglie si sono dissolte in una vegetazione spontanea e intricata, dove l’uomo sembra aver rinunciato da tempo a imporre qualsiasi ordine. |
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| Il cammino raggiunge presto il paesino di Bord, situato lungo una piccola strada secondaria. |
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| Un tempo qui esisteva un locale dove gli escursionisti potevano fermarsi per mangiare e riposare. Oggi il luogo sembra definitivamente chiuso, come abbandonato al lento declino delle campagne. |
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È proprio qui che il tracciato del GR65 è stato modificato. In passato il cammino attraversava campi e sottoboschi in direzione di La Cipière. Oggi la segnaletica rimane piuttosto confusa: il GR65 lascia il paesino verso sinistra, segue per un tratto la strada e poi svolta più avanti a destra in direzione di St Félix, indicata a venticinque minuti di cammino.

| Un sentiero forestale si inoltra quindi ai margini del bosco, sotto le latifoglie. |
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| L’ombra è generosa sotto i grandi alberi, che richiudono i loro rami sopra il sentiero. |
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| All’uscita del bosco il cammino costeggia un vasto campo prima di ritornare nei pressi della strada dipartimentale D2. Tutto questo continuo modificarsi del percorso merita qualche spiegazione. Per una fortunata coincidenza abbiamo incontrato qui la responsabile degli Amis de Saint-Jacques per il settore di Figeac, una signora di grande gentilezza che ha percorso oltre cinquemila chilometri lungo i Cammini di Compostela. A Bord alcuni agricoltori non desideravano più che il GR attraversasse i loro prati. Un proprietario più generoso ha però accettato di cedere una fascia del proprio terreno per consentire ai pellegrini di continuare a passare. È anche così che il Cammino cambia costantemente nel corso degli anni. I pellegrini più ingenui, convinti di seguire esattamente le orme dei loro predecessori, spesso si sbagliano. Basta ricordare che gran parte delle foreste francesi appartiene a proprietari privati: senza il loro consenso e la loro disponibilità, il Cammino di Santiago non avrebbe mai potuto attraversare una tale varietà di paesaggi in Francia. |
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| Al termine del campo il GR65 attraversa la strada dipartimentale e prosegue lungo la strada in direzione di St Félix. Anche qui il tracciato è stato modificato. Un tempo un piccolo sentiero seguiva discretamente il corso del torrente attraverso il sottobosco. Oggi è l’asfalto ad aver preso il suo posto e ormai sapete perché questi cambiamenti sono così frequenti lungo il Cammino. |
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| La strada scende quindi dolcemente attraverso i prati, spesso tra mandrie che osservano il passaggio dei pellegrini con la consueta e tranquilla indifferenza. |
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| Attraversa poi il discreto ruscello di Donazac, quasi nascosto dalla vegetazione. |
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| Successivamente la piccola strada risale verso il paese, accompagnata dall’ombra tranquilla delle querce. |
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| L’arrivo a St Félix possiede un fascino particolare. La chiesa romanica di Sainte-Radegonde, luminosa e armoniosa, conserva uno splendido timpano dell’XI secolo raffigurante Adamo ed Eva. |
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| St Félix sembra costruito interamente con antiche pietre che respirano ancora le tradizioni contadine e sembrano sussurrare le confidenze del passato. Un tempo vi si trovava anche una locanda, apparentemente anch’essa ormai chiusa. Il percorso lascia quindi il paese passando al di sotto della piccola piazza. |
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| Uno stretto sentiero risale abbastanza ripidamente il fianco della collina prima di serpeggiare sotto le querce, aggirando lentamente il rilievo. |
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| Sul versante opposto della collina il GR65 raggiunge una piccola strada che serpeggia dolcemente in un paesaggio ormai sempre più residenziale. |
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| Poco più avanti il GR65 lascia nuovamente la strada per ritrovare un cammino che si inoltra nel sottobosco. È quasi sempre così: non appena le case si fanno più numerose, inevitabilmente arriva anche l’asfalto. Eppure alcuni antichi cammini rurali continuano a resistere al tempo e il pellegrino vi si infila subito con autentico sollievo. |
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| Questa breve parentesi tra le siepi, sotto querce e castagni, restituisce ancora un poco del fascino delle campagne attraversate fino a quel momento. |
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| Ma la tregua dura poco e il GR65 ritrova rapidamente l’asfalto. |
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| Il percorso risale quindi a lungo la strada, in quello che appare ormai come il territorio alle porte di Figeac, fino al paese di St Jean-Mirabel. Bisogna riconoscerlo: l’avvicinarsi della città smorza spesso l’entusiasmo del pellegrino, ormai abituato alla semplice felicità dei cammini incassati, dei silenziosi paesaggi di boschetto e delle antiche case di pietra che sembravano attraversare i secoli con una sorta di eternità. Poco a poco egli ritorna alla realtà contemporanea. Si ricorda che anche lui vive talvolta in mezzo a quartieri residenziali moderni privi di una vera anima, nascosti dietro uniformi siepi di tuie che celano gli uomini tanto allo sguardo dei vicini quanto al paesaggio stesso. |
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Tratto 5: Lunghi tratti su strada

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: percorso privo di qualsiasi difficoltà.

