Dalle steppe dell’Aubrac alla rigogliosa vegetazione del Lot
MILENA DALLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS
Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65. I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma « Wikilocs ». Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta.
Per questo percorso, ecco il link:
https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-st-chely-daubrac-a-st-come-dolt-par-le-gr65-51220823
|
Non tutti i pellegrini si sentono necessariamente a proprio agio con la lettura dei GPS o con la navigazione sul cellulare, soprattutto perché esistono ancora numerose zone senza connessione Internet. Per questo motivo, per facilitare il vostro viaggio, è disponibile su Amazon un libro dedicato alla Via Podiensis, da Le Puy-en-Velay a Cahors. Molto più di una semplice guida pratica, quest’opera vi accompagna passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, offrendovi tutte le chiavi per una pianificazione serena e senza brutte sorprese. Ma oltre ai consigli utili, vi immerge nell’atmosfera incantevole del Cammino, catturando la bellezza dei paesaggi, la maestosità degli alberi e l’essenza stessa di questa avventura spirituale. Mancano solo le immagini: tutto il resto è lì per trasportarvi nel cuore dell’esperienza. In aggiunta, abbiamo pubblicato anche un secondo libro che, con un po’ meno dettagli ma con tutte le informazioni essenziali, descrive l’intero percorso da Le Puy-en-Velay a Saint-Jean-Pied-de-Port. A voi la scelta del cammino da intraprendere. . |
|
![]() |
![]() |
Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.
| Oggi avete lasciato l’Aubrac alle spalle, quasi con rammarico. Ma il Cammino di Santiago è così vario che altri orizzonti attendono il pellegrino. Il Lot continuerà a serpeggiare nel cuore della Francia. Camminate nell’Aveyron per diversi giorni e la direzione rimane sempre sud-ovest. La tappa si svolge interamente nell’Alta Rouergue, la regione settentrionale dell’Aveyron, situata tra il Cantal del Massiccio Centrale dell’Alvernia e i causses del sud dell’Aveyron. Il percorso passa sulle alture della Boralde di St Chély, che sfocia nel Lot nei pressi di St Côme d’Olt.
In queste regioni predomina l’allevamento, soprattutto bovino e talvolta ovino, in un paesaggio geologicamente complesso attraversato da una rete di piccoli corsi d’acqua. È la terra delle “boraldes”, piccoli fiumi o torrenti impetuosi che scorrono in valloni profondamente incassati. Questi corsi d’acqua hanno inciso il basamento dell’Aubrac, qui formato da scisti e gneiss, rocce trasformate a partire dal granito, che costituisce il substrato originario dell’Aubrac e che in superficie è ricoperto da rocce vulcaniche basaltiche. La valle del Lot costituisce chiaramente una frontiera verso il sud dell’Aveyron. Difficoltà del percorso: I dislivelli di oggi (+288 metri / -711 metri) sono importanti, soprattutto in discesa. La tappa non è lunga, anche se molti pellegrini proseguono fino a Espalion. Resta comunque una tappa impegnativa per numerosi pellegrini pensionati o poco allenati, anche nella sua versione più breve. L’inizio della tappa prevede una salita ragionevole sull’altopiano. Successivamente il percorso diventa una lunga discesa verso la valle del Lot, lungo cammini sassosi che conducono alla vegetazione esuberante della Boralde di Chély. Si parte infatti da oltre 800 metri di altitudine a St Chély d’Aubrac per arrivare a meno di 400 metri alla fine della tappa. Nella parte finale del percorso, aspettatevi un piccolo sforzo quando dovrete risalire verso La Rozière. Alcuni spiriti critici diranno, con un certo pregiudizio, che questa non è la tappa più bella del Cammino di Santiago. Tuttavia le foreste sono magnifiche e la vegetazione straordinariamente rigogliosa. |
Stato del GR65: La tappa di oggi privilegia nettamente i passaggi su cammini:
- Asfalto: 6.0 km
- Cammini: 10.0 km
A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.
È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi indipendentemente dal sistema utilizzato.
Per “ dislivelli reali ”, rileggi l’avviso del chilometraggio nella pagina di benvenuto.
Tratto 1: Il percorso risale sull’altopiano
Indicazione generale delle difficoltà del percorso: alcune pendenze impegnative per salire a Le Recours, poi salita abbastanza ragionevole.
