04: Sauvage a St Alban-sur-Limagnole

Nella maestosa bellezza delle foreste della Margeride

 

MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.

Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/du-sauvage-a-saint-alban-sur-limagnole-par-le-gr65-256953478

Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.

In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.

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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

State per entrare nel dipartimento della Lozère, più precisamente nella Margeride, dall’altro lato della foresta. Il percorso scende e poi risale, accompagnando una lenta transizione verso l’altopiano dell’Aubrac. In questa terra il granito è ovunque, nell’architettura squadrata delle massicce fattorie, nelle fontane, nelle croci. Le vecchie case di granito con i loro tetti di ardesia si perdono nei paesini isolati. Sfidanole condizioni più estreme dell’inverno e raccontano la storia degli abitanti di queste terre, di un paese che un tempo apparteneva alla contea del Gévaudan. La regione è tra le meno abitate d’Europa. Il paesaggio, tuttavia, è di grande bellezza. Il percorso riprende la direzione sud ovest attraverso una campagna disseminata di colline boscose. La Lozère è il dipartimento meno popolato della Francia, con meno di 80.000 abitanti. È anche il più povero, per non dire molto povero. Vi si sono sviluppate poche industrie, senza però alterare minimamente paesaggi di rara bellezza, dove la pesca alla trota rimane un piacere autentico. A nord, sui causses e sulle dolci colline dell’Aubrac e della Margeride, a sud sui pendii delle Cévennes, al tramonto, quando le mucche rientrano o si sdraiano vicino ai fili spinati, l’anima vaga insieme a Virgilio. La Lozère, come già ricordato nella tappa precedente, è in realtà l’antico Gévaudan e, tornando ancora più indietro nel tempo, la terra dei Gabali, fieri nemici dei Romani, che avevano la loro capitale a Gabalum, oggi divenuta un tranquillo villaggio nel cuore del dipartimento con il dolce nome di Javols.

Il dipartimento della Lozère deve il proprio nome alla principale montagna situata sul suo territorio, il Mont Lozère. Sebbene sia costituito in gran parte dai territori dell’antico Gévaudan, comprende anche, nella parte meridionale, regioni appartenute alle antiche diocesi di Uzès e Alès, nel Languedoc. Il GR65 non attraversa il sud del dipartimento. Sfiora soltanto la Lozère nella sua parte settentrionale, tra i dipartimenti dell’Haute Loire e dell’Aveyron. La Lozère presenta un rilievo interamente montuoso, attraversato dalle Cévennes e dai loro contrafforti, costituiti a nord dalle montagne, o meglio dalle grandi colline, della Margeride e dell’Aubrac.

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Il clima è severo quanto le persone che vivono qui. E come in tutte le regioni dove la vita è difficile, il senso dell’ospitalità e il legame atavico con la terra natale costituiscono valori fondamentali per abitanti che sono anzitutto contadini fieri delle proprie terre. Per il viaggiatore e per il pellegrino, la Lozère è una sorta di caccia al tesoro che conduce faccia a faccia con la Bestia del Gévaudan, morta un giorno di giugno del 1767. Ma quanti continuano ad attendere di vederla riapparire quando percorrono i cammini sterrati, nei boschi, nell’ora incerta tra il giorno e la notte?

Oggi il percorso lascia l’Haute Loire ed entra in Lozère. Il confine si trova nei pressi della Cappella di Saint Roch. Il percorso segue la valle della Limagnole, dove scorre un piccolo fiume che passa vicino a St Alban prima di gettarsi nella Truyère. Dopo il ponte sulla Truyère, a Les Estrets, entrerete nell’Aubrac. Per arrivarci, però, la distanza è lunga, molto lunga, quasi 26 chilometri. Molti pellegrini compiono l’intero tragitto in una sola volta. Da parte nostra, ci fermeremo a St Alban-sur- Limagnole, a metà percorso.

Difficoltà del percorso: L’itinerario non presenta particolari difficoltà, con un dislivello molto contenuto (+78 metri / -394 metri). Si tratta soprattutto di una lunga discesa attraverso alti altopiani coperti da prati verdeggianti o lande di ginestre ed eriche, con qua e là piccoli boschi.

