12: Golinhac a Conques

Conques è ancora più bella quando il pellegrino vi arriva a piedi

 

MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

 

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.

Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-golinhac-a-conques-par-le-gr65-29976431

Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.

In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.

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Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

Oggi si raggiunge Conques, la splendida tappa attesa da tutti i pellegrini, quasi come Santiago di Compostela in Spagna. La Guida del pellegrino del XII secolo, scritta in latino, ne celebrava già le virtù con queste parole:” Il preziosissimo corpo della beata Foy, vergine e martire, fu sepolto qui, in una valle chiamata Conques. Sul suo corpo venne allora costruita una bella basilica, nella quale, per la gloria di Dio, si osserva la regola di san Benedetto. Numerose grazie vengono concesse alle persone sane e ai malati”. Oggi turisti, escursionisti e pellegrini condividono Sainte-Foy, in uno dei luoghi più belli della Francia. Molti pellegrini francesi non proseguono oltre Conques, almeno durante una prima esperienza del cammino di Santiago.

Camminate ancora nell’Aveyron, seguendo dall’alto la valle del Lot. La tappa di oggi attraversa una regione caratterizzata soprattutto dall’allevamento. Le coltivazioni sono poche. State per giungere alla fine della prima parte del viaggio. Domani vi addentrerete maggiormente nel centro della Francia, in direzione di Cahors. Prima, però, bisogna raggiungere Conques, attraversando strade asfaltate e cammini pietrosi. Il percorso ha ormai terminato la sua risalita verso nord e procede decisamente verso ovest. Occorre innanzitutto scendere a lungo da Golinhac a Espeyrac. Dopo alcune tappe lo si è ormai compreso, il percorso scende sempre sul fondo di una valletta per risalire sulla cresta successiva. Da Espeyrac a Conques vi sono soltanto 14 chilometri. Oggi il paesaggio cambia notevolmente. Fino a Espeyrac si attraversano foreste racchiuse in una valle stretta e profonda. Da Espeyrac in poi, invece, sembra quasi di entrare in un altro paese. Qui il paesaggio si apre su dolci colline e prati, prima di immergersi nuovamente nella valle oscura di Conques. Ce n’è dunque per tutti i gusti.

Difficoltà del percorso: i dislivelli di oggi (+393 metri/-716 metri), sono ragionevoli in salita, anche se non propriamente leggeri. Questa tappa, tuttavia, è caratterizzata soprattutto dalle discese. All’inizio si susseguono dolci ondulazioni fino a Campagnac, dove comincia una discesa piuttosto lunga, che alcuni troveranno monotona, lungo la strada asfaltata verso Espeyrac. Da Espeyrac, Conques deve essere conquistata due volte. Prima con una lunga salita di quasi 300 metri di dislivello per raggiungere l’altopiano di Sénergues, seguita da un esteso tratto in lieve pendenza, poi con una discesa molto ripida e spesso impegnativa verso Conques.

 

Stato del GR65: I passaggi sulle strade sterrate sono leggermente inferiori ai passaggi sulle strade asfaltate:

  • Asfalto: 11.9 km
  • Cammini : 8.6 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.

Per dislivelli reali , rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Su e giù sull’altopiano di Golinhac

 

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : un percorso privo di particolari difficoltà.

 

Il GR65 sale con decisione lungo un sentiero sassoso, sfiorando i modesti chalet del Pôle Bellevue, aggrappati al pendio come rifugi dimenticati dal tempo. 
Alcuni curiosi asinelli continuano ad accompagnare il camminatore con lo sguardo alle porte di Golinhac, come per rivolgergli un ultimo saluto prima della partenza.
La salita si fa più sostenuta fino a raggiungere un piccolo altopiano battuto dal vento, dove l’orizzonte sembra improvvisamente ritrovare il proprio respiro.
Ben presto il cammino lascia i rilievi e prosegue sulla strada asfaltata, nel cuore di una campagna tranquilla. Sotto la volta delle grandi querce appare un’abitazione isolata, presenza preziosa in queste terre discrete di Golinhac.
Poco dopo, accanto a una splendida croce di pietra, silenziosa sentinella posta ai margini del cammino, si delinea un sentiero. 
Uno stretto nastro di terra serpeggia allora tra i prati prima di inoltrarsi sotto un boschetto di querce e castagni. Alberi immensi, probabilmente più volte secolari, costeggiano il percorso come le colonne di una cattedrale vegetale. La loro presenza maestosa avvolge il camminatore in una profonda sensazione di pace e di pienezza.
Qui la campagna trabocca di vita. Dietro le fitte siepi, il bestiame pascola liberamente in prati di un verde luminoso.
All’uscita del sottobosco, il cammino scende dolcemente verso la località del Poteau, raccolta nel silenzio delle colline. .
Il percorso da Estaing a Conques è scandito da antiche croci, testimoni della devozione dei secoli passati. Alcune portano un nome; questa è chiamata l’Enseigne.
Ma ecco che ricompare l’asfalto. Al Poteau, dove il GR65 incrocia la strada che scende verso Entraygues, restano ancora nove chilometri lungo la strada di Espeyrac, e persino di più se si scelgono i cammini secondari. .
Il GR65 si dirige quindi verso il paese degli Albusquiès seguendo una piccola strada asfaltata dove, tra le ginestre fiorite e i pini scuri, affiorano ampie bancate di granito, come le ossa di una terra antichissima.
Bisogna riconoscerlo, la tappa di oggi attraversa paesaggi di grande bellezza, anche se l’asfalto si presenta un po’ troppo spesso sotto i piedi del pellegrino. Fortunatamente le automobili sono quasi del tutto assenti su questo tratto del percorso. Inoltre, per la gioia dei camminatori, il GR65 abbandona talvolta la strada per inoltrarsi sotto le chiome degli alberi e ritrovare il fascino autentico dei veri cammini di terra. Proprio come accade qui.
Un ampio cammino si inoltra allora in un bosco di abeti rossi, risalendo il pendio con energia, risvegliando le gambe e riempiendo l’aria di profumi di resina.
Il cammino esce presto dal sottobosco e costeggia le siepi che delimitano i prati, protetto dalle grandi querce e dai castagni dalle ampie chiome.
Poi il cammino scende dolcemente verso il tranquillo paesino degli Albusquiès, immerso in un paesaggio rurale dove regnano il silenzio, l’erba rigogliosa e la serenità delle campagne di un tempo.
Ancora due magnifiche croci segnano il percorso, una di metallo e l’altra di pietra, in questo tranquillo villaggio agricolo dove granito e arenaria sembrano fondersi in una naturale armonia.
Una piccola strada scende quindi sotto il paese e le sue belle case di pietra, adagiate tra querce e pioppi bianchi.
Più in basso l’asfalto lascia il posto a un terreno sassoso. Il cammino dapprima scende con decisione, poi si addolcisce attraversando i prati e costeggiando le siepi come un antico sentiero dimenticato tra i pascoli.
Le coltivazioni rimangono rare in questa regione votata soprattutto all’allevamento. Fortunatamente gli agricoltori non hanno completamente livellato questi paesaggi come è avvenuto altrove. Hanno invece conservato il prezioso paesaggio di bocage umido, con la sua rete di siepi vive che dona tutta la sua anima alla campagna. 
In questi autentici scrigni di verde smeraldo dominano le querce. Lo sguardo scopre però anche eleganti betulle, robusti castagni, maestosi faggi, noccioli e fitte siepi di carpino che compongono una foresta dalle mille sfumature.
Più avanti un sentiero risale leggermente attraverso una faggeta scura e quasi selvaggia, dove la luce fatica talvolta a filtrare tra le fitte chiome. Quando piove, questi sentieri si trasformano in autentici pantani, dove ogni passo allontana sempre di più il pellegrino dal proprio comfort.
Dopo aver attraversato un modesto affluente della Daze, quasi nascosto nel paesaggio, il cammino ritrova i prati verdeggianti e le siepi di latifoglie che ondeggiano sotto il vento delle alture.
Ma questa parentesi su terra battuta dura poco. Poco dopo il GR65 ritrova ancora una volta la strada asfaltata, fedele compagna, talvolta un po’ monotona, di questa lunga tappa.
Il percorso si inoltra quindi in un bosco tranquillo dominato da slanciate betulle e maestosi faggi. Tra i blocchi di granito ricoperti di muschio, il camminatore scopre un’area per il picnic e perfino un discreto bagno a secco, quasi nascosti nel cuore della foresta.
Poi la strada lascia il bosco per attraversare i pascoli e salire lentamente verso la linea di cresta. Ciò che può mettere alla prova il pellegrino sono questi lunghi tratti asfaltati che accompagnano il GR65. Chi invece il giorno precedente avesse scelto di seguire il GR6 da Estaing avrebbe incontrato molti più sentieri nel bosco e cammini selvaggi.
All’improvviso il paesaggio si apre. La salita diventa sostenuta, sfiorando talvolta il 15% di pendenza, lungo siepi di cinorrodi tra le quali compare qua e là la sagoma solitaria di una vecchia quercia battuta dal vento.