|
Il percorso lascia rapidamente la piazza centrale del villaggio per scendere verso il fiume. |
|
![]() |
![]() |
|
La pendenza si fa ripida nei vicoli tortuosi, come se il villaggio stesso fosse ancora aggrappato alla collina. |
|
![]() |
![]() |
|
All’uscita di St Chély, un ponte attraversa la Boralde di St Chély, un piccolo fiume vivace che serpeggia più in basso. |
|
![]() |
![]() |
|
Su questo ponte, classificato patrimonio mondiale dell’UNESCO, si erge un antico calvario del XVI secolo. Vi è scolpita la figura del pellegrino, con una mano appoggiata al bastone come per tenere lontane ombre e paure, mentre l’altra stringe un rosario, gesto di fede ma anche di protezione. |
|
![]() |
![]() |
|
Il fiume, oggi ingrossato dalle recenti piogge e dallo scioglimento delle nevi, scorre con abbondanza. Le sue rive offrono un quadro ricco di fascino: una fontana, case in pietra e quel mormorio dell’acqua che accompagna lo sguardo. |
|
![]() |
![]() |
|
Molto presto il percorso lascia il fiume più in basso e torna a salire. Il cammino si arrampica con stretti tornanti, tracciando le sue linee sul fianco della collina, vicino al cimitero. Qui i defunti riposano di fronte al paesaggio, cullati dal discreto mormorio della Boralde. St Chély d’Aubrac rivela allora tutta la sua armonia, nella sobrietà delle sue pietre grigie. |
|
![]() |
![]() |
|
Oltre il cimitero, il cammino diventa più sassoso e sale lentamente, alternando ombra e luce sotto la protezione dei grandi alberi. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
I pini sono scomparsi: l’Aubrac è ormai alle vostre spalle. Lascia il posto alla ricchezza delle latifoglie, altrettanto maestose. I frassini slanciati competono con i faggi, i carpini e le querce roveri, mentre noccioli e giovani aceri completano questo tessuto vegetale. I castagni, per il momento, restano più discreti su questo versante. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
La foresta è splendida qui, silenziosa e profonda, punteggiata da blocchi di granito che il muschio conquista lentamente. |
|
![]() |
![]() |
|
Il cammino concede allora una pausa, raggiungendo una strada che domina il villaggio. |
|
![]() |
![]() |
|
Attenzione in questo punto: il percorso può trarre in inganno. Bisogna scendere per alcune decine di metri per ritrovare il sentiero, invece di salire sulla strada. Detto questo, seguendo la strada fiancheggiata da alti frassini, si raggiunge poco più avanti lo stesso punto del sentiero. |
|
![]() |
![]() |
|
Il cammino riprende quindi la sua salita, pietra dopo pietra, sopra la strada. I frassini dalle chiome spettinate e i grandi carpini dominano il sottobosco, circondando massi ricoperti da uno spesso e vellutato strato di muschio. Una croce, piantata in un ammasso di pietre, invita tanto alla preghiera quanto alla contemplazione, aprendo forse la porta a qualche mondo invisibile popolato da leggende e folletti. |
|
![]() |
![]() |
|
Ancora pochi passi, immersi nel profumo intenso della terra umida e sotto la volta dei grandi alberi, e il sentiero ritrova la strada lasciata più in basso. |
|
![]() |
![]() |
|
La prima salita della giornata termina al paesino di Le Recours, adagiato in una natura lussureggiante e di un verde generoso. |
|
![]() |
![]() |
|
Segue quindi un momento di tregua, quasi una sosta offerta al viandante: un tratto più pianeggiante costeggia alcune fattorie in pietra, alcune delle quali parzialmente abbandonate, testimonianza di un mondo rurale ormai in ritirata. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
A Le Recours, il GR65 si distende per un tratto sull’asfalto, passando davanti a una semplice e gradita fontana di acqua fresca. |
|
![]() |
![]() |
|
Il percorso segue la strada prima di ritrovare la terra battuta e imboccare la salita verso la foresta di Grausmaurel, in direzione dei Cambrassats. |
|
![]() |
![]() |
Un cartello, piantato sul ciglio della scarpata, indica la direzione di St Côme d’Olt, come un invito a proseguire l’ascesa.
|
Lo scenario diventa spesso maestoso, formando una sorta di tunnel vegetale sotto i grandi carpini e i faggi che giocano con la luce, sospesi tra ombra e chiarore. |
|
![]() |
![]() |
|
La natura qui oscilla tra selvatichezza e armonia. Il suolo, coperto da un tappeto di foglie morte, attutisce i passi e rende più dolce il cammino. Niente più caos di pietre o radici insidiose: il cammino invita a una progressione tranquilla, quasi meditativa, seguendo con naturalezza le curve del rilievo. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Il cammino, ampio e regolare, si addentra dolcemente in una foresta luminosa, quasi ordinata, dove i tronchi slanciati dei faggi si innalzano come un colonnato naturale. La luce filtra in veli leggeri attraverso il fogliame, disegnando sulla terra bruna delicati giochi di ombra e luce. Tutto sembra sereno, come se la foresta stessa offrisse un momento di riposo al camminatore. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Più in alto, però, le pietre tornano a imporsi e riconquistano poco a poco il cammino. |
|
![]() |
![]() |
Poi, come un animale che lascia il proprio rifugio, il cammino esce progressivamente dal bosco. Più in basso, il villaggio di St Chély d’Aubrac si intravede appena, sommerso dal fitto fogliame, mentre più in alto si distinguono ancora i vasti altipiani spogli dell’Aubrac.