| Questa lunga salita dal pendio dolce, lungo una strada perfettamente rettilinea, vi sembrerà probabilmente interminabile. Qui il GR65 avanza tra moderne villette, animate soltanto, di tanto in tanto, da qualche mucca nei prati vicini, che porta un po’ di vita e di colore alla tranquilla monotonia del paesaggio. Poco più in alto, tuttavia, la speranza rinasce improvvisamente sotto forma di un piccolo cammino che finalmente si inoltra nel sottobosco. |
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| Ha così inizio una breve parentesi forestale: uno stretto cammino di terra, vivace e irregolare, che serpeggia sotto gli alberi. |
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| Ma l’illusione dura poco. Ben presto il cammino ritrova l’asfalto, attraversa ancora una volta la strada dipartimentale D2 e riprende la salita verso il cimitero e il punto d’acqua di St Jean-Mirabel. |
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| Lassù, sul piazzale della chiesa di Saint-Jean-Baptiste, accanto al punto d’acqua, si ergono fianco a fianco la statua di Giovanna d’Arco e una sorprendente bicicletta color porpora, innalzata in omaggio a Montcoutié, ciclista del Lot vincitore di una tappa del Tour de France 2004 disputata nella regione. L’insieme sorprende e allo stesso tempo diverte il viaggiatore. |
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| Dal piazzale una piccola strada ridiscende verso la strada dipartimentale. |
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| Qui inizia un lungo tratto di oltre due chilometri sull’asfalto. Lungo il margine della strada è stato realizzato uno stretto cammino sterrato, ma ciò non basta ad attenuare la monotonia del percorso. Il paesaggio, ampiamente aperto, permette però di scorgere i pellegrini che avanzano davanti e dietro di voi, simili ai grani di un rosario sparsi sul fianco della collina, curvi sotto il peso dello zaino. Le automobili che transitano ricordano inoltre che il pellegrinaggio non sfugge mai completamente al mondo moderno. |
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| Due chilometri così sembrano lunghi, monotoni e privi di particolare fascino, anche se la presenza di una croce lungo il cammino invita talvolta a soffermarsi in pensieri più meditativi. |
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| La nostra responsabile degli Amis de Saint-Jacques cerca ormai da anni di far passare il percorso attraverso i sentieri del bosco tra St Félix e Figeac. Finora, però, senza successo. Chissà, forse un giorno avrete il privilegio di inaugurare questo nuovo tracciato quando finalmente vedrà la luce? |
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| In località Bel-Air, un abitante sensibile alla fatica dei pellegrini ha dipinto sulla propria cassetta delle lettere un piccolo simbolo del Cammino e inciso su un muro alcune parole di incoraggiamento e di fede. Ce n’è davvero bisogno, perché la salita sull’asfalto non è ancora terminata. Bisogna riconoscere, inoltre, che lungo tutto il Cammino esiste quasi ovunque una discreta solidarietà tra gli abitanti e coloro che passano davanti alle loro case con lo zaino sulle spalle. |
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| Poi, all’improvviso, arriva finalmente la liberazione. In località Panacard il GR65 lascia la strada e ritrova un piccolo cammino che scende lungo il fianco della collina tra siepi e prati. |