Tratto 2: Una lunga discesa verso Espeyrac

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso</u : discesa spesso pronunciata sulla strada asfaltata, intervallata da brevi tratti più pianeggianti.

La strada vi sembrerà probabilmente interminabile prima di raggiungere la linea di cresta. Qui il cammino ricorda quelle lunghe rampe di montagna sulle quali i mezzi pesanti avanzano con fatica e si accumulano in un lento corteo. Anche i pellegrini finiscono per disporsi in fila indiana, mentre ciascuno trova poco a poco il proprio respiro. Sul piano, infatti, i passi sembrano accordarsi in una stessa cadenza, ma le salite e le discese rivelano immediatamente le forze e le debolezze di ognuno.
In cima alla salita potrete forse scorgere alcune bufale venute a cercare un po’ di frescura nell’immensità dei pascoli, una tenuta di oltre cinquanta ettari aperta a perdita d’occhio. Più di cinquanta fattrici vi pascolano tranquillamente. Siete ormai molto vicini a Bessoles. Un alloggio attende il viaggiatore un chilometro più in basso, presso la fattoria.

È anche qui che i cammini del GR65 e del GR6 si ricongiungono, come due fiumi che mescolano le loro acque.

Queste terre, però, non sono popolate soltanto da tranquille bufale. Non è forse più prudente osservare a debita distanza, dietro la barriera spinata, questo massiccio toro dal collo possente e dallo sguardo cupo?  
Da qui comincia una lunghissima discesa verso Espeyrac. Purtroppo si svolge quasi interamente sull’asfalto. Il pellegrino, tuttavia, è fatto per camminare, che ne sia felice oppure rimpianga l’assenza di quei piccoli sentieri secondari tracciati con dolcezza sotto le volte del sottobosco. Il cammino comanda e il pellegrino obbedisce, questa è la legge silenziosa della strada. Senza lamentele inutili e senza rabbia mormorata contro la polvere o l’asfalto. La carreggiata compie dapprima una brusca curva, sfiorando il 15% di pendenza tra le fattorie sparse di Campagnac.
Poi la strada disegna una grande S tra prati e alberi d’alto fusto. Alle querce, ai castagni e ai faggi si uniscono qui grandi frassini slanciati. In queste terre dedicate all’allevamento, i contadini hanno sempre piantato questi alberi generosi, i cui frutti offrivano un tempo un prezioso complemento alimentare al bestiame. In questa luminosa giornata d’inizio autunno, la nebbia risale lentamente dal fondo della valletta, mentre la strada disegna nei prati sottostanti un’ampia arabesca quasi irreale.
Campagnac è anche un insieme di grandi fattorie in pietra squadrata, costruite in arenaria e calcare chiaro, solide come bastioni eretti contro il tempo.
La strada continua la sua discesa sostenuta sotto la volta degli alberi, in una frescura umida dove i passi risuonano appena.
Più in basso disegna un’altra ampia curva. Nessuno sembra percorrere questa strada abbandonata al silenzio, mentre il camminatore si avvicina poco a poco alla striscia di nebbia che si stende sul fondo della valle come un fiume di lana grigia.
È allora il momento di attraversare un autentico bagno di nebbia all’altezza delle fattorie isolate di Orsière. In questa ovatta grigia e mutevole sembra quasi di trovarsi in una brughiera scozzese. Il tempo pare sospeso, immobile in un’attesa silenziosa, mentre ciascuno spera che il sole dissolva lentamente la foschia, come i fantasmi che svaniscono alle prime luci del giorno.
Poco più in basso la strada disegna un’ultima grande curva, prima di riprendere il suo gioco continuo di ombra e luce. La valle è qui profondamente incassata e, al mattino presto, il sole fatica talvolta a superare le pareti della valletta.
La piccola strada raggiunge presto Le Soulié, dove una semplice accoglienza cristiana, piena di fascino e serenità, offre al pellegrino la possibilità di rifocillarsi e riposare. 
Avete ormai raggiunto il banco di nebbia che avvolge ancora la valle nelle prime ore della giornata.
Le Soulié è un incredibile pugno di grandi edifici in pietra, massicci e immutabili, costruiti per sfidare i secoli sotto i loro pesanti tetti di lastre di pietra. È difficile resistere al fascino austero di queste pietre antiche, cariche di memoria e di silenzio.
Persino le galline sembrano felici in questo tranquillo angolo di montagna, dove tutto pare vivere secondo un ritmo dimenticato.
E la strada continua instancabilmente a scendere. Da Le Soulié la pendenza si fa tuttavia meno ripida per oltre un chilometro. A ogni curva di questa carreggiata tortuosa, il viaggiatore penetra sempre più nella strettezza della valletta. Qui la vita vegetale trabocca ovunque, in una profusione di muschi, rami aggrovigliati e boscaglie dimenticate tra querce stentate, castagni nodosi e giovani germogli di faggio. 
In questo universo saturo di clorofilla, la strada oscilla continuamente tra l’ombra fresca e le aperture luminose. In alcuni punti, pochi coniferi, soprattutto abeti rossi, si mescolano discretamente alla folla delle latifoglie.
Più in basso la strada raggiunge il paesino di Carboniès, dove la pietra grezza risplende ancora sulle facciate delle fattorie, come se trattenesse la luce di questa terra.
Tutto qui racconta il mondo contadino. Osservando le stalle, i prati, i fienili e i cammini incassati che circondano le case, si intuisce un luogo interamente modellato dal lavoro della terra e dal ritmo delle stagioni. 
Ancora più in basso, i vasi di fiori sembrano aver preso il largo nella campagna. 
Dal paesino, il GR65 abbandona per qualche tempo la strada e offre ai pellegrini un sentiero che sale dolcemente sotto i castagni e i faggi. Nessun camminatore se ne lamenterà, tanto il richiamo del sottobosco appare irresistibile.
Il piccolo cammino comincia presto a serpeggiare tra i cespugli, sotto l’alta chioma delle grandi latifoglie, in una frescura silenziosa dove si ode appena il fruscio delle foglie.
Poco dopo il sentiero ritrova brevemente la strada abbandonata pochi istanti prima, quasi per una breve tregua prima di immergersi nuovamente altrove. 
Ma questa parentesi dura poco. Molto presto il cammino si allontana di nuovo verso il sottobosco, attirato dall’ombra e dalla profondità della foresta.
Qui tutto diventa più scuro, in questa foresta compatta dove gli alberi serrati sembrano chiudere l’orizzonte. La pendenza torna a farsi più ripida sotto i castagni, le querce e i faggi, lungo una discesa impegnativa che ricorda al pellegrino come il percorso non conceda mai nulla troppo a lungo.
Da questo punto camminerete in compagnia di un altro sentiero escursionistico, apparso quasi misteriosamente dal nulla per accompagnare per qualche tempo il vostro avanzare.
Più avanti la pendenza diventa decisamente severa e supera talvolta il 15%, nel cuore di una vegetazione rigogliosa dove, molto più in basso, si sente gorgogliare un ruscello invisibile sotto le felci e le pietre ricoperte di muschio.