|
Il cammino emerge gradualmente dalla vegetazione e raggiunge un piccolo altopiano, dove incontra una tranquilla strada bordata da alti frassini. Compaiono alcuni discreti segni di attività agricola: mucche, per la maggior parte di razza Aubrac, pascolano tranquillamente in modesti appezzamenti. |
|
![]() |
![]() |
|
Il GR65 prosegue quindi quasi in piano, sull’asfalto, in direzione del paesino dei Cambrassats. |
|
![]() |
![]() |
|
Bisogna riconoscere che alcuni finiscono talvolta per stancarsi di questa profusione di verde, di questa dolce anarchia vegetale che solo la natura sa orchestrare. Lo sguardo, alla ricerca di novità, si posa allora con piacere sui Cambrassats: una manciata di case in pietra dai ripidi tetti di ardesia, talvolta così inclinati da sembrare voler toccare il suolo. Si potrebbe pensare al basalto, ma si tratta in realtà di arenaria dalle tonalità variabili, segno che qui si è ormai lasciato il substrato granitico. |
|
![]() |
![]() |
|
Il GR65 lascia presto il paesino attraverso uno stretto sentiero che costeggia l’ultima casa, come se volesse sfuggire discretamente a questo breve ritorno al mondo abitato. |
|
![]() |
![]() |
|
Qui passava un tempo una strada romana, della quale restano soltanto vaghe tracce. Il cammino attuale, stretto e a tratti sassoso, ondula dolcemente su una terra scura, costeggiando in alcuni punti muretti di pietra all’ombra delle latifoglie. Un’attività agricola sopravvive ancora, discreta, ma il territorio resta ampiamente aperto e silenzioso, una terra dove gli uomini non sono mai stati molto numerosi. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Tratto 2: Verso una breve sosta all’Estrade prima di affrontare una lunga discesa, spesso ripida
Panoramica generale delle difficoltà del percorso: nessuna difficoltà fino all’Estrade, poi le pendenze si accentuano progressivamente.
|
Il sentiero prosegue lungo la cresta, sfiorando le siepi in una campagna ormai aperta. Fino all’Estrade, il paesaggio si fa più luminoso e si distende per diversi chilometri, quasi in piano o in leggerissima discesa. Sotto faggi, frassini e querce si estendono prati dove pascola il bestiame. In alcuni punti il cammino stretto ondeggia tra cespugli e felci come una montagna russa; altrove si allarga, offrendo una marcia più libera. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Più in basso, lo sguardo è attratto dalla profonda gola dove serpeggia la Boralde di St Chély, nascosta da una vegetazione lussureggiante. |
|
![]() |
![]() |
|
Poco più avanti, il GR65 raggiunge una strada asfaltata. |
|
![]() |
![]() |
|
Comincia allora una lunga e dolce discesa sull’asfalto, purtroppo, diranno alcuni pellegrini. Eppure, su questo fondo regolare, il passo diventa sicuro, liberato dalla necessità di una vigilanza costante. Lo sguardo può finalmente vagare, aprirsi a orizzonti più ampi e lasciarsi impregnare dalla tranquilla bellezza di questi paesaggi modellati dal tempo e dalle acque. Chi saprà descrivere la pienezza che si prova qui, sia attraversando foreste immemorabili sia camminando nella semplice apparenza della campagna? |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Poi, con grande piacere di molti, il GR65 ritrova presto il sottobosco. Querce, frassini, carpini e faggi ricompaiono, e il cammino torna a essere ciò che sa fare meglio: una larga pista di terra, morbida e poco sassosa, ideale per una camminata serena. |
|
![]() |
![]() |
|
Il cammino indugia ora lungo le siepi, come se volesse assaporare questa campagna più aperta. I castagni diventano sempre più numerosi e, quando le siepi si diradano, lo sguardo si apre verso gruppi di fattorie sparse nel paesaggio. |
|
![]() |
![]() |
|
Qui il cammino è ampio e agevole, serpeggiando nel cuore di una campagna viva, spesso condivisa con il bestiame. Alcuni ciliegi selvatici costeggiano il cammino, aggiungendo una nota delicata a questa scena rurale. |
|
![]() |
![]() |
|
A poco a poco, il percorso si avvicina al paesino dell’Estrade e, come spesso accade nei piccoli insediamenti rurali, la presenza degli animali si fa più evidente: Aubrac e Salers vi mescolano le loro robuste silhouette e le eleganti corna. |
|
![]() |
![]() |
|
Per contrasto, compare qui un segno quasi anacronistico, simbolo dei tempi nuovi: una fattoria moderna ha sostituito la pietra con il cemento. |
|
![]() |
![]() |
|
Non bisogna però aspettarsi di scoprire un vero borgo. L’Estrade è soltanto un piccolo gruppo di grandi case in arenaria, coperte da magnifici tetti in lauze. Nell’Alta Rouergue la geologia differisce da quella dell’Aubrac: qui i terreni diventano più complessi, mescolando calcari e scisti, con ancora qualche traccia di granito o di basalto. Questa diversità si ritrova tanto nei muri delle abitazioni quanto nelle pietre del cammino. |
|
![]() |
![]() |
|
Qui si trova soprattutto una sosta molto gradita: un piccolo punto di ristoro allestito in un antico forno per il pane. Lasciando una modesta moneta in una cassetta, il pellegrino può concedersi una bevanda calda o fresca, oppure qualche biscotto. Questi modesti rifugi sono sempre accolti come veri tesori lungo il percorso. |
|
![]() |
![]() |
|
