Nelle foreste dell’Aveyron
MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.
Per questo percorso, ecco il link:
https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-estaing-a-golinhac-par-le-gr65-51427939
|
Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza.
In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere.
. |
 |
 |
Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.
Vi immergete ancora una volta nello splendore dell’Haute Rouergue, quella terra avvolta nel mistero nel nord dell’Aveyron. Il Lot, vera spina dorsale di questa regione, ha scavato strette gole che in alcuni punti si aprono in ampi bacini, dando vita a un paesaggio di una bellezza quasi indescrivibile. Le acque del Lot appaiono talvolta completamente immobili. Gli altopiani che dominano il fiume mostrano poco a poco i loro diversi volti. Alcuni sono segnati dalla forza dello scisto, altri dalla generosità dei terreni vulcanici, altri ancora dalla dolcezza del calcare. In questa particolare giornata, i campi scompaiono progressivamente dal paesaggio e lasciano spazio a foreste misteriose e a pascoli di un verde intenso. I versanti settentrionali, custodi di questi luoghi nascosti, si rivestono di colori sempre nuovi con il mutare delle stagioni. Immense foreste di querce, faggi e castagni secolari si estendono con maestosità, creando un impressionante gioco di colori fatto di verdi profondi e bruni vellutati. Osservare il Lot significa lasciarsi incantare dall’illusione di una quiete assoluta, poiché l’acqua sembra trattenere il respiro tra le imponenti alture. Questa tappa è molto più di un semplice tratto del cammino. Si trasforma in un’esperienza botanica di straordinaria intensità. Invita a scoprire la varietà degli alberi che prosperano in questo scrigno naturale, soprattutto quando un cielo di un azzurro luminoso accompagna la marcia. Purtroppo, sotto la pioggia, i panorami più belli scompaiono spesso dietro un velo grigio, donando a questa scena naturale una sfumatura di malinconia.
Vi trovate ancora nell’Aveyron e vi avvicinate lentamente a Conques, il luogo sacro tanto atteso dai pellegrini. A Estaing, il pellegrino si trova davanti a una scelta importante. Due percorsi, due storie diverse si aprono davanti a lui. Il GR65, un percorso segnato dai passi dei pellegrini diretti a Santiago di Compostela, conduce attraverso Massip fino a Golinhac. Il GR6, meno conosciuto ma altrettanto affascinante, offre invece un’alternativa molto interessante. I due cammini, che si ricongiungono più avanti a Campagnac, attraversano gli stessi paesaggi straordinari. Gli abitanti di Estaing potrebbero consigliare al viaggiatore il GR6, poiché si mantiene un po’ più lontano dalle strade asfaltate e promette così un contatto più intenso con la natura circostante. Il GR6 rimane tuttavia poco frequentato, quasi volesse restare nell’ombra di quei pellegrini che continuano a seguire la tradizione del percorso storico. Ma chi può davvero affermare oggi di conoscere con certezza le precise tracce percorse dai nostri antenati? Si apre quindi davanti a voi una scelta, un’avventura da scrivere personalmente e un invito a scoprire cammini meno frequentati. La decisione spetta a voi. Da parte nostra, rimarremo fedeli al GR65.
Difficoltà del percorso: i dislivelli della giornata (+548 metri/ -221 metri), annunciano una tappa tanto impegnativa quanto affascinante. Lungo un percorso di 14 chilometri scoprirete il vero carattere della natura circostante. Qualunque variante decidiate di seguire, vi attende una tappa faticosa. Non è certamente insormontabile, ma richiede resistenza e vi conduce per tutta la giornata attraverso un continuo alternarsi di salite e discese. Anche seguendo il corso del Lot sul GR65, non aspettatevi un terreno pianeggiante. Questo percorso assomiglia a una vera prova di montagna, simile a quelle che entusiasmano il mondo del ciclismo.

Stato del GR65: viva l’asfalto! Un modo per ridurne in parte la presenza consiste nel seguire il GR6 a partire da Estaing::
- Asfalto: 9.0 km
- Cammini : 5.1 km
A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.
È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.
Per “ dislivelli reali ”, rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.

Tratto 1: Lungo il Lot

Panoramica generale delle difficoltà del percorso : Non crediate ingenuamente che, seguendo il fiume, il terreno sia pianeggiante. Il cammino continua a salire e scendere senza sosta prima di allontanarsi dal Lot. Alcuni tratti raggiungono pendenze vicine al 15%.

|
Qualunque sia l’itinerario scelto, il percorso riprende all’estremità del ponte, addossato al fianco della montagna. Davanti a voi si stacca il GR6, mentre sulla destra il GR65 prosegue il suo lungo cammino verso Santiago di Compostela. Sono pochi i pellegrini che scelgono il GR6, un itinerario più riservato che evita Golinhac e attraversa terre povere di soste e rifugi. Occorre camminare per quasi venti chilometri prima di raggiungere Campagnac, dove il tracciato ritrova infine il GR65. Quanto a quest’ultimo, il grande cammino di Santiago che passa per Golinhac, anch’esso impone la sua prova, raggiungere l’altopiano dopo una dura salita di oltre trecento metri.