Stato del GR65: Oggi questa è una tappa particolarmente apprezzata dai pellegrini. L’asfalto è molto scarso, cosa piuttosto rara e degna di nota:

  • Asfalto: 2.5 km
  • Cammini: 10.5 km

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.

Per dislivelli reali , rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: In cammino verso il Col de l’Hospitalet

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: nessuna difficoltà.

Spesso è nelle prime ore del mattino che il pellegrino lascia il maestoso Le Sauvage e il suo piccolo lago per inoltrarsi, quasi in piano, nelle foreste di conifere. Un ampio e piacevole cammino sterrato conduce alla strada dipartimentale D589 presso il Col de l’Hospitalet, a 1.304 metri di altitudine.

La regione è coperta da magnifici abeti rossi e disseminata di splendide radure pascolive. È difficile esagerare il fascino intenso di questo luogo semplice e tranquillo e la freschezza del cammino, dove muschi e aghi di conifera ricoprono spesso il terreno. Abete o abete rosso di Natale? Basta pronunciare le parole « abete rosso di Natale » per rompere l’incanto, non è vero? Eppure è così. Anche se oggi si assiste al ritorno dell’abete, in particolare dell’abete Nordmann, una specie esotica coltivata a questo scopo, ciò che il grande pubblico chiama abitualmente abete è in realtà molto spesso l’abete rosso, di gran lunga il più diffuso nelle nostre foreste. Distinguere le due specie è facile. L’abete rosso porta pigne pendenti, mentre quelle dell’abete crescono rivolte verso il cielo. Non vedrete mai pigne di abete sparse sul terreno. Le pigne dell’abete perdono semplicemente le loro squame restando attaccate ai rami. Solo le pigne dell’abete rosso cadono al suolo. Nell’abete, i rami orizzontali tendono talvolta a sollevarsi leggermente. Nell’abete rosso, invece, i rami ricadono verso il basso, assumendo l’aspetto delle orecchie di uno spaniel. Tutto ciò per dire che la foresta qui è costituita essenzialmente da abeti rossi.

Più avanti, il cammino esce per un momento dalla foresta, nel mezzo dei pascoli della tenuta di Le Sauvage. Una barriera attraversa il cammino per contenere il bestiame. Su questi alpeggi le mucche vivono in libertà. Si tratta di buoi o di giovani vacche non destinate alla mungitura e che non richiedono particolare sorveglianza.

Lo sguardo si perde tra le dolci ondulazioni dei pascoli. Davanti si estende un vasto mare d’erba punteggiato da colline dalle linee morbide, cespugli sparsi, qualche affioramento roccioso simile a un’isola minerale e discreti gruppi di conifere che vegliano in silenzio sull’orizzonte. L’insieme ispira una rara sensazione di calma, spazio e natura incontaminata.

Il bestiame, presenza familiare e quasi sovrana di questi alpeggi, ha reso necessaria l’installazione, qua e là, di recinzioni destinate a impedirne l’accesso alla foresta. Gli stessi pascoli sono delimitati con cura da fili spinati che scorrono sulle lastre di granito, come una sottile traccia umana posata sull’immensità selvaggia.

Quando la foresta si dirada, gli abeti rossi, meno serrati nelle loro schiere, lasciano entrare la luce e fanno spazio ai pini, ai faggi e a qualche acero, che mescolano le loro chiome ai colori vivaci delle ginestre.

Poi il cammino rientra nella foresta di conifere e raggiunge la località di “Narces de l’Hospitalet”, dove un menhir eretto sembra fare la guardia, immobile sentinella di pietra ai margini del cammino.

Qui tutto è silenzio e serenità. In questo paesaggio fatto di dolcezza e spazio aperto, il passo si fa leggero, quasi naturale, come sostenuto dalla quiete del luogo.

Il cammino resta ancora per qualche tempo sotto la copertura degli alberi prima di incontrare una nuova barriera per il bestiame. All’improvviso il paesaggio si apre nuovamente in tutta la sua maestosità.