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| Ritorna così il piacere del vero cammino, quello che serpeggia sotto querce e castagni, tra le erbe selvatiche che invadono i margini del percorso. |
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| Ma anche questa tregua dura poco. Le strade finiscono sempre per riprendersi il loro spazio quando devono servire i quartieri residenziali e le nuove abitazioni sparse nella campagna. |
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| Il GR65 ritrova quindi ancora una volta l’asfalto per raggiungere i pressi dell’incrocio dei Crouzets. |
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| Qui una piccola via di terra battuta ridiscende dolcemente costeggiando le siepi della campagna. |
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| percorso ritrova quindi un cammino secondario, più discreto e raccolto. |
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| Qui il tratto sotto gli alberi si prolunga più a lungo rispetto ai precedenti. Le maestose querce continuano a dominare il paesaggio, accompagnate da castagni ormai più vecchi e da qualche slanciato frassino. I bordi del cammino sono spesso delimitati da robusti muretti di pietra ricoperti di muschio, come se il bosco cercasse lentamente di riappropriarsene nel proprio silenzio vegetale. |
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| Il cammino ondula dolcemente sotto le latifoglie, avanzando senza sforzo nella luce soffusa del sottobosco. |
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| Poi si avvicina nuovamente ad alcune abitazioni isolate in questa natura quasi selvaggia, discretamente nascoste tra gli alberi. |
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| Un tempo, giunti al termine di questo cammino, il percorso scendeva verso Pipy. Da qui, chi desiderava evitare Figeac poteva imboccare il GR6, che proseguiva direttamente verso La Cassagnole. Bisognava però avere davvero molta fretta per scegliere questa soluzione, perché Figeac merita ampiamente una lunga visita. Il tracciato, un tempo piuttosto confuso in questo settore, è stato quindi modificato ancora una volta per risalire più direttamente verso la strada dipartimentale D2 |
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| È quindi il momento di invertire la direzione e ritrovare ancora una volta l’asfalto per un breve tratto. La vita del pellegrino è fatta anche di questo: dopo la pioggia torna il bel tempo e, dopo i cammini di terra, ritornano inevitabilmente alcuni tratti di strada. Bisogna imparare ad accettare questa alternanza come parte integrante del viaggio. |
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| Il GR65 risale quindi per un tratto la strada dipartimentale D2 fino all’incrocio della Pierre Levée. Bisogna riconoscere che qui il percorso appare piuttosto disordinato. Speriamo che l’instancabile responsabile degli Amis de Saint-Jacques riesca un giorno a realizzare il suo progetto e a offrire ai pellegrini un itinerario più armonioso e più fedele allo spirito del Cammino. |
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| Da questo punto ogni esitazione scompare finalmente. Il percorso procede ormai diritto verso Figeac, dapprima lungo un’ampia strada ghiaiata che attraversa una campagna popolata da castagni, frassini e numerosi noci. |
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Tratto 6: Tra cammini e strade nei dintorni di Figeac

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: ppercorso privo di particolari difficoltà, fino alla discesa finale verso Figeac, decisamente molto ripida.