|
 |
 |
| All’inizio della tappa si segue per oltre quattro chilometri la strada che serpeggia lungo i meandri del Lot. Purtroppo qui non si trova altro che asfalto. Il GR65 lascia comunque senza rimpianti le ultime case raccolte lungo il fiume, come se sapesse già che il vero cammino comincia altrove. |
 |
 |
| Forse immaginate che una camminata lungo l’acqua sia una passeggiata tranquilla, quasi un momento di riposo. Non è affatto così. Ben presto la strada si impenna e sale sotto la fitta copertura del bosco, dove l’ombra sembra trattenere il viaggiatore in un’atmosfera fresca, umida e silenziosa. |
 |
 |
| Su questa strada dimenticata non c’è praticamente traffico. Qui incontrerete quasi soltanto altri pellegrini, figure cariche di zaini che avanzano al vostro stesso ritmo lento, immerse nei loro pensieri o nelle loro preghiere. |
 |
 |
| La foresta mostra qui tutta la ricchezza delle sue latifoglie. Tra le robuste querce compaiono splendidi aceri dal fogliame delicato e magnifici frassini che innalzano i loro rami come volte sopra il cammino. All’inizio di questa tappa, i faggi e i castagni rimangono più discreti, come se dormissero ancora nella profondità del bosco. |
 |
 |
| Si fatica a credere di costeggiare un fiume, tanto il terreno continua incessantemente a salire e scendere. Qui nulla è pianeggiante. L’asfalto, onnipresente, ricorda continuamente la sua durezza sotto i passi. In alcuni punti la strada sembra quasi voler ridiscendere verso il Lot, come attratta dalle acque che aveva appena lasciato. |
 |
 |
| Poi il fiume riappare finalmente tra gli alberi, rivelato da un’apertura nel paesaggio. Sulla strada avanza allora un vero esercito di escursionisti, gruppi allegri i cui canti risuonano dolcemente tra le colline e le acque tranquille. |
 |
 |
| Successivamente la strada riprende a seguire pigramente il corso dell’acqua, sinuosa e tranquilla. Nonostante i cartelli che vietano la pesca, numerosi pescatori attendono immobili sulle rive, simili ad aironi. I divieti, qui come altrove, sembrano talvolta essere soltanto semplici suggerimenti. |
 |
 |
| Anche su questa strada asfaltata lo sguardo trova ancora molti motivi di meraviglia. Attraverso gli alberi filtrano i riflessi del Lot, bagliori in continuo movimento che danzano sulla superficie dell’acqua. I rami si piegano con eleganza sopra il fiume, come se fossero felici di sfiorarne le acque con il loro fogliame. Qui il fiume raramente rumoreggia, scorre invece in silenzio, lento, denso e quasi immobile. Tutto ispira pace e armonia, anche se il Lot ha perso in questo tratto quel limpido colore azzurro che altrove ne esalta la bellezza. |
 |
 |
| Poco dopo i castagni tornano a imporsi con forza, riprendendosi il paesaggio. Presto ne vedrete intere schiere lungo il percorso, come se fosse la foresta stessa a voler accompagnare il pellegrino nel suo lungo viaggio. |
 |
 |
| Di lì a poco, lungo il fiume, si estende una discreta area da picnic ombreggiata, rifugio improvvisato per gli escursionisti stanchi e per gli ostinati pescatori che, nonostante i divieti, continuano a tentare la sorte nelle acque del Lot. |
 |
 |
| Dopo alcuni chilometri di cammino tranquillo, talvolta accompagnato dal sommesso mormorio del fiume, la strada lascia lentamente il fitto della foresta. Gli alberi si diradano, la luce torna a filtrare in ampie strisce e il paesaggio sembra lentamente riprendere respiro. |
 |
 |
| Per il momento, tuttavia, la strada rimane ancora fedele alle rive del Lot, seguendo il fiume che l’accompagna fin dalla partenza, quasi esitasse ad allontanarsene definitivamente. |
 |
 |
| Successivamente la strada, divenuta più rettilinea, si innalza sopra la valle verso spazi più aperti. Sale lentamente in direzione della località di La Rouquette, lasciando poco a poco il Lot più in basso, ridotto a un nastro scuro che serpeggia tra gli alberi. |
 |
 |
| La salita continua con una pendenza regolare fino a La Rouquette, dove una piccola strada scende verso una diga costruita su un’ansa del Lot. Il paesaggio si apre allora, diviso tra le acque trattenute del fiume e le colline boscose che chiudono l’orizzonte. |
 |
 |
| È qui che il GR65 abbandona finalmente l’asfalto. Il cammino diventa un’ampia pista di terra battuta che si inoltra con decisione nel bosco, salendo sotto la fitta volta delle latifoglie lungo una salita più sostenuta, dove il silenzio della foresta avvolge nuovamente il pellegrino. |
 |
 |
| Qui il cammino diventa particolarmente piacevole, anche se lo sforzo rimane costante. Prosegue a mezza costa con una salita continua, seguendo con dolcezza le forme del rilievo, quasi volesse risparmiare il pellegrino senza concedergli mai un vero momento di tregua. |
 |
 |
| Sotto la fitta ombra dei grandi faggi, delle possenti querce e degli slanciati frassini, la foresta assume un aspetto ancora più maestoso. Anche i castagni cominciano a occupare sempre più spazio, mescolando le loro sagome più tormentate a quelle delle altre latifoglie, come un discreto annuncio dei paesaggi che vi attendono. |
 |
 |
| Il cammino inizia quindi a serpeggiare nel sottobosco, quasi incerto sulla direzione da seguire. Scende perfino leggermente per raggiungere il piccolo torrente Luzane, nascosto sul fondo di una valletta stretta e fresca, dove l’acqua scorre silenziosamente tra pietre e muschi. |
 |
 |
| Qui il GR65 ritrova per un breve tratto l’asfalto. È proprio in questo punto, però, che comincia davvero la salita verso l’altopiano di Golinhac. Ben presto il percorso lascia la strada, dove con ogni probabilità non incontrerete alcun veicolo, per imboccare uno stretto sentiero che sale ripidamente lungo il pendio, come un passaggio segreto che si addentra nel versante boscoso. |
 |
 |
Tratto 2: Una lunghissima salita, tra scorciatoie e asfalto

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: Qui la salita è una vera salita, con oltre 330 metri di dislivello in 4 chilometri e pendenze che oscillano il più delle volte tra il 10% e oltre il 15%, talvolta anche di più.