All’Estrade vi trovate ancora a 830 metri di altitudine, ma appena quattro chilometri più avanti sarete scesi sotto i 500 metri. In altre parole, vi attende una vera e propria picchiata. Il cammino si impegna allora in una lunga discesa continua verso la valle del Lot, seguendo uno stretto promontorio tra la Boralde di St Chély e il discreto torrente del Cancels. Dopo la dolcezza dei campi, la foresta riappare poco a poco all’orizzonte. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
In un primo momento la pendenza resta moderata. La campagna continua ad accompagnare il cammino, insieme al bestiame, lungo le siepi di latifoglie. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Ma dietro una curva del cammino tutto cambia. Si avverte l’arrivo della rottura, come un annuncio silenzioso: la pendenza si afferma con decisione. Come introduzione, il cammino si trasforma in una larga pista coperta di pietre scistose, friabili e instabili. Qui la geologia impone chiaramente il proprio carattere. |
|
![]() |
![]() |
|
La foresta si infittisce progressivamente e il cammino alterna tratti argillosi e scistosi. Su questi terreni capricciosi, dove le pietre richiedono un’attenzione costante, lo sguardo finisce per fissarsi sul suolo, dimenticando quasi la ricchezza del sottobosco. Tutt’intorno, infatti, si estendono foreste generose, dove prosperano in particolare i castagni selvatici. |
|
![]() |
![]() |
Tratto 3: Una lunghissima discesa verso il torrente di Cancels
Panoramica generale delle difficoltà del percorso : discesa ripida e faticosa, con pendenze comprese tra il 10% e il 20%, spesso su terreni sassosi fino al torrente di Cancels.
|
Esistono tratti del Cammino di Santiago che sembrano voler mettere alla prova tanto la pazienza quanto le gambe. Questo ne fa indubbiamente parte. Alcuni pellegrini vi si abbandonano con entusiasmo, altri vi si scontrano con stanchezza. Il sentiero si avvolge in ampie spirali, moltiplicando le deviazioni in un paesaggio pietroso, dove una vegetazione strisciante si aggrappa al terreno e dove i boschi di latifoglie chiudono progressivamente l’orizzonte. Quanto alla pendenza, non ha nulla di trascurabile. |
|
![]() |
![]() |
|
Spesso il cammino procede all’interno di una foresta compatta, quasi impenetrabile allo sguardo. |
|
![]() |
![]() |
|
Più in basso, però, il paesaggio concede qualche respiro: alternanze di boschi profondi e fugaci radure, come altrettante pause in questa discesa impegnativa. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Tra faggi e querce, sono ormai i castagni a imporsi con decisione, loro che sull’altro versante della collina sembravano quasi assenti. Alcuni, probabilmente più volte secolari, costeggiano il cammino con la gravità di antichi guardiani. Si ergono come pilastri naturali o, meglio ancora, come pietre miliari di un itinerario che sembra non dover finire mai. In certi punti, i loro rami nodosi si intrecciano formando archi tormentati che graffiano il cielo sopra le teste. Ai loro piedi, i sottili noccioli e i carpini intrecciano i propri rami in un groviglio fitto, una vegetazione viva e indisciplinata. |
|
![]() |
![]() |
|
Più in basso, il cammino si libera per un momento dall’abbraccio della foresta e ritrova la luce delle radure. A metà discesa, la valle del Lot si lascia intravedere, ancora lontana, quasi irreale nella sua distanza. Poi, senza preavviso, il cammino sfiora nuovamente prati delimitati da fili spinati prima di rituffarsi nell’ombra. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
E presto si ritorna nella foresta, ancora più fitta. Rari coni di pino punteggiano talvolta il terreno, discrete tracce di qualche conifera sparsa in questo universo dominato dalle latifoglie. |
|
![]() |
![]() |
|
Man mano che si scende, l’umidità si fa sempre più presente. Il cammino si inoltra in una penombra umida dove il terreno, argilloso e sabbioso, si impregna d’acqua e di vita. Si tinge di verde, si incava o si gonfia secondo i capricci della pioggia, come una spugna vivente. Le felci si adagiano in morbidi tappeti lungo le scarpate, mentre i tronchi di noccioli e castagni si ricoprono di uno spesso muschio lanoso che ricorda piccole alghe immobili. Altri muschi, più fini, pendono in filamenti come chiome bagnate, quasi organiche, evocando gorgonie marine arenate nella foresta. |
|
![]() |
![]() |
|
A ogni istante si crede di essere arrivati alla fine della discesa. Ma il cammino sfugge continuamente: ogni curva ne richiama un’altra e la pendenza, sempre severa, sembra non voler mai concedere tregua. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Infine, in fondo alla valletta, sotto una volta di alberi così fitta da evocare un tunnel d’ombra, si ode un fragore. È il Cancels, torrente vivace e selvaggio che si raggiunge finalmente. Qui le acque dell’Aubrac, le “boraldes”, nate dai ruscellamenti dell’altopiano, hanno abbandonato la loro quiete d’altura per lanciarsi in profonde incisioni del terreno, precipitandosi lungo pendii scoscesi verso la valle del Lot. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
Sul fondo della valle, il cammino attraversa il torrente tramite un antico ponte la cui origine risalirebbe all’epoca di Francesco I, successivamente restaurato per le sue battute di caccia in Aubrac. In quel tempo, i soggiorni reali mescolavano probabilmente qualche visita devota a una passione ben più marcata per la caccia alla selvaggina, in particolare ai cinghiali, che costituivano la vera fama di queste terre.