Ben presto il cammino lascia il bosco e passa sotto la linea dell’alta tensione che il giorno precedente si era vista salire lungo il fianco della montagna. Qui enormi blocchi di granito emergono dalla brughiera e assumono l’aspetto di menhir distesi, come se la terra stessa conservasse il ricordo delle epoche più antiche.

Ancora qualche abete rosso per il piacere dello sguardo, poi il cammino sterrato raggiunge la strada dipartimentale D589 al Col de l’Hospitalet. In realtà questo valico non è che una modesta elevazione tra le molte ondulazioni del rilievo, a immagine dello stesso Cammino di Santiago, fatto meno di vette spettacolari che di pazienti attraversamenti. Eppure apre la strada verso la valle della Limagnole. Un tempo a l’Hospitalet sorgevano un oratorio del XIII secolo e un ospedale per pellegrini, entrambi caduti in rovina nel XVII secolo. La tradizione racconta che questo ospizio fu fondato nel 1198 dagli abitanti di Chanaleilles e posto sotto la protezione di San Giacomo per offrire rifugio ai viandanti di passaggio. .

Il GR65 segue quindi la strada per alcune centinaia di metri. . 

Nascosto sotto gli alberi, quasi al riparo dagli sguardi, un grazioso oratorio veglia sul bordo della strada. Modesto e raccolto, sembra attendere il passo lento dei camminatori e i loro silenzi.

Qui sgorga una piccola sorgente di sorprendente freschezza, la cui acqua limpida è da lungo tempo ritenuta capace di alleviare numerosi mali. Esistono luoghi in cui si comprende che la verità possiede talvolta la semplicità di un’acqua viva che sgorga dalla pietra.

Poche centinaia di metri più avanti, poco prima della cappella di Saint Roch, la strada dipartimentale segna il confine tra Haute Loire e Lozère. Per molto tempo quest’ultimo dipartimento è rimasto ai margini dell’immaginario francese, considerato una terra aspra, lontana e quasi maledetta. Lo si è definito ostile, povero e dimenticato. Basta però attraversarlo per comprendere quanto questo giudizio sia stato ingiusto. Qui la bellezza si manifesta senza enfasi, nella sua forma più autentica.

Su questo confine tra due dipartimenti sorge la piccola cappella, discreta e preziosa. Dedicata al santo protettore dei viaggiatori e degli appestati, che secondo la tradizione passò di qui dopo le guerre di Religione del 1562-1598, custodisce una storia fatta di rovine e rinascite. Una prima cappella cadde in rovina nel 1610 e le sue pietre furono utilizzate per costruire una nuova chiesa nella vicina Lajo. Un’altra fu edificata alla fine del XIX secolo prima di essere devastata dal ciclone del 1897. Quella che vediamo oggi risale al 1901. Dietro la cancellata che ne chiude l’accesso, la statua di San Rocco e del suo cane continua a vegliare sull’altare. Il santo, con la sua serena gravità, sembra accompagnare con lo sguardo i viaggiatori di passaggio, umile custode delle fragilità umane.

Accanto alla cappella, la porta di un rifugio resta sempre aperta ai pellegrini smarriti o privi di alloggio. I numeri non raccontano nulla di coloro che, nella semplicità del viaggio, vi cercano un tetto per la notte. L’acqua è meno vivace di quella della sorgente miracolosa, ma l’ospitalità è ancora presente. Da qui una strada conduce a Lajo, a tre chilometri dal GR65, dove trovano rifugio molti camminatori che non hanno trovato posto a Le Sauvage. Altri proseguono fino a La Roche, più in basso lungo il cammino.

A partire dalla cappella, il GR65 lascia la strada dipartimentale per ritrovare l’intimità del bosco, come se il percorso riprendesse fiato lontano dal mondo asfaltato.

Il paesello di La Roche dista ormai soltanto due chilometri, adagiato come una sosta discreta in una piega del paesaggio.