Tratto 3: Il GR65 risale verso l’altopiano

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: saliscendi, con pendenze più pronunciate all’uscita di Espeyrac e soprattutto di Sénergues.

Il cammino scende poco a poco verso il ruscello. In queste foreste profonde, le querce e i castagni rimangono spesso di dimensioni modeste, tanto crescono serrati gli uni contro gli altri in una silenziosa lotta per la luce. Soltanto avvicinandosi alle radure riescono finalmente a dispiegare tutta la loro ampiezza, gareggiando allora con i grandi frassini che si incontrano di solito ai margini del bosco. Ricordate che la foresta è un organismo vivo e profondamente sociale. Gli alberi si scambiano continuamente messaggi invisibili per organizzare al meglio la loro sopravvivenza comune. Nulla viene lasciato al caso e, nonostante l’aspetto selvaggio che offre al viaggiatore, la foresta non è mai anarchica.
Sul fondo della piccola valletta, là dove muschio e licheni si aggrappano a ogni pietra e a ogni tronco, tra le felci umide scorre tranquillo un affluente della Daze, un discreto filo d’acqua perduto nella penombra vegetale. 
Uno stretto sentiero abbandona allora il ruscello per risalire la collina che domina Espeyrac.  
Ben presto il cammino raggiunge l’ingresso del paese, arroccato sull’altura come un nido di pietra aggrappato al rilievo.
Il GR65 scende quindi verso la piazza della chiesa, dove si trova il rifugio comunale. Nella frescura silenziosa dell’edificio potreste incontrare un’abitante del paese con una pesante chiave di ferro in mano. È lei che ogni sera chiude la chiesa. Qui la messa viene celebrata soltanto una volta ogni tre mesi, discreto segno di una campagna nella quale il tempo religioso segue ormai un ritmo diverso.
A Espeyrac, piccolo paese di circa duecentoquaranta abitanti, si trovano un negozio di alimentari e un albergo con ristorante. Non c’è una panetteria, cosa che in Francia dice quasi tutto sulla modestia del luogo, e il pane viene consegnato al negozio di alimentari. I pellegrini accolgono tuttavia sempre con gratitudine queste rare soste dove è possibile rifocillarsi e riprendere fiato. Le viuzze del paese sono piene di fascino e il granito e l’arenaria affiorano ovunque, come se la pietra stessa risalisse dal cuore della terra.
All’uscita di Espeyrac, una piccola strada lascia il paese e scende dolcemente verso il fondo della valletta.
Raggiunge presto la Daze, questo piccolo fiume che serpeggia lentamente nella valle, scorrendo con tranquilla indifferenza tra le erbe e le pietre del letto umido. 
Appena attraversato il placido corso d’acqua, il cammino si impenna subito sull’altro versante della valletta. Ricco di radici nodose e grosse pietre affioranti, sale duramente sotto gli alberi, quasi a ricordare al pellegrino che ogni valle va conquistata due volte, nella discesa e nella successiva risalita.
Alcune belle case di pietra rimangono aggrappate al pendio, solide e silenziose, come se fossero parte integrante della montagna stessa.
Qui le latifoglie dominano completamente il paesaggio. Robuste querce, castagni secolari dai tronchi tormentati e giovani faggi compongono questa foresta fitta, dove la luce fatica talvolta ad aprirsi un passaggio.
Più in basso, Espeyrac, avvolto nelle sue sfumature grigie di granito e ardesia, scompare poco a poco dietro gli alberi e le pieghe della valletta.
La pendenza rimane severa, spesso compresa tra il 15% e il 20%, quando il cammino raggiunge le grandi querce vicine al paesino di La Vitanderie. Qui, sotto le alte chiome, lo sforzo diventa quasi una meditazione silenziosa.
In questo punto il GR65 abbandona la terra battuta e imbocca una piccola strada che sale verso le poche case sparse del paesino. Poco dopo, sulla sinistra, appare la D42, una modesta strada dipartimentale che corre verso Conques come un discreto filo conduttore attraverso le colline.
Più in alto il GR65 abbandona nuovamente l’asfalto per ritrovare un sentiero che si addentra nel sottobosco selvaggio, lontano dalle strade e dal mondo abitato.
Il cammino ondeggia allora durante la salita, serpeggiando sotto le querce tra le erbe incolte, dove talvolta pascolano alcune tranquille mucche, figure pacifiche immerse nel verde fitto del paesaggio.
Poco più in alto il cammino attraversa il discreto ruscello di Tayrac, un sottile filo d’acqua nascosto sotto il fogliame e il silenzio della foresta.
Dopo aver superato il limpido mormorio del ruscello, il GR65 segue il tracciato della strada dipartimentale D42.
Comincia allora una lunga salita di circa un chilometro sull’asfalto. Con una premurosa attenzione verso i camminatori diretti a Santiago, lungo la strada è stata però ricavata una striscia di terra, come un discreto invito a proseguire senza abbandonare del tutto il cammino.
Il GR65 prosegue così fino al tranquillo paesino di Célis.
Célis è poco più di una successione di solide fattorie in pietra, disposte ai margini della carreggiata come sentinelle rurali che sfidano il tempo.
È qui che comincia una dura salita verso Sénergues, quasi un chilometro di sforzo sotto la volta mutevole delle latifoglie. 
Il cammino, ora terroso, ora cosparso di pietre ribelli, parte quindi all’assalto della collina, serpeggiando lungo le siepi della campagna. 
