10: St Côme d’Olt a Estaing

Buongiorno signor presidente

 

MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.

Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-st-come-dolt-a-estaing-par-le-gr65-51268933

Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.

In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.

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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

State camminando qui nell’Alta Rouergue, nel nord dell’Aveyron, là dove il Lot, asse centrale della regione, ha scavato strette gole che talvolta si aprono in ampi bacini. Il Lot scorre tra altopiani elevati, a volte scistosi, a volte vulcanici, a volte calcarei. Oggi non ci saranno grandi campi a riempire lo sguardo. Incontrerete soprattutto foreste e pascoli. Sui versanti settentrionali dominano infatti spesso le foreste di querce, faggi e antichi castagni. Quando si osserva il Lot, si ha talvolta l’impressione che l’acqua non si muova affatto. E il Lot attraversa proprio Estaing, un nome che probabilmente vi ricorderà una persona celebre. Oggi, per la prima volta, il cammino si dirige verso nord.

Poiché il cammino attraversa oggi zone piuttosto diverse tra loro, vale la pena soffermarsi sulle particolarità geologiche della regione. Finora abbiamo camminato sui suoli e sulle rocce basaltiche vulcaniche del Velay, per poi attraversare il granito della Margeride. L’Aubrac è già più complesso. Il basamento è costituito da granito, mentre la superficie è prevalentemente basaltica. L’Aubrac è un massiccio vulcanico relativamente antico rispetto ai grandi vulcani dell’Alvernia, che sono decisamente più recenti. Qui però, a differenza dell’Alvernia, le colate laviche si sono frammentate e i vulcani sono scomparsi, distrutti dall’erosione. Anche i ghiacciai hanno raggiunto queste terre, permettendo la formazione di morene, depositi alluvionali e dei numerosi blocchi erratici di granito che si osservano in grande quantità sull’altopiano dell’Aubrac.

In geologia accade quasi sempre così. Sotto l’effetto della pressione, il granito si trasforma in rocce cosiddette metamorfiche, come gli scisti e gli gneiss. Una parte del basamento granitico dell’Aubrac si è dunque trasformata in questo tipo di rocce. Ciò è ben visibile all’uscita dell’Aubrac, nella regione che scende da St Chély verso Espalion, dove le boraldes, piccoli torrenti e corsi d’acqua, hanno inciso profondamente gli scisti e gli gneiss.

Più a valle, verso Espalion ed Estaing, nella valle del Lot, dominano invece rocce più tenere come l’arenaria e il calcare, che sono depositi marini risalenti all’epoca in cui il mare arrivava fin qui, molto tempo dopo la formazione granitica delle montagne. Anche qui affiora il granito, ma non trasportato dai ghiacciai. Circa 300 milioni di anni fa, il magma granitico riuscì infatti, in alcuni punti, a perforare la copertura di calcari e scisti. Queste sono le principali 

Difficultà del percoso: I dislivelli odierni (+507 metri/-549 metri) suggeriscono una tappa abbastanza difficile, per una breve tappa di 20 chilometri. Questa è una tappa piuttosto impegnativa. Ovviamente non è insormontabile, ma il percorso va su e giù tutto il giorno. In realtà ci sono solo due dossi, ma entrambi sono difficili, la salita alla Vergine di Vermus, a volte il 30% di pendenza, all’inizio della tappa, e dopo St Pierre, una piccola salita di oltre il 25% per meno di 1 chilometro. Anche la discesa a Estaing da Le Briffoul può essere difficile in caso di pioggia.

 

Stato del GR65: La tappa odierna alterna tratti su cammino e tratti su strada:

  • Asfalto: 10.8 km
  • Cammini: 9.2 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.

Per dislivelli reali , rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Il GR65 ritrova il Lot, prima di riconquistare nuovamente le alture

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso agevole lungo il Lot, prima di affrontare i primi tornanti impegnativi nella foresta in direzione della Vergine di Vermus.

Il percorso scende dolcemente e serpeggia tra le strette viuzze di St Côme-d’Olt, scivolando come un filo tra le antiche pietre fino a raggiungere il fiume. 

Il GR65 attraversa il Lot su un antico ponte di pietra, silenzioso testimone di passaggi lontani nel tempo. Direzione Espalion, a soli sei chilometri da St Côme-d’Olt.

Sulle rive del Lot, le case mostrano tutto il loro fascino, come sospese tra cielo e acqua, mentre il borgo si aggrappa alla collina che domina il corso del fiume. Un discreto campeggio si estende lungo la riva, invitando alla sosta. 

Voltandovi, lo sguardo abbraccia l’intero borgo in un’armonia quasi irreale. Si comprende facilmente perché sia annoverato tra i più bei villaggi di Francia: il titolo è pienamente meritato.

All’uscita del ponte, il percorso abbandona l’asse principale e svolta a destra, imboccando una strada secondaria che si apre verso la campagna.