|
Nel bosco di Cave Combe, la vegetazione diventa talmente esuberante da sembrare talvolta voler inghiottire il cammino stesso. Quando quest’ultimo lascia l’asfalto per avventurarsi sotto la copertura forestale, diventa quasi esitante, difficile da seguire, come assorbito da questa profusione di vita. A dire il vero, in questi luoghi si prova talvolta un forte desiderio di uscirne. La natura è rigogliosa, quasi invasiva. Si dice che anche le vipere vi trovino un habitat ideale: meglio mantenere sempre alta l’attenzione. Dal ponte, il GR65 si concede una breve tregua sulla strada, ma si tratta soltanto di una transizione fugace prima di rituffarsi in questa lussureggiante natura selvaggia. |
|
![]() |
![]() |
|
A un certo punto si presenta un’alternativa: seguire la strada per raggiungere St Côme-d’Olt. Ma il GR65, fedele al suo spirito vagabondo, preferisce spesso le deviazioni e gli itinerari inattesi. Sale allora con decisione verso La Rozière, dove, tra gli scisti, una fonte attende il camminatore. La scelta vera e propria si presenta solo poco più avanti, dopo l’attraversamento della Boralde di St Chély. Qualunque sia l’opzione scelta, bisognerà però prima affrontare un tratto in cui un sentiero quasi si dissolve nell’erba alta, inghiottito da una fitta vegetazione nel fondo della valletta. |
|
![]() |
![]() |
|
Poco dopo, il GR65 ritrova la strada per attraversare la Boralde di St Chély, come una pausa prima di proseguire. |
|
![]() |
![]() |
|
Lungo questo tratto, l’umidità è onnipresente e la valle, profondamente incassata, impone agli alberi una postura singolare: sembrano ergersi sulle proprie radici, come per cercare più in alto la luce del sole. Qui i frassini regnano da giganti, superando ampiamente querce, faggi, carpini, aceri e castagni. Eppure sembrano risparmiati da un flagello proveniente dall’Est, il Chalara fraxinea, quel temibile fungo che penetra attraverso le foglie e il colletto della pianta fino a condannare i frassini. Qui, fortunatamente, non ha ancora lasciato tracce evidenti. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Dal torrente, il GR65 prosegue la sua salita lungo la strada, sempre avvolto da questa vegetazione lussureggiante, fino al punto in cui un sentiero se ne distacca per risalire nella foresta. È qui che si presenta dunque l’alternativa: continuare verso St Côme-d’Olt lungo la strada oppure accettare lo sforzo e dirigersi verso La Rozière. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
STratto 4: Un percorso spezza-gambe fino a St Côme d’Olt
Panoramica generale delle difficoltà del percorso : continui saliscendi, spesso molto pronunciati, a meno che non si scelga di seguire la strada.