Gli slanciati faggi e le maestose querce innalzano le loro nobili sagome verso il cielo. Tra questi giganti sovrani, i castagni si ritagliano umilmente uno spazio, approfittando di ogni spiraglio di luce lasciato libero dai loro imponenti vicini.
In alcuni punti la pendenza sfiora il 20%, mettendo alla prova le gambe e il respiro. La bellezza del paesaggio attenua però immediatamente la durezza dello sforzo.  
A volte il cammino si restringe come un passaggio segreto, altrove si apre più ampiamente sui pendii. La salita, tuttavia, non allenta mai davvero la propria presa. 
Ancora più in alto i grandi alberi si diradano poco a poco, lasciando il posto a scarpate invase da ginestre luminose, rovi indocili ed erbe incolte.
Ancora qualche passo strappato alla pendenza, ancora un ultimo sforzo. Poi arriva finalmente il sollievo. Per molti pellegrini giunge quando il cammino raggiunge la strada, vicino al cimitero di Sénergues. E dopo una salita simile, che cosa potrebbe essere più invitante di un luogo di riposo eterno per concedersi un momento di tregua?  
A pochi passi dal cimitero appare Sénergues. Fin dal primo sguardo, il paese afferma la propria presenza attraverso la slanciata sagoma della torre e il campanile della chiesa, che dominano i dintorni. In questa regione tormentata dalla Storia sopravvivono ancora numerosi resti di fortificazioni, silenziosi testimoni di secoli d’insicurezza. La torre quadrata, innalzata durante la Guerra dei Cent’anni, serviva un tempo a proteggere gli abitanti dai cosiddetti «Inglesi», ma soprattutto dalle bande di mercenari e dai predoni che infestavano i cammini.
La chiesa attuale, inondata di luce e ornata da notevoli vetrate contemporanee, risale al XVI secolo ed è posta sotto la protezione di san Martino.
Aggrappato al suo sperone roccioso, Sénergues, con i suoi circa cinquecento abitanti, offre l’immagine di un paese tranquillo, dove le massicce case sembrano gravitare intorno alla piazza della chiesa come attorno a un cuore immutabile. Qui la pietra rimane onnipresente, ma gli edifici mostrano una muratura più moderna, legata maggiormente al cemento che agli antichi assemblaggi rurali. Il GR65 attraversa quindi questo accogliente paese, dove il pellegrino trova facilmente di che rifocillarsi e recuperare le forze.
Il percorso abbandona poi la strada e torna a salire, serpeggiando con numerosi tornanti sulle alture di Sénergues. La pendenza, fedele alla propria reputazione, si impenna talvolta fino a sfiorare il 20%, imponendo al camminatore un nuovo sforzo sostenuto.
Il cammino ondeggia a mezza costa tra le case situate nella parte alta del paese, prima di raggiungere un rifugio attrezzato per i pellegrini. Queste modeste soste, disseminate a grande distanza le une dalle altre lungo il cammino, offrono servizi preziosi. Vi si trova acqua, spesso servizi igienici e talvolta semplici strutture a secco. Alcune notti, però, questi rifugi diventano anche il discreto riparo dei pellegrini più poveri. 
A partire dal rifugio, il cammino di terra riprende pienamente possesso del paesaggio e si inoltra nella foresta, continuando la sua severa salita. Magnifici castagni crescono ancora accanto ai maestosi faggi e alle grandi querce sovrane, ma tra loro cominciano già ad apparire le sagome scure dei primi coniferi.
Poco a poco, tuttavia, la pendenza accetta finalmente di addolcirsi quando il cammino raggiunge l’altopiano, ai margini del bosco, lungo le siepi selvatiche punteggiate di cinorrodi.

Tratto 4: Su e giù per l’altopiano

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: una passeggiata sull’altopiano.

Qui la salita è ormai terminata e il GR65 comincia a ondeggiare sulla terra battuta ai margini della foresta demaniale di Sénergues, lungo i fili spinati, segno di una certa presenza animale, anche se in questo periodo dell’anno il bestiame è poco numeroso, per non dire del tutto assente. Del resto, le fattorie non sono particolarmente frequenti nella regionen.
Il bel cammino attraversa quindi un vasto altopiano, tra prati e siepi. Qui, in mezzo alle latifoglie tipiche della regione, sono stati piantati magnifici abeti di Douglas che si slanciano verso il cielo.

Alcune croci lungo il cammino sono più rudimentali, ma non per questo meno ricche di significato. Il cammino di Santiago è anche il cammino dei piccoli sassi deposti ai piedi delle croci e delle statue. Questa tradizione millenaria, presente anche tra i musulmani diretti alla Mecca, simboleggia l’idea che, uniti, i pellegrini possano spostare le montagne. Il gesto rappresenta però soprattutto lo sforzo e i sacrifici che il pellegrino è disposto a compiere. Egli raccoglie quindi piccoli sassi a Le Puy e li depone lungo il percorso, come grani di un rosario carichi di preghiere. Talvolta anche la magia entra nel racconto. Si dice che le pietre vibrino e che le croci siano collocate in luoghi dotati di una particolare energia. Quando il pellegrino depone la propria pietra colma di preghiere, entra così in comunione con le migliaia di pellegrini che hanno lasciato i loro piccoli sassi ai piedi della croce. La preghiera affidata alla pietra può allora vibrare insieme all’universo.