| È qui che comincia il vero gioco del cammino, un’alternanza continua tra ripide scorciatoie che si slanciano nel sottobosco e gli ampi tornanti della piccola strada asfaltata. I versanti, meno scoscesi che altrove, non precipitano mai completamente a strapiombo; qua e là, lembi di foresta rimangono sospesi sui pendii come antichi rifugi selvatici. Un tempo vi trovavano rifugio i lupi, oggi sono i cinghiali e i caprioli ad abitare questi silenziosi nascondigli. |
 |
 |
| La pendenza diventa davvero impegnativa, spesso superiore al 25%, lungo questo stretto sentiero che serpeggia tra le latifoglie. Sotto i piccoli castagni selvatici e le faggete, gli scisti scuri e le placche calcaree affiorano talvolta sulla superficie del cammino, ricordando l’anima minerale di queste colline. |
 |
 |
| Sì, la salita è ripida. Ma quanto è bello questo luogo. Quando la luce riesce a filtrare con maggiore intensità tra i rami, querce, faggi e castagni sembrano crescere ancora di più, quasi esaltati da quella luminosità ritrovata. Il sottobosco assume allora l’aspetto di una cattedrale vegetale attraversata da raggi di luce e da ombre in continuo movimento. |
 |
 |
| Fortunatamente la scorciatoia è piuttosto breve e ben presto il GR65 ritrova la piccola strada asfaltata che conduce a uno spazio più aperto. Tutto intorno si estende un immenso mantello di foreste di latifoglie, fitte e profonde, dal quale emergono soltanto pochi coniferi isolati, quasi estranei a questo paesaggio dominato dagli alberi a foglia caduca. |
 |
 |
| La strada raggiunge quindi Montégut-le-Bas. Qui c’è ben poco, se non un vecchio veicolo abbandonato che consuma lentamente la sua lunga agonia sotto una tettoia ormai logora. Questi relitti dimenticati, autentici cimiteri d’automobili, punteggiano ancora molte strade francesi e deturpano con sorprendente banalità luoghi che conservano invece tutto il loro fascino e la loro poesia rurale. |
 |
 |
| Il paesaggio sembra qui trasformarsi in una vera Via Crucis. Non si tratta però del tradizionale Calvario scandito dalle stazioni della liturgia cristiana. Ogni croce porta un nome proprio, spesso accompagnato da un breve testo che racconta una storia, una memoria locale o una devozione ormai dimenticata. Lungo il percorso fino a Espeyrac se ne incontrano più di trenta, come se queste colline avessero voluto disseminare i loro segni sacri lungo il passaggio dei pellegrini. |
 |
 |
| Dopo un breve ritorno sulla strada, il GR65 si inoltra nuovamente in una di queste scorciatoie pietrose, dove la pendenza e i sassi tornano subito a farsi sentire sotto le suole. |
 |
 |
| In questa seconda scorciatoia la salita è un po’ meno severa, oscillando comunque tra il 10% e il 15%. La foresta continua però a dominare incontrastata. Grandi querce, slanciati frassini, delicati aceri, maestosi faggi e castagni continuano a stendere la loro ombra protettrice sopra il cammino. |
 |
 |
| Vicino a una vecchia capanna di pietra abbandonata, lentamente divorata dal tempo e dalla vegetazione, il pellegrino può concedersi una meritata sosta. Sotto i grandi alberi la frescura invita naturalmente al riposo, lontano dal mondo e da ogni rumore. |
 |
 |
| Poco più in alto il cammino sassoso raggiunge una piccola strada asfaltata che conduce a una casa isolata, sperduta nel bosco, come dimenticata nel cuore di questa immensa foresta. |
 |
 |
| Poi, dopo un nuovo e breve tratto sull’asfalto, il percorso ritrova per la terza e ultima volta la scorciatoia che sale nel sottobosco. |
 |
 |
| Il sentiero si fa allora strada con discrezione tra i cespugli. Serpeggia dolcemente verso la linea di cresta, scivolando sugli scisti levigati ai quali si aggrappano edera e muschio, tra le pietre del cammino e sotto l’alta volta delle latifoglie. Nessuna radura interrompe davvero la continuità di questa foresta compatta; gli unici spazi aperti sono quelli sottratti agli alberi per lasciar passare la strada. |
 |
 |
| A Montégut-Haut termina finalmente questo curioso alternarsi di scorciatoie nel bosco e di tornanti sulla strada asfaltata. |
 |
 |
| L’asfalto, diranno con rassegnazione alcuni pellegrini, accompagna ormai il cammino fino alla sommità della cresta e all’altopiano di Golinhac. La strada si allunga lentamente nel paesaggio, fiancheggiata su entrambi i lati da alte siepi fitte e rigogliose, tanto dense da sembrare talvolta un vero boschetto selvatico. Qui, tuttavia, la foresta si dirada. I grandi alberi non formano più una massa compatta, ma si ergono isolati. Castagni nodosi, robuste querce e slanciati frassini dominano il paesaggio. Si scorgono anche alcuni ciliegi selvatici, dalle sagome più leggere. Sotto l’alto bosco prospera un fitto sottobosco di arbusti, giovani germogli, erbe spontanee e grandi felci che talvolta arrivano fino al margine della strada. |