Il percorso verso St Alban-sur- Limagnole diventa poi facile e quasi carezzevole. Il percorso scende dolcemente, senza scosse, come per risparmiare le gambe stanche. Ben presto un sentiero si inoltra in freschi sottoboschi spesso ombrosi, dove giovani e slanciati faggi si insinuano tra pini e abeti rossi, portando una nota di leggerezza alla solenne presenza delle grandi conifere.

Tratto 2: Dolci ondulazioni tra le foreste e la campagna della Margeride

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: alcune pendenze un po’ più marcate, ma sempre molto brevi.

Il cammino si attarda a lungo, libero e leggero, nel cuore delle conifere. Serpeggia senza costrizioni tra i tronchi diritti, in quella dolce penombra dove la luce filtra con discrezione. Il terreno, spesso brunastro, possiede quella tonalità profonda tipica delle foreste di resinose, fatta di humus, aghi caduti e silenzio accumulato.

Più in basso, il cammino esce dal bosco come si esce da un sogno, con quella luminosità improvvisa che sorprende dopo l’ombra degli alberi.

Eccolo attraversare il prato in tutta la sua ampiezza, esposto alla sua nudità selvaggia. I bordi del cammino sono disseminati di cespugli di ginestra, disposti come per una discreta parata, che disegnano un tappeto di verdi profondi illuminato qua e là dal delicato rosa degli epilobi.

Spesso si celebrano le ginestre primaverili, che incendiano i prati con i loro riflessi dorati. Ma chi racconterà la grazia più segreta di queste ginestre estive, ritornate alla loro essenziale semplicità? Verdi, sobrie, quasi umili, sembrano essere state lasciate qui come un ricordo del primo mattino del mondo, dimenticato su queste alture da una mano distratta.

Qui nulla sembra disposto a cedere all’influenza di una conquista umana troppo frettolosa. Lo sguardo scivola senza fine su questo vasto pendio appena increspato dal rilievo, dove l’erba bassa si estende sotto il cielo, interrotta soltanto da qualche pino, da un frassino solitario o da un acero sparso. Tutto invita più alla contemplazione che al possesso. .

Più in basso, il cammino ritrova la strada dipartimentale avvicinandosi al paesello di La Roche. 

Un tempo i pellegrini potevano trovare alloggio a La Roche. Oggi però questa sistemazione non è più censita.

Il GR65 non entra a La Roche. Attraversa semplicemente la strada dipartimentale e riprende subito il suo corso sulla terra battuta, morbida e accogliente, che si apre attraverso i prati come un invito a proseguire. Poco dopo passa per la località di Les Bories, un discreto punto d’incontro dove arriva anche il GR4, come se i cammini si salutassero per un istante prima di ripartire ciascuno verso il proprio orizzonte.

Il cammino si avvicina nuovamente al margine del bosco, poi scende dolcemente nel piccolo vallone fino ad attraversare la Limagnole, che qui assomiglia più a un ampio torrente limpido e vivace che a un vero fiume. In questa terra l’acqua è ovunque presente: sgorga dai prati, costeggia i cammini e riempie gli abbeveratoi di pietra dove il viaggiatore trova una freschezza semplice e preziosa.

Nessuno saprebbe dire se le grandi pietre gettate nel letto del corso d’acqua per permetterne l’attraversamento siano state posate dai Romani o già dai Gabali. Il luogo conserva il suo mistero. Nei giorni di pioggia il cammino si solca talvolta di profonde carreggiate, poiché i trattori lo percorrono tanto quanto i pellegrini. Si incontrano buoi placidi, cavalli nei prati fioriti della primavera e quella persistente impressione di un paese dove il tempo accetta ancora di rallentare il proprio passo.

Il cammino lascia poi i prati per inoltrarsi sotto la leggera copertura del bosco della Védrine. In primavera tutto sembra sospeso in una luce di inizio: le giovani foglie filtrano il sole in veli mobili. Più avanti nella stagione restano soltanto il verde profondo dei prati e, qua e là, le note rosa degli epilobi, come tocchi di dolcezza nel cuore dell’estate.