Qui la campagna si presenta sotto forma di ampi prati, dolcemente interrotti da piccoli boschetti, come altrettanti respiri nel paesaggio.

Il GR65 procede senza fretta, indugia e poi si riavvicina ancora una volta al fiume, attratto come da una presenza familiare.

Accompagna allora il corso d’acqua con una tranquilla complicità, sotto la protezione di grandi alberi. Si dispiega qui un’intera tavolozza di latifoglie: ontani, querce, castagni, frassini e aceri compongono una generosa volta vegetale.

Poi, senza bruschezza, la strada prende quota, entrando nel sottobosco attraverso una salita ovattata.

Sfiora un ruscello discreto, quasi segreto, prima di condurre a un bivio decisivo.

Qui il pellegrino si trova di fronte a una scelta: raggiungere le alture in direzione del Puech de Vermus, dove la Vergine veglia sulla valle, oppure seguire il fiume più in basso lungo una strada più docile. L’opzione lungo la riva permette di guadagnare quasi un’ora, ma al prezzo di una deviazione fuori dal tracciato riconosciuto patrimonio mondiale dell’UNESCO. Proseguendo lungo il Lot, la marcia diventa facile, quasi meditativa, fino a Espalion.

Eppure scegliere non è mai un gesto banale: tutto dipende dal cielo, dal terreno e dall’umore del giorno. Gli avvertimenti non mancano:  « Non salite alla Vergine con il terreno bagnato, è pericoloso”. Pericoloso? Forse non così tanto… ma impegnativo, certamente. Bisogna accettare il fango, le pietre insidiose, le radici scivolose e inoltrarsi tra faggi, querce, castagni e noccioli, là dove i rovi graffiano il passaggio. Il programma è chiaro: salite e talvolta anche discese, nell’ombra fresca del sottobosco. In alcuni punti, la cornice naturale domina il Lot, offrendo scorci vertiginosi. Con il tempo asciutto, l’ascesa è più indulgente, ma resta sostenuta: oltre duecento metri di dislivello per raggiungere la Vergine di Vermus. Una prova, ma anche una promessa.

Si comprende molto presto la fortuna, o forse l’audacia, di aver abbandonato la comodità della strada asfaltata. Subito infatti un sentiero ribelle e capriccioso si insinua sul pendio ripido, aprendosi un varco in un sottobosco fitto dove arbusti ed erbe selvatiche intrecciano una trama quasi impenetrabile. 

Ben presto l’evidenza si impone: dopo una pioggia abbondante sarebbe illusorio sperare di avanzare senza scivolare sulle grandi pietre levigate. La vegetazione si richiude come un abbraccio umido attorno all’acqua che serpeggia tra radici nodose, cespugli fitti, rocce lavate dalla pioggia e rovi aggrappanti. L’aria è satura di profumi profondi, humus, terra viva e caprifoglio, che avvolgono il pellegrino mentre il suo respiro si fa sempre più corto.

Rare aperture lasciano filtrare un po’ di luce e di spazio, ma il più delle volte il cammino assume l’aspetto di un vero percorso a ostacoli, ripido ed esigente, quasi iniziatico.

Qui non sono soltanto le rocce a ostacolare il passaggio, ma anche le radici stesse, sinuose e traditrici. Molto spesso le une e le altre uniscono le loro forze per rallentare il passo.

Dopo una salita faticosa, dove l’argilla appiccicosa, le pietre scivolose e le radici contorte si contendono ogni passo sullo stretto sentiero, appare finalmente una schiarita: una radura si apre sul modesto altopiano di Plagne, sospeso a metà pendio come una ricompensa inattesa. 

Dietro i fienili di pietra semidiroccati, lo sguardo si tuffa allora verso St Côme-d’Olt, rivelato in tutta la sua grazia, come una visione quasi irreale, strappata a un altro tempo. 

Ma la tregua dura poco: poco più in alto bisogna ancora affrontare la prova di una scala naturale estremamente ripida, con una pendenza superiore al 50%, che si erge nel cuore di un castagneto. Una salita dura e senza concessioni.

La salita, tuttavia, è ben lontana dall’avere svelato tutti i suoi segreti e continua in una vegetazione quasi esuberante, dall’aspetto di una giungla temperata. Il sottobosco si avvolge progressivamente nel silenzio. In alcuni punti, un sottile filo d’acqua sgorga dalla terra, discreto mormorio proveniente dalle profondità. Poi, man mano che si guadagna quota, la pendenza finalmente si addolcisce.

Ma ogni ascesa ha una fine. Arriva sempre un momento in cui non è più possibile salire oltre: il cammino abbandona allora lo sforzo e comincia a ondulare dolcemente lungo la cresta, come rasserenato. 