 |
 |
 |
 |
| La strada si avvolge talvolta su sé stessa, ma nessun veicolo viene a rompere il silenzio, o soltanto molto raramente. È un lusso davvero singolare quello di questa carreggiata quasi deserta, destinata unicamente a poche abitazioni isolate sparse sui pendii boscati. |
 |
 |
| Più in alto la strada raggiunge la località di Riou del Prat. La salita rimane sostenuta e oscilla il più delle volte tra il 10% e il 15%, talvolta anche di più. Qui non vi sono veri paesi, e nemmeno paesini, ma soltanto belle case di pietra isolate lungo la strada, adagiate nella solitudine delle colline. |
 |
 |
| Da Riou del Prat la pendenza non diminuisce e supera spesso il 10%, sotto le fitte siepi e le onnipresenti latifoglie. Da Estaing il percorso ricorda quasi un immenso giardino botanico a cielo aperto, tanto numerose sono le specie arboree. Persino alcuni coniferi interrompono talvolta il predominio degli alberi a foglia caduca, innalzando le loro sagome scure sopra le siepi. |
 |
 |
| Un cartello collocato sul pendio celebra allora la bellezza e la poesia di questi paesaggi, come se il cammino stesso sentisse il bisogno di ricordare al pellegrino ciò che i suoi occhi contemplano ormai da molti chilometri. |
 |
 |
| Più avanti la strada comincia a ondulare attraverso una serie di stretti tornanti, insinuandosi tra prati e le poche coltivazioni che riescono ancora ad aggrapparsi a questi austeri pendii. |
 |
 |
| Raggiunge presto, nel mezzo dei pascoli, una nuova località chiamata La Bernarderie. Una fattoria in pietra domina discretamente la strada, solitaria e robusta, come se fosse radicata da secoli in questa terra severa. |
 |
 |
| Ancora un po’ più in alto la strada ritrova la leggera ombra di un piccolo tratto di sottobosco, accanto a un modesto bagno a secco. |
 |
 |
| E la salita continua instancabilmente, costeggiando questa volta un piccolo bosco di pini, una presenza insolita in un paesaggio dominato quasi ovunque dalle latifoglie. |
 |
 |
| Poi il paesaggio si apre nuovamente. Più spoglio. Più essenziale. Come se la montagna si liberasse poco a poco della sua foresta prima di raggiungere l’altopiano. |
 |
 |
| E continuano ad apparire queste croci, di metallo o di pietra, erette ai margini del cammino. Ai loro piedi si accumulano i silenziosi desideri dei pellegrini, piccoli mucchi di pietre pazientemente impilate, fragili costruzioni di speranza, di fatica e di gratitudine. |
 |
 |
| Vi state ora avvicinando lentamente all’altopiano. Poco più in alto, presso un antico punto d’acqua, i messaggi non compaiono più soltanto sulle croci, perché anche i cartelli si moltiplicano, testimoniando il continuo passaggio dei camminatori. Un tempo qui sgorgava una sorgente, alla quale i pellegrini giungevano con sollievo dopo le lunghe salite dalla valle. Queste soste avevano qualcosa di un santuario profano, luoghi dove si condivideva l’acqua come una comunione e si parlava delle gambe doloranti, delle vesciche, della stanchezza e delle speranze del cammino. Purtroppo oggi l’acqua non sgorga più. |
 |
 |
| La strada raggiunge quindi La Sensaguerie, che assomiglia finalmente quasi a un vero paesino, con le sue case di pietra sparse lungo il cammino e adagiate con discrezione nel paesaggio, quasi a spezzare la solitudine delle alture. |
 |
 |
| Qui riposa una vecchia Rover abbandonata per l’eternità, lentamente conquistata dalla ruggine e dalle erbacce. Si finisce quasi per chiedersi se esista un paradiso anche per queste eleganti automobili inglesi dimenticate ai margini delle strade di campagna. |
 |
 |
| Qui si estende un campo di segale, là un prato d’erba magra destinato alle pecore, oppure un’erba appena più ricca per le mucche. Quando arriva l’inverno, però, la vita diventa dura su queste alture. Per lunghi mesi la neve si accumula strato dopo strato, mentre i venti freddi e violenti spazzano senza tregua l’altopiano esposto. Allora questi paesaggi tranquilli mostrano improvvisamente un volto molto più severo. |
 |
 |
| Ancora un ultimo sforzo in questa campagna bucolica. Da qui una piccola strada conduce a un rifugio a Fonteilles, distante appena trecento metri. In questa regione i paesini contano spesso non più di tre o quattro case, sparse sulle dolci colline dai terreni poco fertili. I pellegrini che passano sotto le croci del cammino rappresentano quasi una distrazione per gli abitanti di queste terre remote; per il resto, il bestiame rimane la vera fonte di sostentamento quotidiano. |
 |
 |
Qui non incontrerete più Pépé Catusse, quell’uomo che amava i pellegrini con una generosità senza misura e che faceva parte dell’anima stessa di questa terra.