La salita si fa allora un po’ più decisa. Il cammino diventa più sassoso e più asciutto sotto i piedi, ma nulla riesce realmente a diminuire il piacere del camminare: la pendenza si lascia domare senza difficoltà. .

Raggiunge quindi una sorta di discreto crocevia dal quale è possibile raggiungere un alloggio a Les Faux, vicino alla D589. Da questo paesello è possibile ritrovare il percorso a Le Rouget, un po’ più in basso lungo la strada.

Il cammino comincia allora a ondulare dolcemente, come un respiro nel rilievo, alternando tratti di terra battuta e tratti sassosi, in quel gioco di falsipiani che affatica meno il corpo di quanto assopisca i pensieri. 

Per quasi un chilometro serpeggia tra campagna aperta e luminosi sottoboschi. Qui non vi è alcun tumulto, alcun volto umano: il paese sembra abbandonato da ogni agitazione. Solo alcune tranquille mucche, sdraiate o intente a pascolare vicino agli alberi, ricordano che questa solitudine è abitata da una vita lenta e silenziosa.

Eppure, da qualche parte a occidente, Santiago dista ormai soltanto 1.474 chilometri. Si avanza passo dopo passo verso quella linea invisibile. La foresta qui non ha nulla di oppressivo: si apre in radure e mescola agli interminabili pini la presenza più leggera di betulle, carpini e faggi.

Tratto 3: In discesa verso St Alban, tra sottobosco e campagna

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: una discesa quasi continua, con alcuni tratti più ripidi e sassosi.

Gli storici raccontano che ai tempi dei Romani il faggio, il fagus degli Antichi, regnava sovrano sulla Margeride e sul Gévaudan. Gli spazi aperti erano allora soltanto rare radure e furono necessari secoli di ostinati dissodamenti per fare posto alla nascente attività pastorale. Poco a poco comparve la segale attorno ai pascoli dove belavano le greggi. La foresta arretrò ancora, cedendo terreno all’opera dell’uomo. I pini e i castagni, più avidi di spazio, sostituirono le profonde faggete; le mucche rimpiazzarono gradualmente le pecore; i campi coltivati e i prati da sfalcio si estesero sempre più. Poi i tempi cambiarono. Oggi il contadino di montagna sembra talvolta conservare soltanto la memoria dei gesti di un tempo. Così la brughiera di ginestre e il pino silvestre, divenuto a sua volta sovrano della Margeride, hanno lentamente riconquistato ciò che il lavoro degli antichi aveva loro sottratto. Ma chi può sapere se il faggio, rimasto in agguato nelle pieghe del paesaggio, non tornerà un giorno a occupare il proprio posto? Comunque sia, il panorama conserva qui una bellezza singolare e incontestabile. Come non restare affascinati, con gli occhi spalancati, davanti a questa maestosa semplicità, a questa pace immobile dove gli alberi sembrano formare una chioma adagiata sulle colline?

L’ampio cammino prosegue sulla terra battuta, ancora morbida sotto i piedi; per il momento i sassi restano discreti, quasi volessero risparmiare il viandante.

Più avanti il paesaggio si richiude poco a poco. La foresta diventa più profonda e avvolgente e la pendenza si accentua sensibilmente, oscillando tra il 10 e il 15 per cento. Nel sottobosco, betulle e faggi conquistano maggiore spazio, insinuandosi con eleganza tra pini e abeti rossi. 

Qua e là, bei muri di pietra ricoperti di licheni o alcuni cairn eretti ai margini del cammino scandiscono il percorso con segni antichi. Le pietre diventano sempre più presenti man mano che la discesa si accentua, conferendo al cammino un carattere più minerale e più aspro. 

Più in basso, il cammino si restringe e corre appena sopra la strada dipartimentale, nascosto tra le erbe alte che ne addolciscono i contorni.

Il paesaggio assume allora un tono ancora più selvaggio: la natura si stringe attorno al viandante, il terreno diventa più argilloso e il cammino più incerto, come se fosse ormai necessario meritare il seguito del viaggio. 