| Più avanti automobili e trattori scompaiono finalmente. La terra battuta riprende il sopravvento sull’asfalto ai piedi degli antichi muretti di pietra, lentamente ricoperti dai muschi striscianti. |
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| Ci si avvicina così a Figeac, quasi in piano, sotto l’ombra tranquilla delle latifoglie che accompagnano il cammino. |
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| A una curva del cammino appare una curiosa piccola torre di pietra. Ricorda le “chibottes” che si incontrano nella valle del Dolaizon, nei pressi di Le Puy-en-Velay. Esistono, del resto, decine di nomi locali per indicare queste modeste costruzioni in pietra a secco. Nel Lot vengono chiamate più comunemente “caselles”, mentre il termine “gariotte”, benché il più noto, è realmente utilizzato soltanto nella zona di Cahors. Questi piccoli ricoveri hanno in genere poco più di due secoli di vita. Nacquero dalla spietratura dei terreni agricoli: i contadini rimuovevano le pietre dai campi per facilitare le coltivazioni e le riutilizzavano poi per costruire questi ripari destinati ai pastori, al deposito degli attrezzi o alla protezione dalle intemperie. Oggi sono spesso abbandonati, ma sono anche al centro di numerose iniziative locali volte alla loro conservazione. |
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| Il cammino inizia quindi a scendere verso il ripetitore televisivo, sotto querce, castagni e frassini, sempre accompagnato dai muretti di pietra che serpeggiano lungo il pendio. Già in basso compare Figeac, con i suoi caratteristici tetti rossi che emergono tra gli alberi. |
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| Il cammino attraversa quindi un ambiente quasi selvaggio, lasciando pensare che, fortunatamente, alcuni luoghi siano ancora sfuggiti all’appetito delle agenzie immobiliari, nonostante l’immediata vicinanza della città. Questi paesaggi possiedono quella bellezza discreta e profondamente rurale che ancora si incontra negli ultimi cammini di campagna preservati. Nulla qui cerca l’effetto spettacolare. Tutto si fonda sull’armonia tra la luce, gli alberi, la pietra e le dolci ondulazioni del terreno. |
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| Il cammino serpeggia tra antichi muretti di pietra a secco, parzialmente crollati e progressivamente colonizzati da muschi, rovi ed erbe selvatiche. Queste pietre sembrano appartenere da sempre al paesaggio, come se fossero cresciute lentamente insieme agli alberi e alle siepi. Raccontano in silenzio il paziente lavoro di generazioni di contadini che hanno modellato queste colline pietra dopo pietra. |
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| Anche i cammini possiedono qui qualcosa di profondamente intimo. Stretti, leggermente incassati, talvolta delimitati da rustiche recinzioni, danno l’impressione di penetrare in una campagna ancora segreta e preservata. |
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| Poi, improvvisamente, il paesaggio si apre. Ciò che colpisce maggiormente è la profonda sensazione di quiete che emana da questi luoghi. Il cammino sembra procedere fuori dal tempo, attraverso una campagna che ha conservato qualcosa di antico e di essenziale. Si comprende allora perché tanti pellegrini continuino a portare a lungo questi paesaggi nella memoria. Uscendo dai boschi cedui, il cammino raggiunge l’estremità della cresta dove pascolano le Aubrac. Osservandole, si potrebbe quasi pensare che trascorrano più tempo sonnecchiando che lavorando davvero. Del resto, qui non viene loro richiesto tanto di produrre latte quanto di offrire quella carne rinomata che rappresenta anch’essa una delle ricchezze del territorio. |
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| Da questo punto il cammino comincia a scendere con decisione, affrontando pendenze comprese tra il 10 e il 15%, come se Figeac volesse ancora tenere il pellegrino a distanza. |
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| Poco alla volta il percorso lascia il cammino erboso per ritrovare una terra battuta più compatta e più stabile sotto i passi. |
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| Le scarpe iniziano allora a scricchiolare su questo terreno asciutto e talvolta sassoso, che cede leggermente sotto le suole. |
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| Più in basso, accanto a una croce di granito eretta lungo il passaggio, il percorso raggiunge una piccola strada dove compaiono le prime abitazioni sulle alture di Figeac. |
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| La pendenza diventa quindi ancora più severa, avvicinandosi talvolta al 20%, sotto una fitta presenza di querce, mescolate a castagni e ad alcuni frassini sparsi sul pendio. |