| Ancora un piccolo sforzo e raggiungerete finalmente la cima di questa lunga salita. |
 |
 |
| Una volta arrivati sull’altopiano, credete ingenuamente che il peggio sia ormai alle spalle. Nulla di tutto questo. La strada comincia presto a ridiscendere a lungo verso altri minuscoli paesini, piccoli come fazzoletti, verso fattorie isolate e verso quelle stesse croci che continuano instancabilmente a scandire il paesaggio. Tutto intorno si estende un immenso oceano di foreste e sottoboschi che si interrompe soltanto all’orizzonte. Nessuna vera montagna e nessuna collina abbastanza alta da dominare il panorama emerge da questo mare di vegetazione. |
 |
 |
Tratto 3: Saliscendi nel sottobosco

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: un tratto un po’ più dolce, con meno dislivello, caratterizzato da un susseguirsi quasi continuo di saliscendi senza grandi difficoltà, anche se non mancano alcune rampe più impegnative.

| La strada ridiscende con una pendenza regolare sotto le latifoglie, attraversando un paesaggio alternato di prati e rare coltivazioni che compaiono qua e là tra i boschi. |
 |
 |
| Un’altra croce si erge ai margini del cammino, accompagnata dalla sua spiegazione, come se ogni pietra e ogni curva della strada volessero raccontare un frammento di memoria o di fede. . |
 |
 |
| Poco a poco la strada si avvicina al paesino di Le Mas. |
 |
 |
| A dire il vero, non si tratta nemmeno di un vero paesino. Qui sembrano vivere pochissime persone; il luogo ricorda piuttosto un’importante impresa di lavori forestali che un tradizionale insediamento rurale. Il legno sembra dominare ovunque, persino nelle attività dell’uomo. |
 |
 |
| Ancora asfalto. Sempre asfalto. E questo per oltre due chilometri di discesa continua. La pendenza, tuttavia, diventa meno severa, quasi indulgente. La strada assomiglia allora a un lungo serpente grigio che scivola dolcemente nel verde del sottobosco. La valle si abbassa con ampie ondulazioni, scavandosi lentamente nel paesaggio. Attraverso rare aperture si intravedono alcune case isolate più in basso, quasi smarrite nell’immensità dei pendii boscati. Laggiù, invisibile ma sempre presente, scorre il Lot. |
 |
 |
| Qui non resta quasi altro da fare che lasciarsi trasportare dai propri pensieri lungo questa strada che sembra non finire mai. I passi diventano meccanici, mentre la mente vaga liberamente seguendo il ritmo monotono della discesa e del silenzio della foresta. |
 |
 |
| Le radure dove la luce riesce davvero a penetrare sono rare. Nella maggior parte dei casi la foresta richiude immediatamente la sua fitta ombra sopra la strada. |
 |
 |
| Più in basso la strada raggiunge una sorta di improbabile incrocio sperduto nel nulla. E ancora una volta compaiono queste splendide croci che scandiscono il paesaggio, in uno scenario dove, accanto alle latifoglie, fanno ormai la loro comparsa alcuni eleganti pini che innalzano le loro sagome più scure verso il cielo. |
 |
 |
| In questa vegetazione quasi esuberante, piccole strade si allontanano talvolta verso vicoli senza uscita che conducono a minuscoli paesini isolati, sospesi sopra il Lot come nidi dimenticati sul pendio. |
 |
 |
| Poi la strada riprende a scendere con maggiore decisione, disegnando in alcuni punti lunghe curve armoniose nel rilievo. |
 |
 |
| A volte enormi massi erratici di granito emergono dai pendii, come se fossero stati abbandonati lì da tempi immemorabili. . |
 |
 |
| Dall’altopiano avete già perso più di cento metri di dislivello. Per molti pellegrini questa discesa finisce per sembrare interminabile. E l’asfalto non aiuta affatto, appesantisce le gambe, rende più duri gli appoggi e consuma lentamente il corpo. È importante, però, non lasciarsi sfuggire il momento in cui il cammino abbandona finalmente la strada per risalire nel sottobosco. Altrimenti proseguireste diritti verso il fondo della valle, fino alle acque del Lot che scorrono molto più in basso. |
 |
 |
| Chi potrebbe descrivere il piacere di ritrovare finalmente un vero cammino sotto gli alberi? Dopo tanto asfalto, la terra morbida sembra quasi un lusso sotto i piedi. Comincia allora una sorta di caccia al tesoro attraverso il bosco, scandita da dolci saliscendi. Il paesaggio diventa piacevolmente ondulato, ora aperto su luminose radure di un verde intenso, ora nuovamente raccolto nell’intimità silenziosa della foresta. |
 |
 |
| Il cammino continua a ondeggiare, guadagna un po’ di quota e poi ridiscende ancora, con alcuni tratti piuttosto ripidi che ricordano al pellegrino come la valle non abbia ancora svelato tutte le sue forme. |
 |
 |
| Qui i castagni crescono con straordinario vigore, distendendo i loro grandi rami sopra il cammino. Le robuste querce e gli slanciati faggi sembrano sfidarsi in altezza, come impegnati in una lenta competizione vegetale verso la luce. |
 |
 |
| Sulla terra bruna del cammino affiorano talvolta grossi sassi sotto le suole. Qui un piccolo ruscello attraversa discretamente il sottobosco, portando un po’ di frescura nel cuore di questa foresta profonda. |
 |
 |
| Altrove piccoli muretti di pietra ricoperti di muschio costeggiano il cammino, che si attorciglia tra le radici sotto la volta delle latifoglie. Questi tratti ricordano già i cammini che si ritroveranno più avanti sui Causses, antichi sentieri, aspri e quasi fuori dal tempo, dove pietra, muschio, alberi e terra sembrano convivere da sempre. |