Più avanti, una fattoria isolata sembra occupare da sola l’immensità del paesaggio, come smarrita in mezzo a queste terre silenziose.
Il cammino lascia quindi il margine del bosco e raggiunge un primo incrocio con la strada. Eppure rifiuta ancora il monotono comfort dell’asfalto. L’ampio cammino di terra si restringe poco a poco, diventando ora un sentiero erboso, ora una traccia pietrosa disseminata di sassi. Il paesaggio rimane invece quasi immutato. I prati si susseguono in una dolce monotonia pastorale. Le terre coltivate sono più rare in questa regione, anche se qua e là si scorgono alcune parcelle. In questa stagione, tuttavia, è difficile capire che cosa vi coltivino gli uomini.
Il cammino serpeggia allora attraverso la campagna, costeggiando i fili spinati che dividono i campi in parcelle austere, mentre compaiono talvolta alcune querce stentate, contorte dal vento e dalle stagioni.

Prosegue così fino a ritrovare la strada diretta a Conques. Qui si estende un incrocio nel quale le vie sembrano più numerose degli stessi pellegrini. È meglio non sbagliare e scegliere la direzione giusta. Quando la segnaletica del GR diventa incerta o poco visibile, la prudenza suggerisce di avanzare ancora per qualche decina di metri alla ricerca dei celebri segni rossi e bianchi. Quando non compaiono, significa che ci si è smarriti. Conviene allora tornare indietro senza indugio, prima che un semplice errore si trasformi in un vero smarrimento.

Non lo si ripeterà mai abbastanza, il cammino di Santiago mostra una particolare predilezione per le deviazioni e i cambiamenti d’itinerario, soprattutto quando si tratta di strade. Anche qui trascura la piccola strada dipartimentale e preferisce una modesta strada vicinale, più discreta e quasi segreta, prima di ricongiungersi poco più avanti alla strada che sembrava aver abbandonato.

Nessuno sembra abitare queste alture dimenticate. Il territorio pare lasciato ai venti, ai pascoli e al silenzio. Soltanto alcune mucche, placide sentinelle dei prati, sollevano uno sguardo indifferente verso il camminatore di passaggio.
Poco dopo il GR65 lascia il nastro d’asfalto e imbocca un ampio cammino di terra ed erba, che ondeggia a lungo attraverso la campagna prima di raggiungere, molto più avanti e quasi controvoglia, la strada dipartimentale.
Più avanti il cammino abbandona gli spazi aperti e si inoltra in una zona più fresca, dove l’umidità alimenta boschetti e sottoboschi. Nulla, tuttavia, appare selvaggio o impenetrabile. La natura conserva qui una dolcezza quasi addomesticata.
Ben presto, però, il cammino ritrova i grandi spazi e attraversa una terra composta da radi cespugli, prati scoloriti e distese quasi steppiche, tra ginestre e felci.
Il cammino di terra serpeggia tra le siepi selvatiche come una confidenza sussurrata dalla campagna stessa. Da entrambi i lati, cespugli e roveti sembrano vegliare su questo paesaggio tranquillo, dove il tempo perde poco a poco la propria fretta. È una terra modesta e luminosa, che non cerca né splendore né grandezza, ma offre al camminatore una rara forma di serenità, simile a un lungo respiro nel cuore del mondo rurale.
Infine, dietro una curva delle colline, ricompare la strada di Conques. Il cammino raggiunge allora la D42, fedele compagna che seguirà ormai per diversi chilometri.
Camminando lungo il cammino di Santiago, si comprende piuttosto rapidamente che molti tratti non hanno più nulla in comune con i cammini del Medioevo. L’uomo moderno è passato di qui, ha asfaltato qua e là e ha creato nuove strade vicinali per il passaggio dei trattori o del bestiame. Spesso il pellegrino avanza proprio lungo queste vie. Qui, dunque, la strada vicinale non prosegue oltre e i trattori tornano al loro punto di partenza sull’asfalto. Anche voi farete lo stesso! 
Non resta quindi che avanzare un passo dopo l’altro sull’asfalto oppure sulla striscia di terra e d’erba che lo costeggia. I pellegrini hanno opinioni diverse al riguardo. Ognuno segue i propri gusti. Non è certo il traffico a rendere sgradevole questo tratto, perché le automobili sono poche. Anche i turisti diretti a Conques percorrono raramente questa strada.
Poiché il camminatore non deve prestare particolare attenzione alle pietre del cammino, può rivolgere lo sguardo alle croci lungo la strada e ai magnifici alberi che crescono in questa zona. La strada raggiunge presto la località chiamata “Croix de Souquayrie”. Nel Medioevo qui sorgevano un lebbrosario, un ospedale e una cappella dedicata a san Rocco. Di questo importante luogo di pellegrinaggio non rimane oggi nemmeno una pietra.
E la strada torna a scorrere davanti ai vostri occhi, lunga e implacabile. Persino le splendide mucche dell’Aubrac sembrano provare compassione per voi.

Tratto 5: Ancora qualche sussulto prima della severa discesa verso Conques

 

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: Conques bisogna davvero meritarsela. Basta osservare il profilo altimetrico e i dislivelli.

La strada continua a scorrere, ostinata, quasi monotona nella sua lunga traversata dell’altopiano. Eppure lo sguardo non si stanca del tutto. Nei prati compaiono magnifici gruppi di castagni, masse di fogliame dalle tonalità profonde, talvolta accompagnati da qualche pino isolato che disegna la propria sagoma scura sul cielo limpido.
Più avanti è stato realizzato un cammino di terra accanto alla carreggiata, quasi per offrire al camminatore l’illusione di un sentiero più campestre. L’espediente, tuttavia, convince poco. Che lo si voglia oppure no, è sempre la strada a imporre la propria presenza e a dare la sensazione di procedere al suo fianco.
State tranquilli, però, qui il traffico è praticamente inesistente. E se, per stanchezza o comodità, abbandonerete per un momento il sentiero per camminare sull’asfalto, incontrerete quasi soltanto il silenzio e il vento.
Il sentiero e la strada raggiungono presto la località di Fontromieu.

È qui che il GR65 abbandona finalmente la strada dipartimentale D42, la quale continua la propria discesa verso Conques. Il nome Fontromieu significa ”fontana dei pellegrini”. La parola “romieu”, che un tempo indicava chi si recava in pellegrinaggio a Roma, finì poco a poco per designare qualsiasi pellegrino, qualunque fosse la sua destinazione. Eppure, in questo luogo dal nome così promettente, non resta più nulla, né un villaggio, né una presenza umana, nemmeno quella sorgente annunciata più avanti lungo il percorso.