|
Per coloro che sono tentati dalla facilità, la strada non tarda a uscire dalla foresta, dopo alcune curve percorse sotto la copertura degli alberi. Attraversa i paesini di Martillergues e della Ragaldie, dove belle case in pietra ricordano la continuità della vita in questi luoghi, prima di raggiungere senza difficoltà l’ingresso di St Côme-d’Olt. Il percorso è quasi pianeggiante, senza sorprese né sforzi particolari. Ma naturalmente voi siete tra coloro che camminano in modo diverso, veri pellegrini per i quali la salita non è mai un ostacolo, ma un invito. E non sarà certo l’ascesa verso La Rozière a farvi cambiare idea. Si presenta subito piuttosto ripida, lungo un cammino incassato che si inoltra sotto i grandi alberi, bordato da cespugli e noccioli. |
|
![]() |
![]() |
|
Per molto tempo il cammino sembra esitare tra l’ombra del sottobosco e la luce delle radure. A volte morbido e regolare, levigato dalla terra ocra battuta, altre volte rude e irregolare, disseminato di grandi pietre, impone il proprio ritmo al camminatore. Di tanto in tanto compaiono alcuni abeti rossi e pini, discreti, nel mezzo del dominio delle latifoglie. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
In questa natura densa, quasi indomita, le felci crescono in ciuffi così folti e alti da sembrare giovani arbusti. E sempre, instancabilmente, castagni, faggi, carpini, querce e frassini accompagnano il cammino, come altrettante guide silenziose. |
|
![]() |
![]() |
|
Man mano che il cammino sassoso sale, lo sguardo riesce talvolta a fuggire tra i rami, scoprendo a frammenti lembi di prati e soprattutto quella profusione di castagni che riveste la collina con un mantello fitto e quasi continuo. |
|
![]() |
![]() |
|
Infine la salita si addolcisce. Il cammino raggiunge La Rozière, un paesino discreto che si intuisce più di quanto si veda, tanto sembra fondersi con la vegetazione che lo avvolge. |
|
![]() |
![]() |
|
La Rozière è un paesino singolare, quasi fuori dal tempo, composto da antiche abitazioni costruite con grandi pietre calcaree e scistose, come piegate sotto il peso degli anni. Tutto sembra evocare l’abbandono. È probabile che nessuno vi abiti più stabilmente. Un contadino incontrato poco più in basso ci ha confidato che ormai sono rimasti soltanto in due, sopravvivendo grazie a un modesto allevamento e ai limitati sussidi europei. Eppure il luogo non è deserto per tutti: molti pellegrini vi fanno volentieri sosta lungo questo muro da cui sgorga un rubinetto d’acqua fresca, un’offerta semplice ma preziosa. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Probabilmente il postino non si avventura fin qui ogni giorno. Eppure, in questo punto, vi trovate a soli tre chilometri e mezzo da St Côme-d’Olt, e già il mondo sembra essersi allontanato. |
|
![]() |
![]() |
|
Il cammino attraversa il paesino in fretta, come sospinto dal vento, senza soffermarvisi davvero. |
|
![]() |
![]() |
|
Ben presto, un sentiero sassoso si inoltra in un sottobosco fitto e profondamente ombreggiato, per scendere verso un piccolo affluente della Boralde di St Chély. Qui le querce riprendono il loro predominio, imponendo una presenza più massiccia. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Dopo il discreto attraversamento del ruscello, il sentiero risale sull’altro versante tra grossi sassi, sempre immerso in questa vegetazione lussureggiante fatta di latifoglie ed erbe alte. |
|
![]() |
![]() |
|
La salita resta breve e presto compaiono alcune case isolate, più recenti, che hanno abbandonato la pietra da taglio per materiali moderni, come un discreto segno del cambiamento dei tempi. |
|
![]() |
![]() |
|
Poi il cammino si addolcisce. Si sviluppa quasi in piano, in una leggera polvere, su un piccolo altopiano dove serpeggia attraverso i prati. Sopra di esso, antenne e linee ad alta tensione disegnano nel cielo le loro sagome tese. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Poco dopo, il cammino inizia la sua discesa verso la pianura, scivolando lungo le siepi che scandiscono il paesaggio agricolo. Qui tutto sembra consacrato ai prati; nessuna coltivazione interrompe questa impressione di sovranità dell’erba. |
|
![]() |
![]() |
|
Man mano che ci si avvicina a Cinqpeyres, lo sguardo si spinge più lontano: più in basso appare St Côme-d’Olt, riconoscibile dalla silhouette slanciata del suo campanile. Intorno, noci e alberi da frutto annunciano una terra più addomesticata, più abitata. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
L’attraversamento di Cinqpeyres avviene sull’asfalto, tra belle case in pietra lavorata che conferiscono al villaggio un aspetto decisamente contadino, semplice e solido. |
|
![]() |
![]() |
|
Il GR65 prosegue il suo percorso attraverso il villaggio, avvicinandosi alla strada dipartimentale che collega Laguiole a Espalion. All’ombra di frassini e noci, presso una croce discretamente posata come un antico punto di riferimento, il percorso sembra concedersi un attimo di pausa. |
|
![]() |
![]() |
|