 |
 |
| Poco più avanti il cammino raggiunge una radura. Attraversare questi orizzonti selvaggi lascia una profonda sensazione di solitudine, come se il pellegrino avanzasse in un mondo separato dal tempo e dagli uomini. |
 |
 |
| Più raramente compare in lontananza la sagoma armoniosa di una fattoria oppure quella di una mandria di bovini dell’Aubrac che pascola tranquillamente vicino alle siepi, macchie color fulvo che animano per un istante l’immenso verde delle colline. |
 |
 |
| Poi il cammino ritorna nella foresta, la sua compagna prediletta di questa giornata, come se non riuscisse proprio a separarsi dall’ombra degli alberi. |
 |
 |
| Qui i faggi sono i veri padroni del bosco. Si innalzano uno accanto all’altro, quasi allineati come soldati in parata, su un terreno chiaro che a tratti ricorda la sabbia. Lo sguardo oscilla continuamente tra due mondi, il disordine spontaneo del sottobosco e la geometria maestosa delle chiome della volta forestale. In una foresta esistono sempre due foreste sovrapposte. Quella superiore, nobile e luminosa, regno delle foglie, dei colori e della vita. Poi quella inferiore, oscura e silenziosa, fatta di rami in decomposizione, humus profondo, muschi e cespugli nei quali la luce si perde. |
 |
 |
| In alcuni punti grossi sassi e radici nodose ingombrano il cammino. Più spesso, però, domina il soffice humus, quella terra profonda e morbida sulla quale il piede si posa con un piacere quasi rasserenante. Il cammino prosegue allora attraverso una foresta magnifica, sotto i grandi alberi molto più che tra gli arbusti, come protetto dall’alta volta vegetale. |
 |
 |
| Più in alto il cammino attraversa una vera faggeta popolata da alberi immensi che sembrano salire fino al cielo. |
 |
 |
| Solo poche aperture interrompono talvolta questa continuità della foresta sotto forma di piccole radure. Basta allora un ceppo o un tronco abbattuto perché i pellegrini vi costruiscano piccoli ometti di pietra o vi impilino alcuni sassi come segno del loro passaggio. Ma ben presto, instancabilmente, il cammino ritorna nella foresta. |
 |
 |
Tratto 4: Golinhac, dove finiscono i saliscendi

Panoramica generale delle difficoltà del percorso: ancora una successione continua di saliscendi, con alcune rampe talvolta un po’ più impegnative.

| Più in alto, mentre la pendenza rimane moderata, il cammino sfiora grandi blocchi di granito disseminati nel sottobosco. Non si tratta però, come spesso accade altrove, di massi erratici abbandonati dai ghiacciai delle ultime glaciazioni. Queste pietre raccontano una storia infinitamente più antica. Più di trecento milioni di anni fa, il granito sepolto nelle profondità risalì lentamente attraverso i calcari e gli scisti di superficie. Poi il tempo, la pioggia e l’erosione liberarono poco a poco queste masse minerali, facendo emergere qua e là magnifici blocchi dalle forme possenti e silenziose. |
 |
 |
| Poi, per la gioia del camminatore, il cammino abbandona per un momento le latifoglie e attraversa alcuni abeti rossi, maestosi e solenni quanto i Grandi di Spagna. Sono stati piantati qui dalla mano dell’uomo? Forse. Ma la natura finisce sempre per dare l’impressione di essere stata l’unica a decidere il paesaggio. |
 |
 |
| Eppure si percepisce poco a poco che lo scenario sta cambiando, come se il cammino esitasse improvvisamente ad aprirsi maggiormente verso il cielo e la luce. |
 |
 |
| JFino a questo momento non c’era quasi nessuno in questa natura selvaggia e spoglia. All’improvviso, però, si apre una vasta radura. Da qui lo sguardo arriva quasi fino al fondo della valle, dove serpeggia il Lot. Nel pascolo d’erba corta brucano tranquillamente alcuni bovini dell’Aubrac, figure pacifiche nell’immensità del paesaggio. Si intuisce allora che un paese non deve essere molto lontano. |
 |
 |
| In realtà, un piccolo paesino si trova a pochi passi da qui, al termine di un cammino sterrato un po’ più largo, abbastanza solido da permettere il passaggio di trattori e macchine agricole. |
 |
 |
| Qui si allungano magnifici viali di querce maestose e castagni spettinati, che costeggiano il cammino come silenziosi custodi del passaggio. |
 |
 |
| Alla fine del cammino appare finalmente Massip, adagiato ai margini del bosco. |
 |
 |
| Il paesino si trova leggermente più in basso rispetto al cammino. Anche qui il legno sembra essere al centro della vita locale. È inoltre possibile trovare rifugio in una splendida casa di pietra ai margini del cammino, i cui muri spessi sembrano aver assorbito da tempo il silenzio della foresta circostante. |
 |
 |
| Da Massip, alcuni semplici gradini riportano il pellegrino sotto la volta della foresta. Appena lasciato il paesino, il cammino si immerge di nuovo nell’ombra degli alberi, come risucchiato ancora una volta dal silenzio del sottobosco. |
 |
 |
Il comitato di accoglienza locale ha installato qui un pannello didattico che spiega l’origine di questi sorprendenti blocchi di granito disseminati nel paesaggio, come se la montagna stessa avesse voluto esporre all’aria aperta le tracce del proprio passato geologico.