Il GR65, tuttavia, non abbandona ancora l’asfalto. Si dirige verso Saint-Marcel, sopra Conques. La piccola strada si allunga diritta davanti a voi, scorrendo sotto castagni, querce e frassini, immersa nella luce morbida tipica delle colline del Rouergue.  
Attraversa poi la tenuta agricola del Périe, tra prati e campi coltivati. 
La strada continua quindi a salire, diritta e silenziosa, nel cuore di una campagna interamente dedicata al lavoro della terra. Qui le località sembrano nate dalle stesse fattorie. Nei dintorni di Conques il terreno assume spesso una tonalità rossastra. Dopo la pioggia, i fossati trascinano un fango color sangue, una sottile pellicola vischiosa che sporca i margini della carreggiata. È l’antica arenaria rossa della regione a conferire a queste terre il loro colore così particolare.
Al termine della salita appare St Marcel.
È spesso qui che i pellegrini si riuniscono prima della grande discesa verso Conques. Il paese sembra sospeso fuori dal tempo, con poche case, prati, boschi e quel silenzio rurale che avvolge le alture. È facile immaginare i camminatori di un tempo fermarsi qui a riprendere fiato prima di scendere nella valle di Conques. Talvolta sono presenti un punto d’acqua e alcuni chioschi ambulanti. La concentrazione di pellegrini è allora sorprendente, talvolta oltre duecento persone nello stesso giorno, uno spettacolo piuttosto insolito lungo i cammini francesi di Santiago. La ragione è semplice. Conques è ormai a due passi e ben pochi rinuncerebbero a fermarsi così vicino alla meta. Altrove i pellegrini si distribuiscono lungo le varie tappe. Qui, invece, St Marcel brulica come un alveare nel cuore dell’estate. Già dai primi giorni d’autunno, però, il fermento diminuisce. Verso la metà di ottobre si incontrano talvolta non più di una trentina di pellegrini al giorno diretti a Conques.
Il luogo rimane modesto, quasi appartato dal mondo, ma profondamente segnato dalla storia del pellegrinaggio. Una prima chiesa sarebbe stata ricostruita nel XVI secolo. Di quell’antico edificio sopravvisse a lungo soltanto una cappella dedicata a Nostra Signora. Nel XIX secolo la chiesa minacciava di crollare e venne quasi interamente ricostruita verso la fine del secolo. Nulla colpisce qui per grandiosità. Tutto parla invece di semplicità, di essenzialità e di quella umile continuità che accompagna da secoli i cammini dei pellegrini.
La discesa verso Conques, tuttavia, non è ancora iniziata. La piccola strada asfaltata continua ancora per un tratto lungo la linea di cresta, tra numerosi noci e alcuni castagni ormai più rari. Qui questi ultimi sembrano aver abbandonato le alture troppo fredde per rifugiarsi nella più mite valle profonda che si apre più in basso.
L’avvicinamento a Conques avviene lentamente su questo altopiano quasi deserto. Poco a poco appare più in basso l’immenso anfiteatro naturale nel quale riposa il villaggio, scavato negli scisti scuri, tra querce e castagni. Sui pendii crescono eriche, ginepri e ginestre spinose, vegetazione resistente tipica delle terre povere. Le ortiche, invece, rivelano senza esitazione l’umidità persistente di questa regione.
Il percorso prosegue ancora per qualche centinaio di metri senza apparente fatica sulla strada, come se volesse ritardare volutamente il momento di scendere verso la valle sacra.
Poi la strada raggiunge una grande fattoria alla località della “Croix Torte”. Qui il paesaggio cambia improvvisamente e i cartelli annunciano ciò che vi attende. Conques dista ormai soltanto trenta minuti, ma bisogna perdere quasi trecento metri di dislivello per raggiungere l’abbazia. Una prospettiva che entusiasma molto più gli occhi che le ginocchia e i tendini già provati da giorni di cammino. Sul cammino di Santiago i pellegrini malconci costituiscono quasi una confraternita a parte.
All’inizio la discesa sembra quasi benevola, nonostante la strada asfaltata presenti una pendenza vicina al 20%. Ampia e abbastanza regolare, scende rapidamente fino a una casa isolata aggrappata al versante.
Questa facilità dura però ben poco. Molto presto la strada lascia il posto a uno stretto sentiero di pietre e terra, ripido, scavato dall’acqua e talvolta appena visibile sul pendio. A seconda della stagione, il camminatore può trovarvi un terreno asciutto e docile oppure un tappeto di foglie morte insidioso quanto il ghiaccio. Le difficoltà non finiscono qui. I solchi deformano il passaggio e le grosse pietre rotolano sotto i piedi al minimo passo falso. Quando piove, è generalmente consigliabile seguire la strada che scende dalla “Croix Torte” fino a Conques. Eppure sono ben pochi i pellegrini, anche quelli più affaticati, che rinunciano ad affrontare questa discesa quasi leggendaria.
Qui la natura ritrova tutta la propria selvatichezza, intatta, talvolta oscura e quasi temibile. In alcuni punti, all’inizio del sentiero, la pendenza supera il 30%, precipitando sotto gli alberi in un caos di pietre, radici e terra umida. Quando il terreno è bagnato, ogni passo richiede attenzione e umiltà.
Eppure, nonostante la fatica e il timore di scivolare, questo luogo emana un fascino profondo. Il sentiero sembra attraversare una cattedrale vegetale fuori dal tempo, dove la luce filtra tra il fogliame come attraverso le vetrate di un’antica navata. Tutto appare eterno, silenzioso e quasi sacro. Poco più in basso la pendenza si addolcisce per un breve tratto, pur restando superiore al 15%, e il cammino attraversa una zona più dolce, tra cespugli e siepi di carpino. Gli scisti scivolosi ricoprono talvolta il terreno. Tutto si svolge nel cuore di una vegetazione densissima, tra felci ed edera, accanto a muretti ricoperti di muschio. Il sottobosco trasuda umidità in un ambiente intricato. La sensualità nasce dal modo in cui le piante sembrano stringersi le une alle altre con naturale voluttà.
Qualcuno penserà di essere uscito dal purgatorio senza troppi danni. Niente affatto. La parte finale della discesa è un vero scivolo con una pendenza del 35%, ricoperto di grandi lastre di scisto che attraversano il sentiero.
Una vera gioia per le articolazioni, che chiedono ormai pietà.
Alla fine della discesa il GR65 esce dalla foresta e raggiunge l’asfalto sulle alture di Conques.
Arriva allora un sollievo assoluto, quasi una liberazione, quando la piccola strada scivola dolcemente verso il villaggio. Dopo le pietre instabili, le radici e le pendenze vertiginose, questo arrivo progressivo assomiglia a un meritato momento di tregua concesso al camminatore. 