Ancora qualche curva sotto gli alberi e all’improvviso appaiono più in basso le dolci colline e i tetti in lauze di Le Rouget, posati lì come una discreta ricompensa al termine di questa discesa nel bosco.

Sulla terra argillosa, tra i cespugli di ginestra, il cammino raggiunge la strada dipartimentale all’ingresso di Le Rouget.

Il tracciato comincia allora a serpeggiare dolcemente verso il villaggio, dopo aver attraversato la strada dipartimentale come si oltrepassa una soglia.

Le Rouget deve il proprio nome all’arenaria arkosica, una pietra particolare che si incontra ai confini tra granito e gneiss: un’arenaria nata dalla lenta alterazione delle rocce originarie, modellata pazientemente dal tempo e dagli elementi. L’arkose presenta molte sfumature, spesso rosate, che hanno dato il nome al villaggio. Nessun altro materiale adorna meglio le facciate: il suo colore caldo dialoga con eleganza con il nero profondo dei basalti. Un tempo le cave di arkose erano numerose nella regione; oggi sono diventate rare o sono scomparse. Chi avrebbe ancora la pazienza di costruire una casa pietra dopo pietra? Il GR65 segue la strada che scende dolcemente attraverso il villaggio. Un tempo il rifugio della Croix du Plô si trovava in una vasta fattoria all’uscita dell’abitato. Fortunatamente alcuni continuano a resistere all’uniformità delle costruzioni moderne: qui il proprietario della Ferme de la Croix du Plô ha restituito vita a una casa in pietra di rara eleganza.

All’uscita di Le Rouget il cammino ritrova tutta la sua facilità. Una piccola strada asfaltata conduce fino alla Croix du Plô, una bella croce di pietra eretta sul suo basamento piramidale, come un silenzioso punto di riferimento ai margini della strada.

Qui l’asfalto lascia presto il posto alla regolare dolcezza della terra battuta. Il cammino costeggia l’imponente Ferme de la Croix du Plô e la sua rassicurante sagoma, prima di riprendere il proprio corso verso il sottobosco.

L’ampio cammino sterrato sembra allora esitare tra i boschetti di pini e l’apertura della campagna. In alcuni punti risale persino con maggiore decisione, come a ricordare che l’avvicinamento a St Alban-sur- Limagnole non rappresenta mai un totale abbandono alla facilità. Poco a poco, tuttavia, il paesaggio diventa più domestico e più abitato: i segni di una terra più vicina agli uomini riappaiono man mano che si avanza.

Ancora qualche lieve ondulazione viene a turbare la quiete della campagna, come un ultimo fremito prima del cambiamento.

Poi inizia la discesa che scivola verso la strada dipartimentale D589, nel cuore dei quartieri residenziali più recenti di S Alban che si estendono più in basso.

L’ingresso nella piccola cittadina non è particolarmente invitante. Fedele alle sue abitudini, il GR65 impone un ampio giro, quasi per ritardare l’arrivo. Gli ideatori del Cammino di Santiago sembrano poco inclini a lasciare che i pellegrini seguano le strade dipartimentali, anche quando il traffico è modesto. Così, presso un incrocio segnato da una croce di pietra, l’itinerario devia e conduce alla scoperta della parte alta dell’abitato.

Ci si ritrova quindi sulla strada, all’ombra alternata di frassini e abeti rossi, tra alcune ville sparse che punteggiano il paesaggio.

Al successivo incrocio, il percorso piega verso destra, come un discreto invito a raggiungere finalmente la cittadina.

Sulla sommità della collina si estende un vasto complesso ospedaliero psichiatrico, una vera città nella città. Era forse necessario ospitare tutto questo personale? La storia risale al 1821, quando Hilarion Tissot, fratello di San Giovanni di Dio, fondò qui un asilo destinato agli uomini affetti da disturbi mentali, riutilizzando le pietre di un antico castello scomparso. L’istituzione acquisì rapidamente una solida reputazione, accogliendo pazienti provenienti da tutta la regione e successivamente da tutto il dipartimento. Nel 1869 fu inaugurato l’edificio amministrativo, presto seguito da nuovi padiglioni costruiti tra il 1895 e il 1900.