Eppure un dubbio si insinua. Dopo una salita simile, com’è possibile che la Vergine di Vermus resti ancora invisibile? Coraggio, ricordatevelo: i duecento metri annunciati non erano che una promessa mantenuta a metà. Siete ancora soltanto a metà dello sforzo. Attorno a voi non vi sono che prati tranquilli dove pascolano le mucche e un sentiero che ora si fa carezza, scivolando tra le siepi.

Perché il Cammino di Santiago ama sorprendere e giocare con le aspettative, ve lo hanno detto tante volte. Eccolo infatti ridiscendere, quasi con malizia, verso alcune fattorie sparse, sfiorando le alture del paesino di Combres. Qui le querce regnano sovrane e disegnano l’orizzonte.

E come per prolungare la sorpresa, uno stretto sentiero scende ancora di più, perdendo quasi cinquanta metri di dislivello. Attraversa dapprima l’ombra fresca del sottobosco per poi riaprirsi nuovamente sulla campagna.

Tratto 2: La Vergine di Vermus si trova lassù, sopra Espalion

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: la Vergine di Vermus va conquistata, sia in salita sia in discesa.

Da quassù lo sguardo spazia lontano, fino a distinguere all’orizzonte l’altera sagoma della fortezza di Calmont che domina Espalion. Eppure, ancora nessuna traccia della Vergine di Vermus… L’avranno forse sottratta agli sguardi, come un segreto gelosamente custodito? 

La pista di terra battuta continua la sua discesa fino a una casa isolata, quasi perduta nell’immensità del paesaggio… 

…prima che un cammino ne raccolga il testimone e riprenda a ondulare con dolcezza lungo la linea di cresta. Al termine di questa dorsale, il GR65 svolta bruscamente ad angolo retto, come se cambiasse umore, per ripartire all’assalto della collina.

La salita riprende allora con maggiore decisione, più diretta e determinata, fino a sbucare di fronte a una cava dalle tonalità minerali. 

Da qui la vista torna a spaziare su St Côme-d’Olt. Una Vergine, decisamente, bisogna meritarsela. In questo momento si misura il cammino percorso, il sudore versato, le salite affrontate e poi lasciate alle spalle, prima di dover ricominciare ancora una volta. Eppure lo sforzo non è finito: la statua si trova da qualche parte lassù, oltre la cava. Coraggio…

Bisogna ancora attraversare la cava e affrontare un cammino ripido, ricoperto di grandi pietre basaltiche grigie, lungo una pendenza quasi eccessiva.

Lo scenario assume allora un aspetto arcaico, come se si fosse tornati indietro fino alle ere primordiali. Ci si aspetterebbe quasi di vedere comparire una creatura preistorica tra le rocce. Purché il cielo resti clemente in questi luoghi austeri… 

Infine appare allo sguardo, immensa, quasi teatrale, emergendo sopra la cava di basalto come un’apparizione a lungo attesa.

Ma anche la contemplazione richiede ancora uno sforzo: qui la pendenza si fa di una durezza implacabile sopra le scure pietraie della cava. Ogni passo richiede attenzione e perseveranza.

La Vergine si erge allora sul suo promontorio roccioso, colossale e immobile, sfidando il tempo e gli elementi.

Alta 2,60 metri, è opera dello scultore Louis Castanié, figlio della terra dell’Aveyron, e fu eretta nel 1862. Un tempo una disputa d’orgoglio oppose gli abitanti di St Côme a quelli di Espalion: ciascuno desiderava attirare verso di sé lo sguardo della Madonna. Il dilemma fu risolto con eleganza: il suo volto venne orientato verso l’Aubrac, a metà strada tra le due cittadine.

Da questo cono vulcanico che le funge da basamento, il panorama si apre generosamente: da un lato St Côme-d’Olt si mostra in tutta la sua grazia, dall’altro Espalion distende i suoi tetti lungo la valle.

Verso Espalion, più in basso, si distingue il cimitero di Saint-Hilarian, prossima tappa del percorso, verso il quale occorrerà ridiscendere, abbandonando poco a poco le alture conquistate.

Potete immaginare che la discesa attraverso questi fitti cespugli non abbia nulla di una passeggiata rilassante. Bisogna aprirsi un varco tra erbe selvatiche, lungo un sentiero stretto, eccessivamente sassoso e spesso brutalmente ripido, nel cuore di una foresta di querce rachitiche che sembrano esse stesse lottare per sopravvivere.

Una vera gioia, naturalmente… In alcuni punti una roncola non sarebbe di troppo per aprirsi il passaggio. 

Più in basso, il cammino finalmente si allarga, abbandonando cespugli e sterpaglie, mentre la pendenza diventa più indulgente, quasi conciliante.