È ancora possibile dire qualcosa di nuovo su Conques? Probabilmente no. Da secoli viaggiatori, scrittori e pellegrini cercano di descrivere l’emozione suscitata da questo villaggio sospeso nella sua valle. Eppure il primo sguardo rimane sempre uno choc. Anche tornando più volte, la magia resta intatta, forse ancora di più quando vi si arriva a piedi, al termine della lunga discesa attraverso il bosco. Conques si adagia sopra il Dourdou, il discreto fiume che serpeggia sul fondo della valle. Poco distante scorre anche l’Ouche e l’intero paesaggio disegna una sorta di conca incastonata tra i rilievi, concha in latino, conca in occitano, da cui il villaggio avrebbe preso il proprio nome. Le case, aggrappate al fianco della collina, sembrano piccole fortezze di scisto e pietra, erette come sentinelle intorno al tesoro custodito nella valle, l’abbazia di Sainte-Foy.

È raro vedere Conques deserta. I visitatori convergono soprattutto attorno all’abbazia, vero cuore pulsante del villaggio. In piena stagione, le viuzze si riempiono di un flusso continuo di turisti e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
Nonostante questa affluenza, basta spesso allontanarsi di pochi passi lungo le ripide viuzze o sotto gli antichi tetti di lastre di pietra per ritrovare qualcosa dell’antico silenzio di Conques. Qui lo scisto domina ovunque. Fornisce la pietra da costruzione, il selciato delle stradine e le lastre dei tetti che sostituiscono le tradizionali ardesie. Talvolta lascia il posto all’arenaria, che può essere grigia oppure rosata. Tutte queste tonalità ocra dalle sfumature rosate conferiscono al villaggio un’armonia indiscutibile.
Conques è prima di tutto l’abbazia di Sainte-Foy. Il suo stretto legame con il pellegrinaggio verso Santiago le ha valso l’iscrizione, insieme al ponte romanico sul Dourdou, nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Un breve sguardo alla storia permette di comprendere meglio Conques. Si racconta che Carlo Magno nutrisse un profondo affetto per questa regione e vi avesse fatto costruire un piccolo oratorio. La vera storia comincia però con l’abate Dadon, che vi fondò un monastero adottando la regola di san Benedetto nell’819. Alcuni decenni più tardi un monaco di Conques, Ariviscus, trafugò le reliquie di santa Fede da un’abbazia nei pressi di Agen. Fede aveva subito il martirio all’età di dodici anni, nel 303. Quel furto pio, pratica tutt’altro che rara all’epoca, avrebbe immediatamente dato origine a numerosi miracoli, attirando folle di pellegrini verso Conques. L’abbazia raggiunse il proprio splendore nel Medioevo, poi iniziò lentamente a decadere fino a essere abbandonata durante la Rivoluzione francese. Conques venne riscoperta nel 1837 da Prosper Mérimée, allora ispettore dei monumenti storici. Gli abitanti avevano conservato il tesoro e il grande portale, ma la chiesa aveva subito gravi danni. Nel 1873 l’abbazia fu affidata all’Ordine dei Premostratensi. Le campane tornarono così a suonare e continuano a farlo ancora oggi. La costruzione dell’abbazia ebbe inizio nell’XI secolo e la data della sua conclusione rimane sconosciuta. Si tratta di una chiesa romanica con deambulatorio e cappelle radiali. La pianta a croce è classica, anche se il transetto è più lungo della navata a causa della conformazione del terreno. Le torri della facciata sono più recenti e furono ricostruite nel XIX secolo.

L’interno colpisce per la sua straordinaria sobrietà, tipica delle chiese romaniche. La volta raggiunge oltre venti metri d’altezza. Il deambulatorio permette ai fedeli di raccogliersi davanti alle reliquie di santa Fede di Agen. Meritano particolare attenzione le magnifiche vetrate contemporanee realizzate da Pierre Soulages e Jean-Dominique Fleury alla fine del secolo scorso, che conferiscono all’insieme un’atmosfera essenziale, geometrica e profondamente contemporanea.

Il portale della chiesa è sormontato da un timpano che rappresenta il Giudizio Universale secondo il Vangelo di san Matteo. Vi sono raffigurati oltre cento personaggi. Al centro domina Cristo in maestà, con i beati alla sua destra e i dannati dell’Inferno alla sua sinistra. Si riconoscono anche Carlo Magno, benefattore dell’abbazia, l’abate Dadon, suo fondatore, numerosi angeli, un ubriaco appeso per i piedi, Satana e i sette peccati capitali rappresentati in forma allegorica.

Il chiostro, della stessa epoca, scomparve in gran parte all’inizio del XIX secolo, poiché i suoi materiali vennero utilizzati dagli abitanti del villaggio come cava di pietra. Fortunatamente Prosper Mérimée riuscì a salvarne una piccola parte, in particolare le arcate che conducevano al refettorio dei monaci. 

A Conques le viuzze non sono invase da venditori di souvenir e oggetti di scarso valore, come accade troppo spesso nelle più belle città medievali. Un’atmosfera di dolce serenità avvolge l’intero villaggio, dall’alto al basso, fatta eccezione per la zona intorno alla chiesa, un po’ più commerciale. Durante l’estate la folla si concentra soprattutto attorno all’abbazia.
Poiché Conques rappresenta una tappa imprescindibile, gli alloggi sono numerosi. Se desiderate pernottare presso l’Abbazia dei Premostratensi, come quasi tutti i pellegrini sognano di fare, troverete molti posti disponibili, ma è indispensabile prenotare con largo anticipo. Questo luogo, permeato di serenità e di grazia, appartiene ai grandi luoghi del cammino di Santiago. Poiché Conques è anche una rinomata destinazione turistica, vi si trovano naturalmente anche alberghi e ristoranti di categoria più elevata.
Ecco come si svolge il soggiorno presso l’Abbazia dei Premostratensi nei periodi di maggiore affluenza. L’accoglienza avviene sulla soglia dell’edificio, ai piedi della venerabile abside dell’abbazia. Come negli aeroporti, i pellegrini vengono messi in fila. Poiché gli arrivi sono numerosissimi, viene controllata la prenotazione, meglio averne una, e a ciascuno viene assegnato un numero per presentarsi allo sportello. Nel cortile interno aperto verso il cielo i pellegrini si danno da fare, aiutati da una mezza dozzina di volontari che gestiscono l’accoglienza. I sei Fratelli Premostratensi si occupano esclusivamente dell’aspetto spirituale.