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| Sì, la discesa è davvero ripida. Eppure, nonostante lo sforzo, il centro cittadino è ancora piuttosto lontano. Figeac non si concede facilmente: bisogna conquistarla passo dopo passo. |
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| È proprio qui che la discesa raggiunge la sua massima inclinazione, poco prima di raggiungere la linea ferroviaria sul fondo della valle. Il cartello d’ingresso della città è ormai ben visibile, ma il centro storico si trova ancora a un chilometro e mezzo di distanza. |
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| La strada esce quindi lentamente dalla fitta foresta, abbandonando poco a poco l’ombra intensa del sottobosco. Passa sotto la linea ferroviaria e raggiunge il campeggio di Surgié, situato sulle rive della Célé. |
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| Il percorso segue quindi le rive della Célé, questo tranquillo fiume che scorre qui con acque limpide all’altezza del campeggio, prima di perdere in parte la sua purezza più a valle, attraversando la città. |
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| La strada prosegue quindi a lungo sotto i grandi alberi fino all’incrocio che segna l’ingresso in città, all’inizio dell’Allée Victor-Hugo. |
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| Questa Allée Victor-Hugo, che corrisponde in realtà alla grande strada dipartimentale D840, sembra interminabile. |
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| Poco prima del centro storico, una piccola strada secondaria permette fortunatamente di evitare questo lungo viale, avvicinandosi al corso d’acqua sotto gli alberi. Non resta allora che seguire questo passaggio più tranquillo fino al ponte che consente finalmente di raggiungere il cuore storico di Figeac. |
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Visita di Figeac
Figeac, con i suoi 10.000 abitanti, è una splendida città medievale. Nacque attorno a un’abbazia benedettina che sorgeva in questo luogo e conobbe il suo sviluppo grazie ai pellegrinaggi lungo il Cammino di Compostela. Costituiva infatti una tappa obbligata tra Conques e Cahors. Secondo una leggenda, o forse secondo una tradizione fondata su fatti reali, il nome di Figeac deriverebbe dall’espressione latina Fige acum. I pellegrini si smarrivano spesso nelle vaste foreste che circondavano la città e un abate avrebbe risposto loro: Fige acum, cioè «pianta un ago». Da qui deriverebbe la presenza, nella regione, di monumenti chiamati aiguilles, obelischi infissi nel terreno per indicare la direzione da seguire. Nel Medioevo i mercanti acquisirono un potere tale da entrare in conflitto con l’abate. Il re intervenne allora ponendo la città sotto l’autorità di un visconte giudiziario (viguier). La storia prosegue poi con la Grande Peste, la Guerra dei Cent’Anni e una nuova stagione di prosperità, durante la quale furono costruiti magnifici palazzi signorili, ancora oggi perfettamente conservati. Purtroppo la presa del potere da parte dei protestanti rallentò questo slancio. Si preferì demolire le chiese piuttosto che costruirne di nuove. Fortunatamente la città ha conservato numerose testimonianze del suo prestigioso passato. Il fiume Célé divide Figeac in due, ma la città medievale si sviluppa sulla riva destra.

| E allora, perché non concedersi una passeggiata nel cuore di Figeac? Jean-François Champollion, il geniale decifratore dei geroglifici, nacque a Figeac nel 1790. Sebbene vi abbia vissuto soltanto durante la prima infanzia, la città ha trasformato la sua elegante casa natale in un museo. Poco distante, incastonata tra edifici medievali, si apre la Place des Écritures, dove si trova una gigantesca riproduzione della Stele di Rosetta, scolpita nel granito nero dello Zimbabwe dall’artista americano Joseph Kosuth. Il modo migliore per ammirare quest’opera, inaugurata nel 1991, è salire fino al giardino pensile che la domina dall’alto. |
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| La chiesa di Saint-Sauveur risale originariamente all’XI secolo, anche se è stata ampliata e trasformata nel corso dei secoli. Conserva splendide pitture su legno e magnifiche vetrate. |
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| Una bella piazza coperta domina il centro storico, come un’oasi di caffè all’ombra. I pellegrini che desiderano concedersi un soggiorno particolarmente confortevole potranno forse scegliere il magnifico Hôtel du Viguier, nel cuore della città. Questo albergo di lusso ha riaperto di recente dopo molti anni di chiusura. |