Ma non si trattiene a lungo sulla strada: molto presto la lascia per imboccare un sentiero stretto, incassato tra muretti ed erbe alte, ritrovando quella natura un po’ selvaggia, quasi indisciplinata, che sembra essergli più familiare. . |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Questa incursione dura poco e il cammino ritrova presto l’asfalto, sfiorando il paesino della Rigaldie. |
|
![]() |
![]() |
|
Qui la presenza umana torna a farsi più evidente: le abitazioni si fanno progressivamente più numerose, segno che ci si avvicina alla periferia di St Côme-d’Olt. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Arrivando al borgo, è la Cappella dei Penitenti a catturare per prima lo sguardo, come una soglia carica di storia. Un tempo chiamata Saint-Pierre de la Bouïsse, costituisce il monumento più antico della città, le cui origini risalgono all’XI secolo. Sorgeva vicino a un ospizio dedicato ai santi Côme e Damiano, due fratelli gemelli, medici, infermieri e martiri della fine del III secolo. Questo ospizio accoglieva e curava i pellegrini provenienti dall’Aubrac e trasmise il proprio nome al villaggio stesso, poiché san Côme divenne il patrono dei medici. La chiesa rimase parrocchiale fino al XVIII secolo, nonostante l’esistenza di un altro edificio religioso concorrente. In seguito fu affidata alla confraternita dei Penitenti Bianchi, motivo per cui oggi è conosciuta come “Cappella dei Penitenti”. |
|
![]() |
![]() |
|
St Côme-d’Olt, che conta circa 1.300 abitanti, si sviluppa in un borgo quasi circolare che conserva una profonda impronta medievale. Le antiche mura sono state inglobate nelle abitazioni e costituiscono oggi le facciate esterne delle case rivolte verso il fiume. Il cuore della città disegna una sorta di grande ferro di cavallo, punteggiato da piccole piazze organizzate attorno alla chiesa e al centro storico. Alcune antiche porte consentono ancora l’accesso alla cittadina, ricordandone il passato difensivo. Classificato tra i più bei villaggi di Francia, il luogo possiede un fascino indiscutibile. |
|
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
|
Le sue strette viuzze, le sue stradine talvolta tortuose, le sue piazzette intime e le sue case fiorite compongono uno scenario vivo e armonioso. Vi si scoprono anche splendide dimore, alcune delle quali risalgono al XVI secolo, silenziose testimoni di un’antica prosperità. |
|
![]() |
![]() |
|
Nel XII secolo, i signori di Calmont d’Olt dominavano tutta la regione dal loro castello principale, arroccato sopra Espalion. Possedevano qui una residenza signorile, più volte modificata nel corso dei secoli. Questo edificio ospita oggi il municipio, situato vicino alla chiesa, prolungando in un certo senso la continuità del potere e della vita locale. |
|
![]() |
![]() |
|
Nel XIV secolo, il castello dei signori di Calmont d’Olt possedeva anche una cappella in questo luogo. Divenuta troppo piccola con il passare del tempo, venne ampliata fino a dare origine all’attuale chiesa dedicata ai santi Côme e Damiano. In questa piccola città medievale dal fascino intatto, lo sguardo viene immediatamente catturato dal campanile torto della chiesa gotica, costruita nel sontuoso stile fiammeggiante del XVI secolo. Esso si innalza sopra i tetti in “lauze”, quelle pietre piatte di scisto, ardesia, gneiss o basalto che conferiscono alla città una tonalità minerale e austera. Le porte della chiesa, massicce, scolpite nel legno di quercia e irte di chiodi in ferro battuto, sembrano custodire gelosamente i propri segreti. Poiché l’edificio è chiuso, il suo interno resta sconosciuto, ma la sua presenza si impone ovunque: da qualunque punto del villaggio ci si trovi, il campanile accompagna lo sguardo come un riferimento costante. |
|
![]() |
![]() |
|
E poi, proprio accanto alla chiesa, si erge l’incredibile e quasi leggendario gîte del Roumiou. Le sue finestre strette, simili a feritoie, conferiscono all’edificio un aspetto misterioso, come se custodisse tra le sue mura racconti antichi. È una delle perle più rare del Cammino di Santiago in Francia. Le possibilità di alloggio e di ristorazione restano tuttavia piuttosto limitate nel borgo, ricordando che qui l’essenziale non è forse il comfort, ma l’esperienza stessa del luogo. |
|
![]() |
![]() |
Logements sur la Via Podiensis
- Gîte de Lestrade***, L’Estrade ; 06 75 59 00 91 ; Gîte, repas, petit déj.
- Camping Belle Rive**, St Côme d’Olt ; 06 98 22 91 59 ; tentes, cabanes, cuisine
- Accueil chrétien La Casa de Anne, 8 Rue Malhat, St Côme d’Olt ; 06 37 20 96 76 ; Gîte, repas, petit déj., cuisine
- Gîte La Halte d’Olt, Lucie Guiral, 15 Route de Boraldette, St Côme d’Olt; 06 76 26 69 89/06 79 08 38 72 ; Gîte, repas, petit déj.
- Gîte Antidote, Laurent (pèlerin), 22 Chemin des Plantiers, St Côme d’Olt; 06 41 90 62 89 ; Gîte, repas, petit déj.
- Couvent de Malet, Espace Angèle Merici**, St Côme d’Olt; 05 65 51 03 20 ; Gîte, repas, petit déj.
- Gîte del Roumiou, Sophie e Gaétan (pèlerins),12 Rue Crémade, St Côme d’Olt; 06 35 59 16 05 ; Gîte, repas, petit déj.