Il cammino passa allora sotto la chiesa di Perse, antico luogo di pellegrinaggio nel Medioevo, quando i fedeli percorrevano le strade alla ricerca di reliquie. Risalente all’XI secolo, costruita in arenaria rossa e sormontata da un campanile ad arcate, si erge sul luogo presunto del martirio di sant’Ilariano, decapitato dai Saraceni. Per lungo tempo fu la chiesa parrocchiale di Espalion; oggi non è più che una cappella cimiteriale. Sant’Ilariano, nato intorno al 760 in un paesino vicino a St Côme-d’Olt, officiava in questa chiesa. La tradizione racconta che attraversasse il Lot in piedi sul proprio mantello, utilizzandolo come una barca, in un miracolo umile e silenzioso. Catturato dai Saraceni allora presenti nel Rouergue, fu decapitato. Ma, secondo la leggenda, si rialzò, prese la propria testa tra le mani e la riportò a sua madre.

A partire dal cimitero, diversi itinerari permettono di raggiungere il cuore della città. Il più semplice consiste nel seguire la piccola strada, rue de Perse, che scende dolcemente sotto la chiesa.

Il percorso attraversa poi a lungo la periferia, tra modeste abitazioni e tranquilli giardinetti. Sulle alture, lo sguardo è attirato dal castello di Calmont, eretto sul suo sperone basaltico e dominante l’intera valle del Lot. Questa fortezza, una delle più antiche del Rouergue, svolse un ruolo importante nel Medioevo, prima che i suoi baroni scomparissero alla fine del XVII secolo.

A poco a poco, il percorso raggiunge il centro di Espalion attraversando il Lot. Un tempo servita da una linea ferroviaria, abbandonata nel 1987, la città, con circa 5.000 abitanti, resta il principale centro urbano del nord dell’Aveyron, luogo di passaggio, di mercati e di incontri. Per il pellegrino proveniente da Le Puy, rappresenta la prima vera tappa importante, una sorta di promessa meridionale dopo la durezza dei cammini del nord. L’immagine simbolo della città resta senza dubbio quella del Pont-Vieux, costruito in arenaria rosa, con le sue quattro arcate medievali, oggi inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. All’origine stessa dello sviluppo della città, fu per lungo tempo un passaggio obbligato soggetto a pedaggio, soprattutto per il commercio del sale. Un tempo fortificato, fiancheggiato da botteghe a sbalzo e protetto da ponti levatoi, venne modificato nel XVIII secolo, perdendo torri e difese a favore di un’unica arcata. Purtroppo, il ponte moderno costruito nelle vicinanze ne altera in parte il fascino.

Un tempo le concerie animavano le rive del Lot: le pelli vi venivano immerse, lavorate e conciate direttamente nell’acqua. Restano ancora tracce di queste “calquières”, le cui pietre si immergevano nel fiume, così come numerose case a sbalzo, testimonianze di un intenso passato artigianale.

Tra le immagini familiari di Espalion figura anche il Vieux Palais con la sua torre “poivrière”, mentre la chiesa di Saint-Jean-Baptiste, costruita alla fine del XIX secolo in stile neogotico, innalza verso il cielo le sue due slanciate torri.

Il percorso lascia la città all’altezza del ponte, dietro l’Ufficio del Turismo, allontanandosi discretamente dal vivace centro di Espalion.

I primi passi non hanno nulla di particolarmente affascinante: occorre dapprima attraversare una periferia senza grande carattere, dove l’urbanizzazione recente ha in parte attenuato l’identità del luogo. Tuttavia, molto presto il paesaggio si apre nuovamente, lasciando spazio al respiro della campagna.

Bisogna ancora costeggiare prati che la vicinanza della città ha progressivamente conquistato, punteggiati da case recenti, prima di alzare lo sguardo verso le alture, dove il castello di Calmont veglia, lontano e misterioso, arroccato sulla sua collina.

Tratto 3: Una grande avventura vi attende forse proprio qui

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: nessuna difficoltà fino a St Pierre prima di affrontare la salita verso Briffoul, ma da lì in poi si sale davvero.

Il GR65 disegna ampie linee quasi geometriche, ad angolo retto, alternando asfalto e terra battuta, serpeggiando tra le villette. A poco a poco, lo sguardo abbandona il castello che domina la collina, rimasto a lungo un punto di riferimento immobile. Sono probabilmente pochi i camminatori che si prendono la briga di salirvi. Più avanti, uno stretto sentiero molto sassoso dà l’illusione di un ritorno alla solitudine dei grandi spazi, ma è soltanto una parentesi ingannevole: la civiltà non è mai davvero lontana.

Il cammino di terra raggiunge presto una strada asfaltata costeggiata da abitazioni. Al successivo incrocio, l’itinerario svolta a destra su una strada più importante che si allontana da Espalion. 

Occorre allora seguire questa piccola strada per un tratto piuttosto lungo. Non dispone di marciapiedi e, pur non essendo la grande dipartimentale che collega Espalion a Estaing, il traffico vi rimane costante, ricordando continuamente la vicinanza del mondo motorizzato.

Più avanti, la strada attraversa un incrocio più importante, passando sotto un tunnel, come un passaggio obbligato in questo tratto ormai più urbano.