Più tardi una figura di primo piano segnò profondamente l’istituzione: François Tosquelles, medico francese formato in Spagna e costretto all’esilio dopo la sconfitta dei Repubblicani nella guerra civile spagnola. Già responsabile della psichiatria nell’esercito repubblicano, si stabilì a Saint Alban nel 1940. Sotto il suo impulso l’ospedale divenne un luogo d’avanguardia, rivoluzionando il trattamento dei disturbi più gravi attraverso un innovativo approccio psicodinamico. Pioniere della psicoterapia istituzionale, Tosquelles si impegnò a capovolgere le pratiche dell’epoca, che troppo spesso assimilavano i malati a dei prigionieri. Per lui l’istituzione stessa doveva diventare uno strumento terapeutico. Creò comunità di pazienti, favorì la loro risocializzazione e combatté l’isolamento. Al suo apice, negli anni Settanta, l’ospedale ospitava fino a 600 pazienti. Oggi il numero dei pazienti è notevolmente diminuito e le pratiche terapeutiche si sono evolute. L’ospedale rimane tuttavia attivo, sebbene in forme più modeste rispetto al passato. .

Il percorso costeggia quindi, con una dolce progressione, i vecchi e i nuovi padiglioni dell’istituzione, silenziosi testimoni della sua evoluzione, prima di imboccare la discesa lungo Rue de l’Hôpital, sopra la piccola cittadina di circa 1.500 abitanti.

Sulle alture sorgeva un tempo un castello appartenente alla baronia del marchese d’Apchier fin dall’XI secolo. Modificato nel corso dei secoli fino al XVII secolo, finì per perdere la propria funzione difensiva e venne progressivamente trasformato in manicomio. Anche qui la pietra di Le Rouget impone il suo colore caldo e la sua presenza caratteristica, come una firma minerale del luogo.

Ecco infatti l’edificio amministrativo, massiccio e ordinato, costruito con la stessa pietra di Le Rouget e coperto da un tetto di ardesia scura che ne accentua la solennità.

Attraverso una strada fortemente inclinata, prolungata da una scalinata, il GR65 raggiunge infine la via principale, all’altezza della chiesa e dei pochi negozi che animano il cuore dell’abitato. 

Le fonti storiche restano lacunose per quanto riguarda la chiesa prima del XIV secolo. Si sa tuttavia che essa dipendeva allora da un ospedale monastico destinato ad accogliere i pellegrini. Ampliata all’inizio del XIX secolo, conserva le caratteristiche di una chiesa romanica influenzata dall’architettura dell’Alvernia. Situata al di sotto della strada principale, mostra allo sguardo un’abside riccamente ornata da armoniose arcate. Un imponente campanile a vela con tre aperture si eleva sopra l’edificio come una firma verticale, vegliando sull’insieme con austera eleganza. 