| Un piccolo sentiero deliziosamente romantico comincia allora a serpeggiare tra ginestre, muschi e pietre. Il percorso attraversa una sorta di museo geologico a cielo aperto, dove enormi blocchi di granito emergono dal suolo della foresta con tranquilla maestosità, tra radici e felci. |
 |
 |
| Poi, come spesso accade lungo il percorso, dopo il paradiso arriva improvvisamente la prova. Il sentiero raggiunge una piccola strada e si mette letteralmente a precipitare nella foresta oscura. Il termine non è eccessivo, perché per un breve tratto la pendenza diventa brutale, quasi aggressiva per le gambe e le articolazioni ormai stanche del pellegrino. |
 |
 |
| Al termine della discesa, il percorso incontra ancora una piccola strada. In queste colline non si sa mai veramente dove conducano queste carreggiate strette, spesso semplici vicoli senza uscita che servono poche case isolate e sperdute nel bosco. |
 |
 |
| Fortunatamente il GR65 abbandona molto presto l’asfalto e riprende a serpeggiare in una foresta quasi incantata, costeggiando antichi muretti di pietra invasi dal muschio e dalla vegetazione. |
 |
 |
| Gli slanciati faggi, i castagni dalle forme generose e le maestose querce sembrano rispondersi in silenzio lungo i muretti di pietra, tra felci e spessi tappeti di muschio. Tutto emana un’armonia antica, quasi fuori dal tempo. In una foresta simile si potrebbe vagare per intere giornate senza provare il minimo desiderio di uscirne, |
 |
 |
| Persino il piccolo asino immobile sul pendio sembra osservare il passaggio dei pellegrini con una punta d’invidia, come se desiderasse anche lui quella strana libertà del camminatore che continua ad avanzare sempre più lontano. |
 |
 |
| Poi le radure diventano più frequenti. Gli spazi si aprono poco a poco e il bestiame ricompare nei prati che costeggiano il cammino. |
 |
 |
| Il cammino raggiunge quindi le prime case di Golinhac. Come se volesse improvvisamente farsi perdonare le pietre, le pendenze e gli scossoni, assume ora l’aspetto tranquillo di un gradevole cammino vicinale. |
 |
 |
E chi potrebbe passare senza emozione davanti a questa vecchia croce di granito, della quale nessuno conosce più veramente l’età, innalzata per la gioia dei pellegrini sopra questi splendidi muretti di pietra coperti di muschio? Questi antichi muri sono tra i maggiori motivi di fascino dei cammini di Santiago in tante regioni della Francia, poiché donano al paesaggio un’anima fatta di pazienza, silenzio ed eternità.

| Qui, poco prima del paese, si ergono magnifiche dimore rurali, eterne nei loro muri di pietrame grigio e nei pesanti tetti di lastre di pietra. Queste case sembrano appartenere da sempre al paesaggio, come se fossero nate dalla pietra stessa delle colline. |
 |
 |

| Il GR65 raggiunge quindi Golinhac senza ulteriori dislivelli. Il paese è il primo vero centro abitato incontrato da Estaing e conta ancora quasi quattrocento abitanti. Al suo ingresso si erge una notevole croce di pietra del XV secolo, chiamata “Croce dei Romieus”, cioè ”dei pellegrini”. Vi si distinguono una Vergine ai piedi di Cristo e un pellegrino scolpito al centro, con un piccolo cappello in una mano e una grande campana nell’altra. Quella visibile oggi all’esterno è una copia, mentre l’originale è custodito con cura nella chiesa del paese. |
 |
 |
| Una Vergine veglia su Golinhac. Quanto alla chiesa dedicata a san Martino, le sue origini sono molto antiche, poiché fu costruita prima dell’anno Mille, anche se i secoli l’hanno profondamente trasformata e modificata nel corso del tempo. |
 |
 |
| È vero che la “Croce dei Romieux” conservata nella chiesa è di grande bellezza. Poco lontano, un’altra croce, questa volta di ferro, si innalza su una terrazza che domina la valle del Lot e le colline circostanti, come un ultimo segno rivolto verso l’immensità del paesaggio. |
 |
 |
| Nel paese, i simboli religiosi e profani convivono del resto con sorprendente semplicità, come se il sacro facesse qui naturalmente parte della vita quotidiana. |
 |
 |
| Poco sopra il paese, il Puech de Regault offre un panorama notevole sulla valle di Entraygues, sui monti dell’Aubrac e fino alle terre dell’Alvernia. Soprannominato «la collina dello sguardo», questo promontorio permette, nelle giornate perfettamente limpide, di scorgere in lontananza la sagoma vulcanica del Plomb du Cantal. Occorre però avere la fortuna di trovarsi qui nel giorno giusto, quando l’orizzonte accetta finalmente di rivelarsi. |
 |
 |
Alloggi sulla Via Podiensis
-
- Lo Soulenquo, Fonteilles (GR65); 06 10 97 08 71; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- L’Orée du Chemin, Stephan Dissac, Massip (GR65); 05 65 48 61 10/06 76 00 10 71; Gîte, cena, colazione