Il supplizio, se così si può chiamare, continua fino a un modesto bivio da cui parte la strada che conduce a Saint-Pierre de Bessuéjouls, antica signoria il cui castello non è oggi altro che una sagoma in rovina. 

Qui la modernità si mostra senza pudore: cartelloni pubblicitari e simboli religiosi convivono in una vicinanza talvolta sorprendente. Dopo questa lunga immersione nell’asfalto, che sollievo ritrovare un passaggio più discreto, dove il percorso fugge nuovamente verso il sottobosco e la campagna, offrendo al camminatore una gradita boccata d’aria.

Il GR65 sale allora dolcemente lungo la strada, con una lieve pendenza, in direzione della chiesa del villaggio, ritrovando poco a poco un ritmo più tranquillo.

L’arenaria rosa della chiesa di St-Pierre aggiunge una nota sottile a questo magnifico scenario verdeggiante. Bisogna salire fino al campanile, se non si soffre troppo di claustrofobia, percorrendo una stretta scala dai gradini consumati, per raggiungere la cappella aerea e inginocchiarsi sulla lastra ai piedi delle statue di San Gabriele e San Michele.

Non lontano dalla chiesa, edifici restaurati formano il Domaine d’Armagac, un tempo convento gestito da religiose dedicate all’educazione delle giovani ragazze povere.

Un pellegrino di ferro, ai piedi di un grande frassino nel giardino del municipio, veglia sul luogo, di fronte alla chiesa situata accanto alla grande sequoia.

Il GR65 raggiunge la strada di Saint-Pierre e costeggia il torrente Rémenous, le cui acque assumono una tonalità rossastra, come in eco ai colori della collina circostante.

Segue per un tratto la strada, finché un cammino se ne stacca e devia verso il pendio. Ecco allora la seconda difficoltà della giornata. E questa merita davvero tutta la vostra attenzione. Se avete affrontato la salita di Escluzels, sopra Monistrol-d’Allier, ritroverete qui una difficoltà simile: quasi 150 metri di dislivello in appena 800 metri di distanza. Una salita breve, ma intensa.

Eppure, nei suoi primi tornanti, lo sforzo resta moderato. Un ampio cammino sale dolcemente sotto la copertura della foresta. In questi boschi, i castagni competono con frassini, aceri, faggi e querce, componendo un paesaggio fitto e variegato.

Il cammino raggiunge presto alcune belle fattorie in pietra, adagiate in una radura come isole di presenza umana nel cuore della valletta.

Poi arriva il momento di affrontare la pendenza con maggiore serietà. La terra, color ocra, tende talvolta al rosso e piccoli affioramenti rocciosi emergono sotto i passi.

Man mano che si sale, il sentiero si restringe e la pendenza diventa ancora più impegnativa.

Alcuni camminatori più sportivi troveranno qui un vero terreno di gioco: risaliranno il pendio con entusiasmo, aggirando rocce ricoperte di muschio e balzando quasi con l’agilità degli stambecchi. Altri, e sono numerosi, avanzeranno più prudentemente, sperando soprattutto di vedere la salita terminare senza troppo ritardo.

Con la pioggia, la prova diventa ben più dura. Il fango rende ogni progresso incerto, le pietre rotolano sotto i piedi e talvolta bisogna aggrapparsi ai cespugli per non scivolare. Le radici, spesse e intrecciate, quasi sbarrano il passaggio, mentre le rocce, avvolte da liane, sembrano voler trattenere il camminatore. Un’esperienza faticosa, certo, ma indimenticabile. Abbiamo attraversato questo tratto dopo un lungo periodo di maltempo: il terreno era profondamente degradato e ci è sembrato allora che potesse essere uno dei passaggi più penosi di tutto il Cammino di Santiago. Possiate voi percorrerlo sotto un cielo più clemente.

Ma torniamo alla nostra progressione. Restano ancora alcuni bei tratti, più indulgenti, per riprendere fiato. 

Negli ultimi metri, la pendenza finalmente si addolcisce. Il cammino color ocra esce progressivamente dal sottobosco per raggiungere una sorta di macchia mediterranea, dove alcuni pini stentati si ergono tra i cespugli. Da qui, lo sguardo può ancora cogliere, in lontananza, la sagoma del castello di Calmont che domina Espalion, come un ultimo punto di riferimento prima della prosecuzione del viaggio.

Tratto 4: La discesa è quasi divertente quanto la salita, con il cattivo tempo

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: uuna volta arrivati a Le Briffoul, il cammino prosegue con continui saliscendi, spesso su pendenze superiori al 20%, tra pietre e sassi, in direzione di Beauregard.

Il GR65 raggiunge allora un vasto altopiano che si estende lungo il bordo della strada. Per molti pellegrini, l’altopiano di Briffoul, sospeso sopra il Lot, appare come una liberazione, un respiro a lungo atteso dopo la fatica.

La strada conduce poi verso Le Briffoul. 