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| L’Ufficio del Turismo distribuisce un pratico opuscolo. Basta seguire le chiavi disseminate per la città e la piccola guida racconta la storia dei principali monumenti. Passeggiando per Figeac si ha quasi l’impressione di ritornare ai tempi dell’antica abbazia benedettina. Ovunque si susseguono case a graticcio, facciate a sbalzo e finestre finemente traforate. L’”Hôtel de la Monnaie”, recentemente restaurato all’interno, ospita oggi l’Ufficio del Turismo. |
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| In alcuni stretti vicoli gli edifici sembrano slanciarsi verso il cielo. Sotto i tetti si distingue ancora il solheio, una sorta di granaio aperto utilizzato un tempo per essiccare le pelli o conservare gli alimenti. Viene spontaneo chiedersi se gli architetti di Figeac non abbiano compiuto più di un viaggio in Italia, ispirandosi al celebre Ponte dei Sospiri per riprodurne l’eleganza in diversi angoli della città? |
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Alloggi sulla Via Podiensis
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- Gîte-Chambre d’hôtes Bien et Toit, Place de l’Eglise, Montredon; 06 09 48 56 93/06 20 29 53 94; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Gîte La Mariotte, Montredon; 07 68 53 96n46/09 51 47 34 10; Gîte e yurte, cena, colazione
- Gîte du Fournil, Le Terly; 06 07 74 88 96; Gîte, cena, colazione
- Gîte Chez Thierry, St Félix; 06 65 91 92 52; Gîte, cena, colazione
- Gîte Maison Mirabel, St Jean-Mirabe; 06 63 32 01 24; Gîte, cena, colazione, cucina
- Ancienne Ferme Quercynoise, Rousaline/Figeac; 06 35 38 59 64; Camera d’ospiti, colazione
- Gîte du Carmel, 9 Avenue Jean Jaurès, Figeac; 06 14 32 05 51; Gîte donativo, cena, colazione
- Gîte du Gua, Cécile (pèlerine),14 Avenue Joffre, Figeac; 06 74 73 22 69; Gîte, cena, colazione
- Gîte Le Coquelicot, 20 Faubourg du Pin, Figeac; 06 27 58 67 54; Gîte, cena, colazione
- Gîte Le Maquis, 10 Rue des Maquisards, Figeac; 06 33 41 11 95; Gîte, cena, colazione, cucina
- Gîte Le Pont du Pin, 3 Rue des Feuillants, Figeac; 06 33 34 59 75; Gîte, cena, colazione
- Gîte Au Jardin de Lola, 9 Rue de Malleville, Figeac; 06 85 36 82 40; Gîte e tende, cena, colazione
- Gîte Chemin des Anges, Luc (pèlerin), 30 Allées Victor Hugo, Figeac; 06 50 36 67 91; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Le Soleilho, 8 Rue du Prat, Figeac; 06 61 28 57 42; Gîte e Camera d’ospiti, colazione
- Les Pratges, 6 Avenue Jean Jaurès, Figeac; 05 65 50 01 42/06 07 05 07 92; Camera d’ospiti, colazione
- Chambre d’hôtes Conquans, 2 Rue des Lazaristes, Figeac; 06 84 72 98 28; Camera d’ospiti, cena, colazione
- Le Faubourg, 59 Faubourg du Pin, Figeac; 05 65 34 21 82; Gîte e hotel, cena, colazione
- Inter-Hôtel**, 3 Allée Victor Hugo, Figeac; 05 65 34 30 32; Hotel, colazione
- Le Quatorze***, 14 Place de l’Étang, Figeac; 05 65 14 08 92; Hotel, colazione
- Hôtel des Bains, 1 Rue du Griffoul, Figeac; 05 65 34 10 89; Hotel, colazione
- Hôtel Le Pont d’Or***, 2 Avenue Jean Jaurès, Figeac; 05 65 50 95 00; Hotel, cena, colazione
Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.
Se si considera la capacità ricettiva, prima di raggiungere Figeac sono disponibili soltanto 36 posti letto. A Figeac, invece, l’offerta si amplia fino a sfiorare i 300 posti letto, per la maggior parte in hotel, anche se molti pellegrini apprezzano, di tanto in tanto, la possibilità di soggiornare in strutture più piccole e dal carattere più personale. Poiché il numero dei camminatori sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra i 100 e i 200 pellegrini, questa tappa non dovrebbe presentare particolari difficoltà nel trovare un alloggio.
Questi itinerari, che attraversano territori spesso poco abitati, offrono pochi servizi. I ristoranti sono rari, così come i negozi di alimentari, che spesso si riducono a piccoli punti vendita di pane con una scelta limitata di verdure e latticini. Lungo la tappa odierna non si trovano né punti di ristoro né negozi. I punti d’acqua, invece, sono distribuiti con una certa regolarità lungo il percorso, in particolare a Montredon, presso la Cappella di Guirande, a Saint-Félix e a Saint-Jean-Mirabel. La maggior parte dispone anche di servizi igienici, spesso toilette a secco. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o navette per il ritorno al punto di partenza. Tra queste, La Malle Postale rappresenta il principale punto di riferimento per i pellegrini che percorrono i Cammini di Santiago.
Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
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Tappa prossima : Tappa 15: Da Figeac a Cajarc |
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