- Les Jardins d’Éliane, 3 Avenue d’Aubrac, St Côme d’Olt; 05 65 48 28 06/06 82 64 04 49 ; d’hôte, repas, petit déj.
- La Bisquine de Jean, 8 Place de la Porte du Théron, St Côme d’Olt; 06 81 07 43 31 ; d’hôte, repas, petit déj.
- Au Pont d’Olt, Cintia et Alex, 25 Av. de St Geniez, St Côme d’Olt; 06 52 46 24 20 ; d’hôte, repas, petit déj.
Si l’on fait l’inventaire des logements, il n’y a que 10 lits à L’Estrade. A St Côme d’Olt, il n’y a que 100 lits. Le nombre de pèlerins sur la Via Podiensis se situe généralement entre 100 et 200 personnes. La situation est donc délicate. Réservez donc, sinon il faut aller plus loin, à Espalion, ce que font de nombreux pèlerins.
D’année en année, le Chemin de Compostelle se transforme, se réinvente au gré des saisons et des pas des pèlerins. Certains hébergements ferment leurs portes tandis que d’autres, modestes ou inattendus, voient le jour. Il serait dès lors illusoire de prétendre en établir une liste immuable et exhaustive. Celle-ci ne recense que les logements situés directement sur l’itinéraire ou à moins d’un kilomètre de celui-ci. Cette sélection a été actualisée en 2026 ; elle ne devrait donc pas connaître de bouleversements majeurs dans les prochaines années. Pour qui souhaite aller plus loin, un seul ouvrage fait figure de référence incontournable : Miam Miam Dodo, aisément accessible en ligne. Ce guide, dont le mérite essentiel réside dans sa mise à jour annuelle, ne se limite pas aux hébergements du tracé strict, mais mentionne également des adresses en dehors du parcours, comme ressource précieuse lorsque l’affluence rend les étapes plus incertaines. On y trouve en outre une mine d’informations pratiques : bars accueillants, restaurants de passage et boulangeries providentielles, autant de haltes qui ponctuent le voyage. À cette cartographie traditionnelle s’ajoute désormais une présence devenue incontournable : Airbnb. Cette plateforme s’est imposée comme une référence majeure dans le paysage touristique, y compris dans les régions les plus discrètes ou les moins favorisées. Toutefois, comme chacun le sait, les adresses exactes n’y sont pas directement visibles, ce qui suppose une certaine anticipation. Car sur le Chemin, trouver un lit à la dernière minute relève parfois du hasard heureux. Mais le hasard, par nature, ne saurait constituer une stratégie. Il est donc vivement recommandé de réserver en amont. Enfin, lors de vos démarches, prenez soin de vous renseigner sur les possibilités de repas ou de petit-déjeuner : ces détails, en apparence anodins, peuvent grandement adoucir une étape.
Si l’on dresse l’inventaire des capacités d’accueil, on dénombre environ 125 lits sur l’étape. La fréquentation de la Via Podiensis oscille généralement entre 100 et 200 marcheurs : dans ces conditions, cette étape pose de sérieuses difficultés, sans précaution préalable, si forte affluence. En cas d’échec, il faut continuer sur Espalion, ce que font aussi de nombreux pèlerins qui vont d’une traite de St Chély d’Aubrac à Espalion.
Ces itinéraires, qui serpentent à travers des territoires souvent peu densément peuplés, offrent peu de commerces. Les restaurants y sont rares, tout comme les épiceries, et celles-ci prennent souvent la forme de modestes dépôts de pain, proposant quelques légumes et produits laitiers. Dans cette étape, il n’y a qu’une halte bienveillante à L’Estrade. Il y deux points d’eau, un à l’Estrade, l’autre à La Rozière. À l’arrivée, St Côme d’Olt offre tout le confort d’une petite ville disposant de l’ensemble des commerces nécessaires. Enfin, de nombreuses entreprises proposent des services de transport de bagages ou de rapatriement vers le point de départ. Parmi elles, une s’impose comme une référence incontournable : La Malle Postale.
Sentiti libero di aggiungere commenti. Questo è spesso il modo in cui sali nella gerarchia di Google e come più pellegrini avranno accesso al sito.
![]() |
Tappa prossima : Tappa 7: Da Les Gentianes a Nasbinals |
![]() |
Torna al menu |































































































































































































