Alloggi sulla Via Podiensis

• Refuge de St Roch, Col de l’Hospitalet; Refugio senza niente
• L’Oustal de Parent, Les Faux; 04 66 31 50 09; Gîte and Hotel, cena, colazione (900 m fuori GR)
• Les Séjours de Lalie, Les Faux; 06 87 62 38n42; Gîte cena, colazione (900 m fuori GR)
• La Croix du Plô, Le Rouget; 04 66 31 53 51/06 33 55 61 03; Gîte e Pensione, cena, colazione
• Gîte La Tortue et le Lièvre, Marie et Louis (pèlerins), 1 Lotissement Communal, St Alban-sur-Limagnole; 07 87 22 67 00/06 81 56 80 28; Gîte, cena, colazione
• Gîte Le Penote, Jean-Claude Chapel, 18 Route de Saugues, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 31 54 13/06 88 24 51 32; Gîte, cucina
• Gîte Aux Amis dans le Chemin, Bernadette (pélerine, 34 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 06 21 64 39 51; Gîte, cena, colazione
• Gîte Antre Nous, Éric Rondolat, 19 Rue de la Comète, St Alban-sur-Limagnole; 06 61 23 85 11; Gîte, cena, colazione
• Gîte Les Souliers de St Jacques, Virginie Soulier, 1 Rue de la Comète, St Alban-sur-Limagnole; 06 45 41 28 17; Gîte, cena, colazione
• Gîte Le Lit Magnole, 27 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 07 67 51 38 51; Gîte, cena, colazione
• Gîte L’imprévu en Margeride, Nadège (pélerine), 3 rue de la Tournelle, St Alban-sur-Limagnole; 06 33 18 41 89; Gîte, cena, colazione, cucina
• Gîte La Maison du Bateleur, Sylvie, Claire, Sophie (pèlerines), 9 Rue de la Baysse, St Alban-sur-Limagnole; 06 33 18 41 89; Gîte, cena, colazione,
• Gîte La Maison du Bateleur, Sylvie, Claire, Sophie (pèlerines), 9 Rue de la Baysse, St Alban-sur-Limagnole; 06 33 18 41 89; Gîte, cena, colazione,
• Gîte-Restaurant La Butte aux Oiseaux, 68 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 09 54 39 46 53; Gîte, cena, colazione
• Gîte-Restaurant Le Refuge du Pèlerin, 37 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole ; 06 85 39 93 22; Gîte, cena, colazione
• Gîte-Restaurant-Bar, 30 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 06 62 67 37 62; Gîte, cena, colazione
• Gîte-Restaurant-Bar- Pizzeria du Centre, 32 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 31 5004; Gîte, cena, colazione
• Gîte- Restaurant Le Chemin des Sens, 13 Gd Rue, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 44 72 61; Gîte, cena, colazione
• Gîte-Chambre d’hôtes- Restaurant La Belle Étape, 2 Place de l’Église, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 49 04 01/06 83 68 69 16; Gîte e Pensione, cena, colazione
• Auberge de St Jacques, 3 Place du Breuil, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 31 51 76; Gîte e Pensione, cena, colazione
• Les Drailles de la Margeride, 1 Grand Rue, St Alban-sur-Limagnole; 06 70 11 20 54; Pensione, cena, colazione
• Hôtel-Relais St Roch****, Château de la Chastre, St Alban-sur-Limagnole; 04 66 31 55 48; Hotel, cena, colazione

Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.

Se si fa l’inventario delle capacità di accoglienza, si contano circa 90 posti letto prima di raggiungere Saint Alban, il che lascia supporre che molti pellegrini scelgano di fermarsi lungo il percorso prima della tappa finale, anche allontanandosi leggermente dal cammino principale. A Saint Alban, invece, la capacità ricettiva aumenta notevolmente, con quasi 210 posti letto disponibili. Poiché il numero di pellegrini sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra 100 e 200 persone al giorno, questa tappa non dovrebbe presentare particolari difficoltà dal punto di vista dell’alloggio. È comunque consigliabile prenotare in anticipo, per maggiore sicurezza.

Questi itinerari attraversano territori spesso poco popolati, dove i servizi sono limitati. I ristoranti sono piuttosto rari, così come i negozi di alimentari, che spesso si riducono a piccoli punti vendita del pane con una modesta offerta di verdure e prodotti lattiero-caseari. Tuttavia, è possibile trovare ristoro a Le Rouget. I punti d’acqua sono più frequenti lungo il percorso, in particolare presso la Cappella di Saint Roch e a Le Rouget. Talvolta sono accompagnati da servizi igienici, spesso toilettes a secco, soprattutto presso la Cappella di Saint Roch. All’arrivo, Saint Alban-sur-Limagnole offre tutti i servizi necessari, con ristoranti, negozi di alimentari e altre comodità. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o di trasferimento verso il punto di partenza. Tra queste, una rappresenta un punto di riferimento consolidato: La Malle Postale.

Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
Tappa prossima : Tappa 5: Da St Alban-sur-Limagnole a Aumont-Aubrac 
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