Qui si rivelano magnifiche fattorie costruite in pietra calcarea grezza, accompagnate da piccoli giardini pieni di un fascino discreto, come se fossero stati posati con cura davanti alle abitazioni.

Una gigantesca fattoria domina l’altopiano, sovrana e immobile. Qui la campagna si afferma in tutta la sua grandezza, ampia e silenziosa.

All’uscita di Briffoul, un cammino si concede una sorta di vagabondaggio sulla terra ocra dell’altopiano. La collina si dispiega in lunghe ondulazioni, quasi marine, bordate da prati e da qualche campo coltivato. L’orizzonte, solitario, si allunga fino alla volta del cielo, come se non dovesse mai finire.

Più avanti, l’ampio cammino termina sul bordo dell’altopiano, all’ingresso della foresta, soglia di un altro mondo.

Perché dopo la salita arriva inevitabilmente la discesa: questa è la legge del Cammino di Santiago. Un sentiero si lancia allora lungo il pendio, scendendo dall’altopiano con un’arditezza quasi vertiginosa. La discesa non ha nulla da invidiare alla salita e spesso si restringe in un passaggio molto stretto.

Il sentiero si inoltra presto sotto una fitta copertura vegetale dove si mescolano aceri, querce e castagni, mentre la luce del giorno si fa rara. Qui i faggi hanno sostituito i carpini, imponendo la loro presenza scura e tranquilla. Con il bel tempo, nonostante la pendenza, il percorso resta relativamente indulgente. Ma sotto la pioggia cambia completamente volto: il cammino si trasforma in un torrente, le pietre diventano insidiose e ogni passo è incerto. In quei momenti non si sogna altro che uscirne. Il castello di Beauregard, più in basso, appare allora come una promessa di liberazione all’uscita del bosco.

In alcuni punti la pendenza si attenua leggermente, ma il più delle volte oscilla tra il 10% e il 20%, costante ed esigente. La terra, sotto le grandi pietre, assume una tonalità quasi nera. E, verso il fondo della discesa, sotto i frassini, si lascia intravedere la chiesa di Trédou, discreta apparizione nel paesaggio sottostante.

Il cammino emerge dalla foresta, come liberato dall’ombra, nei pressi del castello di Beauregard. Se la dimora appare oggi silenziosa, forse abbandonata, il dominio resta invece vivo: qui si coltiva la vite, inserendo queste terre in una delle denominazioni vinicole di Estaing.

In un paesaggio agreste, dove si mescolano robusti castagni e slanciati frassini, il GR65 ritrova l’altopiano e scivola sull’asfalto fino ai dintorni della chiesa di Trédou. L’edificio sorprende fin dal primo sguardo: il suo campanile, come separato dal corpo della chiesa, gli conferisce una silhouette singolare. Antico priorato attestato fin dal XVI secolo, ha attraversato i secoli grazie a numerosi restauri, gli ultimi dei quali risalgono a circa dieci anni fa. 

La chiesa è chiusa, ma girandole intorno permane una strana impressione: quella di un luogo ancora abitato, come se una presenza discreta continuasse ad animarne le mura.

Dalla chiesa, una piccola strada scende dolcemente e si inoltra nella campagna, all’ombra di grandi alberi che vegliano in silenzio. 

Ben presto l’asfalto lascia il posto a una via di terra battuta, più intima e più rustica, che prolunga la discesa. Più in basso, essa serpeggia tra belle case in pietra raccolte nel paesino di Les Camps, dove il tempo sembra essersi fermato.

Poi il paesaggio si apre improvvisamente: una piccola strada asfaltata si distende davanti a voi, diritta e tranquilla, come attirata dall’orizzonte. Sembra correre verso l’infinito e, per un istante, tutto diventa semplice. La felicità, in fondo.

Tratto 5: In cammino verso il magnifico villaggio di Estaing

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: un lungo tratto pianeggiante, seguito da dolci saliscendi senza particolari difficoltà.

Forse avete una predilezione per queste strade diritte che si allungano all’infinito nelle pianure, monotone e senza deviazioni. Chissà? Ma il pellegrino, al pari del soldato, e non lo si ripeterà mai abbastanza, non è un turista qualunque. Non può pretendere il sublime in ogni istante. Al massimo eviterà di indugiare, accelerando il passo per abbreviare questa traversata che giudica lunga e priva di interesse. 

Il traliccio che si erge davanti a voi diventa allora un punto di riferimento, quasi una bussola, discreto testimone del tempo che passa. E una volta raggiunto questo segnale, la strada continua ancora, imperturbabilmente diritta, fino a un incrocio.

Qui l’asfalto consumato lascia il posto alla terra battuta. Ma in realtà cambia ben poco: il cammino rimane rettilineo, ostinato, instancabile. Lo sguardo, talvolta stanco dei campi, trova sollievo nei vigneti che compaiono qua e là. Verrières possiede infatti una sua modesta denominazione vinicola locale, discreta ma profondamente radicata nel territorio. 