- Gîte La Chèvre sous le toit, Falguières/Golinhac (GR65); 06 85 81 97 45; Gîte, colazione, cucina
- Pôle touristique Bellevue***, Golinhac (GR65); 06 89 55 46 32; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Gîte Saint Martin, Claude Brossier, Golinhac (GR65); 06 33 84 64 33; Gîte, cena, colazione
- Gîte Au Lilas Zen, Ingrid et Jean, Golinhac (GR65); 07 75 79 45 50; Gîte, cucina
- Chambres d’hôtes Les Rochers, Régine Bolis, Golinhac (GR65); 05 65 48 18 85/06 81 86 44 05; Camera d’ospiti, colazione
- Chambres d’hôtes Chez Michel et Monique, Golinhac (GR65); 07 86 37 39 05; Camera d’ospiti, colazione
- Auberge Horizon, Manon et Gaël, Golinhac (GR65); 05 65 51 63 68; Hotel, cena, colazione
- Gîte du Barthas, Mr et Mme Albesby, Campuac (GR6); 05 65 51 59 38/06 84 80 47 67; Gîte, cena, colazione
- Gîte-Restaurant du GRC, Le Barthas, Campuac (GR6); 06 21 90 88 05; Gîte, cena, colazione
- Gîte-Chambre d’hôte L’Arche d’Yann, Campuac (GR6); 06 37 75 38 80; Gîte e Camera d’ospiti, cena, colazione
- Gîte La Chevêche, Larrigue, Campuac (GR6); 07 81 40 47 34/05 65 48 87 76; Gîte, cena, colazione
- La Ferme de Bessoles, Joëlle Soulié, Bessoles (GR6); 05 65 66 18 86/06 65 50 10 31; Camera d’ospiti, cena, colazione
Anno dopo anno, il Cammino di Santiago cambia e si reinventa con le stagioni e con i passi dei pellegrini. Alcuni alloggi chiudono le loro porte, mentre altri, modesti o inattesi, nascono lungo il percorso. Sarebbe quindi irrealistico pretendere di fornire un elenco fisso ed esaustivo. Questa guida include soltanto gli alloggi situati direttamente sul percorso o entro un chilometro da esso. La selezione è stata aggiornata nel 2026 e non dovrebbe quindi subire grandi cambiamenti nei prossimi anni. Per coloro che desiderano approfondire, una pubblicazione si distingue come riferimento imprescindibile: Miam Miam Dodo, facilmente reperibile online. Il principale punto di forza di questa guida risiede nei suoi aggiornamenti annuali. Non si limita a elencare gli alloggi situati direttamente sul percorso, ma include anche indirizzi leggermente fuori dal percorso, una risorsa preziosa quando l’elevato numero di pellegrini rende più incerta la ricerca di un posto per la notte. Contiene inoltre numerose informazioni pratiche: bar accoglienti, ristoranti lungo il tragitto e provvidenziali panetterie che scandiscono il viaggio. Accanto a queste risorse tradizionali, un’altra presenza è diventata ormai inevitabile: Airbnb. La piattaforma si è affermata come un riferimento importante nel panorama turistico, persino nelle regioni più discrete o meno sviluppate. Tuttavia, come tutti sanno, gli indirizzi esatti non vengono mostrati direttamente, il che richiede una certa capacità di pianificazione. Sul Cammino, trovare un letto all’ultimo momento può talvolta dipendere soltanto dalla fortuna. Ma la fortuna, per sua natura, non può essere considerata una strategia. È quindi fortemente consigliato prenotare in anticipo. Infine, al momento della prenotazione, è opportuno informarsi sulle opzioni di cena e colazione. Questi dettagli, apparentemente secondari, possono alleviare notevolmente le difficoltà di una tappa.
Se si fa il punto sulla capacità ricettiva, prima di raggiungere Golinhac sono disponibili soltanto una trentina di posti letto, ai quali si aggiungono gli 83 posti presenti nel paese. Poiché il numero dei camminatori sulla Via Podiensis oscilla generalmente tra i 100 e i 200 pellegrini, questa tappa può creare serie difficoltà di alloggio se non si prenota con sufficiente anticipo. È vero che molti pellegrini non si fermano a Golinhac, preferendo seguire il GR6. Lungo questo itinerario, a Campuac, sono disponibili anche circa 85 posti letto. Tuttavia, la maggior parte dei camminatori continua a seguire il GR65. È quindi fortemente consigliabile organizzare il pernottamento con largo anticipo; in caso contrario, potrebbe essere necessario proseguire fino a Espeyrac per trovare un alloggio.
Questi itinerari, che si snodano attraverso territori spesso poco abitati, offrono pochi servizi. I ristoranti sono rari, così come i negozi di alimentari, che nella maggior parte dei casi si riducono a piccoli punti vendita di pane con una scelta molto limitata di verdure e latticini. In questa tappa non si trova alcun servizio prima di Golinhac, fatta eccezione per un punto d’acqua e una toilette a secco situati poco prima della località di La Sensaguerie. Infine, numerose aziende propongono servizi di trasporto bagagli o di trasferimento dei pellegrini verso il punto di partenza. Tra queste, una si distingue come riferimento affidabile e ampiamente riconosciuto lungo il Cammino: La Malle Postale.
Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
|
 |
Tappa prossima : Tappa 12: Da Golinhac a Conques |
|
 |
Torna al menu |