I volontari rimangono qui per giorni, settimane, mesi e talvolta perfino anni. Arrivano da ogni parte del mondo, prestano servizio e poi riprendono il cammino. Li contraddistinguono gentilezza e disponibilità. Il loro aiuto è prezioso per orientarsi tra scale e piani e per trovare il proprio letto. Il programma spirituale è ricco e si svolge nell’abbazia. Quattro momenti di preghiera scandiscono la giornata: le Lodi alle 7.30, l’Ufficio di metà giornata, i Vespri alle 18.00 e la Compieta alle 20.30, seguita dalla benedizione dei pellegrini. Molti partecipano a questi momenti, mentre altri preferiscono passeggiare per le vie del villaggio. La cena viene servita alle 19.00 nel grande refettorio. Dopo la cena, i Vespri e la benedizione, i pellegrini si raccolgono davanti al portale dell’abbazia e ascoltano, nel silenzio della notte, la spiegazione delle figure scolpite sul timpano. Chi non comprende il francese si limita ad assaporare l’atmosfera. Il momento culminante arriva all’interno della chiesa, quando le colonne romaniche vibrano al suono dell’organo suonato da uno dei Fratelli Premostratensi. Si ha allora l’impressione che Conques appartenga ormai soltanto ai pellegrini ospitati nell’Abbazia dei Premostratensi. Le orde di turisti sono scomparse. Gli altri pellegrini terminano la cena nei ristoranti, dormono negli alberghi più confortevoli oppure nel magnifico rifugio comunale autogestito. Naturalmente, per i meno fortunati non mancano altre possibilità di alloggio a Conques. In alta stagione è facile immaginare che oltre centocinquanta pellegrini trascorrano qui la notte. Novantasei di loro trovano posto nell’Abbazia dei Premostratensi.

È il momento di riporre scarponi e bastoncini nell’apposita rastrelliera. Buona notte.

Alloggi sulla Via Podiensis

 

  • Gîte chrétien donativo, Le Soulié; 06 49 07 46 61/06 42 35 69 01; Gîte, cena, colazione
  • Gîte Aux jardins du Soulié, Guillaume et Francesca (pèlerins), Le Soulié; 07 80 73 40 42/07 49 59 75 84; Gîte, cena, colazione
  • Gîte communal-Epicerie, Espeyrac; 06 11 39 64 63; Gîte, cena, colazione
  • Gîte Loulapi, Chistine et Jean-Philippe, Espeyrac; 07 75 74 02 05/07 49 72 73 51; Gîte, cena, colazione
  • Hôtel des 3 Dazes, Espeyrac; 06 76 79 04 05; Hotel, cena, colazione
  • Gîte Ginette et Maurice Panissié, Route de Conques, Sénergues; 05 65 72 84 47/06 82 16 22 39; Gîte, colazione, cucina
  • Domaine de Sénos, Marie-Odile, Sénergues; 05 65 72 91 56; Gîte, cena, colazione, cucina
  • Gîte Dali -Chez François, Impasse du Guet, Conques; 06 88 70 27 66; Gîte, cena, colazione
  • Abbaye Sainte Foy, Communauté des Prémontrés, Conques; 05 65 69 83 43; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
  • Gîte La Bonne Etoile, 29 Rue Charlemagne, Conques; 06 10 67 26 57; Gîte, colazione
  • Gîte Les Pieds dans l’Eau, Laure, 77 Rue des Moulins, Conques; 07 69 04 50 57/06 25 20 30 16; Gîte, colazione, cucina
  • Chez Alice et Charles, Rue du Chanoine Bénazec, Conques; 07 87 19 17 59; Camera d’ospiti, colazione
  • Au Castellou, Guy et Barbara Alizon, Le Faubourg, Conques; 05 65 78 27 09/06 48 15 66 91; Camera d’ospiti, colazione
  • L’Alcôve, Valérie (pèlerine), 6 Rue Emile Roudié, Conques; 06 08 64 32 88/06 60 87 88 69; Camera d’ospiti, colazione
  • La Conquise, Ghislaine Thiollier, 10 Rue du Château, Conques; 06 36 88 47 25; Camera d’ospiti, colazione, cucina
  • Camping Le Temps d’une Pause***, 3 Rue de Molinols, Conques; 06 19 03 66 63; tende, mobil homes, cena, colazione
  • La Maison des Sources, Cambelong, Conques; 05 65 47 04 54/06 19 49 23 92; Camera d’ospiti, cena, colazione
  • Hôtel-Restaurant Saint Jacques**, Conques; 05 65 72 86 36; Hotel, cena, colazione
  • Sainte Foy***, Rue Gonzague Florens, Conques; 05 65 69 84 03; Hotel, cena, colazione
  • Moulin de Cambelong, Cambelong, Conques; 05 65 72 84 77; Hotel, cena, colazione

Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.

Se si considera la capacità ricettiva, prima di raggiungere Conques sono disponibili circa 115 posti letto, il che lascia supporre che molti pellegrini scelgano di fermarsi prima della fine della tappa. A Conques, invece, l’offerta di alloggio si amplia fino a raggiungere quasi 260 posti letto. Poiché il numero dei camminatori sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra i 100 e i 200 pellegrini, questa tappa non dovrebbe presentare particolari difficoltà dal punto di vista dell’ospitalità. È comunque prudente prenotare con un certo anticipo, soprattutto perché Conques è una meta molto frequentata anche dai turisti. La prenotazione è particolarmente consigliata per chi desidera pernottare presso l’abbazia, dove riservare in anticipo è praticamente indispensabile.

Questi itinerari, che attraversano territori spesso poco abitati, offrono un numero relativamente limitato di servizi. I ristoranti sono piuttosto rari, così come i negozi di alimentari, che nella maggior parte dei casi si limitano a piccoli punti vendita di pane con una scelta ridotta di verdure e latticini. È tuttavia possibile trovare un pasto a Espeyrac e a Sénergues, due soste preziose in queste zone più isolate. I punti d’acqua, invece, sono distribuiti con una certa regolarità lungo il percorso. Se ne trovano a Espeyrac, Sénergues e Saint-Marcel. Alcuni sono dotati anche di servizi igienici, spesso toilette a secco, in particolare prima di Camagnac, a Sénergues e a Saint-Marcel. All’arrivo, Conques offre ogni genere di comodità, con numerosi negozi di alimentari, ristoranti e alcune tavole di ottimo livello gastronomico. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o di trasferimento dei pellegrini verso il punto di partenza. Tra queste, La Malle Postale rappresenta un punto di riferimento affidabile e ampiamente riconosciuto dai pellegrini.

Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
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