Al termine di questo lungo rettilineo, il cammino raggiunge una strada asfaltata che conduce a Verrières, come una promessa di rinnovamento dopo la monotonia del percorso.

Il villaggio è ormai a pochi passi, adagiato lungo la strada, quasi in confidenza con il Lot che scorre poco distante. 

Si rivela di una bellezza bucolica, come sospeso fuori dal tempo: splendide case in pietra calcarea e arenaria accuratamente lavorata si allineano sotto morbidi tetti di “lauzes”. Tutto qui respira una dolcezza di vivere tranquilla e rasserenante.

Ben presto il GR65 attraversa il discreto torrente Magrane, le cui acque scure scorrono in silenzio, prima di raggiungere la D100, una piccola strada dipartimentale che accompagna il corso del Lot.

Il percorso vi si rassegna per un momento, costeggiando una carreggiata poco frequentata, come costretto a questa parentesi d’asfalto.

Perché il GR65, fedele al suo spirito vagabondo, ama poco le strade troppo docili. Le percorre solo per necessità. Così, non appena gli si offre una via di fuga, se ne allontana con entusiasmo, ritrovando quasi con voluttà un sentiero sassoso, aggrappato agli scisti, che si inoltra nuovamente sotto la copertura del bosco.

Prima di raggiungere Estaing, il cammino si concede ancora un’ultima fantasia: una piccola salita, quasi per puro piacere, all’ombra degli alberi. Qui la foresta si fa densa, mescolando aceri, faggi, querce e castagni in una massa vegetale compatta dove la luce riesce a filtrare a fatica.

Il sentiero si diverte allora in dolci montagne russe, ondulando continuamente, come se esitasse tra il salire e lo scendere.

Poi si immerge nuovamente in una vegetazione fitta e raccolta su sé stessa, prima di raggiungere la strada dipartimentale D100 che accompagna una delle ampie anse del Lot.

Il cammino ritrova allora la strada che costeggia il fiume, come costretto ancora una volta a seguirla. La valle, qui, si restringe e si oscura, imprigionando lo sguardo in una profondità quasi silenziosa.

Ma Estaing è ormai a pochi passi, appena dietro una curva della strada.

Estaing è un piccolo borgo di carattere che conta poco più di seicento abitanti. Il suo nome, derivato dal latino stagnum, evoca uno stagno, memoria lontana di un paesaggio ormai scomparso. Arroccato sul suo sperone roccioso, sulle rive del Lot, il borgo affonda le sue radici fino all’epoca gallo-romana. Ma il suo simbolo più prestigioso resta senza dubbio il castello, silhouette imponente e fiera, antica dimora dei conti d’Estaing.

Estaing è anche il suo maestoso ponte gotico, iscritto nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che attraversa il Lot con un’eleganza secolare. Al centro si erge la Croce di Estaing, simbolo potente che sembra incarnare da sola tutto l’Aveyron. Poco più lontano, la statua di François d’Estaing, vescovo di Rodez, veglia sul passaggio degli uomini e del tempo.

Gli Estaing costituiscono una delle più illustri dinastie del Rouergue e hanno offerto alla Francia numerose figure di rilievo: cardinali, vescovi, ammiragli e perfino un Presidente della Repubblica. Le prime pietre del castello furono posate nell’XI secolo, prima che l’edificio venisse trasformato e ampliato nel corso dei secoli. Divenuto bene nazionale durante la Rivoluzione francese, fu poi affidato alle religiose di Saint-Joseph, che ne fecero la loro casa madre. Nel 2000 passò al comune e, nel 2005, fu acquistato dalla Fondazione Valéry Giscard d’Estaing. La memoria locale ama raccontare che l’ex Presidente venisse talvolta a comprare il pane in paese, salutando la panettiera con un cortese “Buongiorno, Signora “. Certo, le sue visite erano piuttosto rare. Estaing non si trova sulle strade più frequentate. Tuttavia, non mancava quasi mai alla festa di Saint Fleuret, durante la quale, accanto alla moglie, apriva volentieri le porte del castello ai visitatori.

Per il visitatore di passaggio, Estaing si concentra spesso intorno al castello e alla via principale, dove si susseguono alberghi, caffè e negozi. Le possibilità di alloggio sono numerose e molti pellegrini scelgono di fermarsi qui, attratti tanto dal fascino del luogo quanto dalla promessa del riposo.

Tra le curiosità si nota un elegante edificio del XVI secolo che oggi ospita l’ufficio del turismo, recentemente restaurato e installato in una splendida cantina a volta. Non lontano da lì, la cappella dell’Ouradou, gioiello dello stesso secolo e classificata tra i monumenti storici, conquista per la sua semplicità. Costruita con i materiali del territorio, scisto per le mura e lauze per il tetto, questa cappella gotica sormontata da un campanile a pettine incarna una bellezza sobria e autentica.

Infine, la chiesa parrocchiale di Saint Fleuret, costruita nel XV secolo sopra una cripta più antica e recentemente restaurata, domina leggermente il villaggio. Veglia su questo dedalo di viuzze dal carattere medievale, dove lo scisto impone ovunque il proprio colore scuro e la sua austera eleganza.

Alloggi sulla Via Podiensis

 

    • Gîte Au Fil de l’Eau, Eric et Sophie (pèlerins), 5 Rue St Joseph, Espalion; 06 77 58 53 08; Gîte, cena, colazione
    • Gîte du Pont Vieux, Yves Garcia, 7 Rue Arthur Canel, Espalion; 06 47 75 81 19/05 65 44 90 81; Gîte, cena, colazione
    • Accueil chrétien La Halte St Jacques, 8 Rue du Dr Trémolières, Espalion; 06 28 30 38 30; Gîte, cena, colazione
    • Chambres d’hôtes Au Jardin des Sens, Mireille et Claude (pèlerins), 15 Av- St Pierre, Espalion; 06 85 42 93 75/06 74 32 31 82; Pensione, cena, colazione
    • Chambres d’hôtes La Maison du Pèlerin, 3 Rue des Bouquiès, Espalion; 05 65 44 26 77/06 51 86 75 30; Pensione, colazione
    • Chambres d’hôte Morin, 14 Avenue de St Côme, Espalion; 05 65 51 48 57; Pensione, cena, colazione
    • Hôtel de France**, 36 Boulevard Joseph Poulenc, Espalion; 05 65 44 06 13; Hotel, cena, colazione
    • Chambres d’hôtes Alain Picard, Verrières de Sébrazac, Verrières; 06 87 01 82 40; Pensione, colazione
    • Camping La Cavalerie, Céline Riot, Estaing; 06 95 63 37 17; tipis et chalets, cena, colazione, cucina
    • Gîte communal, 19 Lotissement de l’Escalière, Estaing; 06 44 95 52 14; Gîte, cucina
    • Gîte St Christophe, Rémi et Marie (pèlerins), 5 Rue St Fleuret, Estaing; 06 27 82 40 14; Gîte, cena, colazione
    • Gîte Chez Aurélie, 3 Rue du Collège, Estaing; 06 95 82 15 95; Gîte, cena, colazione
    • Gîte L’Oustal del Camin, Marine et Alexandre, 31 Rue François d’Estang, Estaing; 07 67 29 15 07; Gîte, cena, colazione, cucina
    • Gîte-Chambre d’hôtes Les Pieds dans l’Olt, Annaelle (pèlerine), 1 rue d’Espalion, Estaing; 07 87 96 68 75; Gîte e Pensione, cena, colazione
    • Chambre d’hôtes Chez Jeannot, Jean Dijols, Le Pont d’Estaing, Estaing; 05 65 44 71 51/06 70 38 42 81; Pensione, colazione
    • Chambres d’hôtes Lou Bellut, Monique Simon, 5 Rue François d’Estaing, Estaing; 06 80 66 77 79; Pensione, colazione
    • Auberge de St Fleuret**, 19 Rue François d’Estaing, Estaing; 05 65 44 01 44; Hotel, cena, colazione
    • Aux Armes d’Estaing**, 1 Quai du Lot, Estaing; 05 65 44 70 02; Hotel, cena, colazione

     

    Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.

    Se facciamo il punto sulla capacità ricettiva, si contano circa 100 posti letto disponibili prima di raggiungere Estaing, a Espalion e nei suoi dintorni, il che suggerisce che molti pellegrini scelgano di fermarsi prima della fine della tappa. A Estaing, invece, l’offerta di alloggio sale a quasi 170 posti letto. Poiché il numero di camminatori sulla Via Podiensis varia generalmente tra 100 e 200 pellegrini, questa tappa non dovrebbe presentare particolari difficoltà in termini di pernottamento. Tuttavia, è consigliabile prenotare in anticipo per maggiore sicurezza.

    Questi itinerari, che attraversano spesso zone poco popolate, offrono relativamente pochi servizi. I ristoranti sono rari, così come i negozi di alimentari, che spesso non sono altro che piccoli punti vendita di pane con una scelta limitata di verdure e prodotti lattiero-caseari. Le due località principali, Espalion ed Estaing, mettono a disposizione tutti i servizi di una piccola cittadina, con una gamma completa di negozi e servizi essenziali. Lungo il percorso sono inoltre presenti due punti d’acqua e servizi igienici pubblici: uno a Bessuéjouls e l’altro presso la chiesa di Trédou. Infine, numerose aziende offrono servizi di trasporto bagagli o di trasferimento verso il punto di partenza. Tra queste, una si distingue come punto di riferimento riconosciuto per i pellegrini che percorrono i cammini di Santiago: La Malle Postale.

    Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
    Tappa prossima : Tappa 11: Da Estaing a Golinhac
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